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Non chiedetevi cosa può fare la Sampdoria per voi, ma cosa voi potete fare per la Sampdoria. Gli uomini vincenti trovano sempre una strada, i perdenti una scusa(Dalla conferenza stampa di presentazione di Mihajlovic del 21 novembre 2013)

 

125950307-4bc2e5a1-f911-4cca-bf13-b2ca31df29a4Premettendo che il calcio dei nostri giorni, e soprattutto quello italiano, vive un momento di noia e banalità, dove troneggiano solo gossip e polemiche, un personaggio come Sinisa Mihajlovic non può non entusiasmare un qualunque tifoso. Sarà la sua indole di serbo focoso oppure l’attaccamento al “maestro” Boskov, sta di fatto che, a questa Italia calcistica, un uomo della personalità di Sinisa fa solo bene: perché è ammirevole per le “perle di saggezza” che regala regolarmente e poi perché è capace di allenare, e i risultati in blucerchiato sono dalla sua. Ha esordito nella conferenza stampa di presentazione con la frase “plagiata” da JFK: «Io sono un sampdoriano», e c’è da giurare che Genova sia veramente la città che più ama, nonostante la convinzione con cui si è stretto al collo i colori rossoazzurrobluneroviola di Inter, Catania, Fiorentina e Bologna. Dopotutto Sinisa sposerebbe appieno le parole di Paolo Conte che cantava che «quella gente che c’è lì, in fondo in fondo è come noi selvatica», e lui è un selvaggio, o «un randagio» (per rimanere sulla canzone resa famosa anche da Bruno Lauzi), che ama talmente tanto il capoluogo ligure da riuscire a trasmettere a giocatori non eccelsi, mi perdonino i vari Mustafi, Renan e Okaka, una carica emotiva e una grinta che ben poche altre squadre in Italia hanno.

Miha è così: sembra un uomo istintivo, e il suo curriculum vitae parla di episodi più e più volte rimarcati con Vieira e in favore di Arkan, poi in conferenza stampa lo trovi a parlare di Dante con un rispetto e una pertinenza degni di Charles Southward Singleton. 99afab07ddd9b06f58ca614c2388622b_58031Cita il sommo poeta, memore dei suoi non troppo convincenti trascorsi a Firenze, anche se poi per la Sampdoria veste i panni del vate Virgilio, che conduce i suoi giocatori oltre le fiamme delle infernali bolgie della salvezza, ricostruendo la «Chiesa che nel derby d’andata era stata rasa al suolo». Ma chi crede di avere davanti un allenatore diverso da quello che in campo lo portava a prendersi a testate con Ibrahimovic si sbaglia di grosso, e lo si nota dall’importanza che il tecnico serbo dà a tutto l’aspetto emotivo e alla voglia di giocare dei calciatori; capita così che quelli che fino al giorno prima erano “fratelli”, per emulare il modo con cui Ulisse chiamava i suoi compagni nel XXVI canto dell’Inferno, improvvisamente (dopo aver capitolato bruscamente a Bergamo) diventano né giocatori né uomini e soprattutto dei «senza palle» agli ordini di un mister «iracondo e incazzato». Quasi a sottolineare come non bastino le belle parole dei media e le prestazioni maturate nelle precedenti partite per continuare a vincere e per fare degli “uomini veri”, perché prima di tutto «non si devono mettere gli obiettivi personali davanti, qui c’è solo il presente e la Samp».

È questo Sinisa Mihajlovic: un allenatore anomalo per il calcio italiano odierno, un uomo genuino per tutti, uno che per retorica ricorda Mourinho, ma è cresciuto come secondo di Mancini; uno che in campo calciava punizioni di sinistro all’incrocio, mentre fuori dal campo esterna citazioni colte e critiche in primis per i suoi giocatori. 63022fbb98620de260f8270b2dd77c2b-kdGF-U1030127164080LMC-568x320@LaStampa.itIl tecnico blucerchiato ci restituisce un modello di allenatore che da tempo mancava in Italia, un mister che possiede una brillante capacità di comunicare sia con la stampa che con i suoi giocatori, un professionista che fa delle critiche il primo punto da cui ripartire per sé e per la squadra con l’obiettivo di fare il bene della Samp prima di consumare le sue “vendette personali”. Su questo punto Sinisa si differenzia in maniera abissale da Antonio Conte, altro mister che fa della comunicazione una delle sua armi migliori. Colpisce del mister bianconero la polemica continua che crea dopo le vittorie contro i presunti nemici della sua squadra, critica che a lungo andare spazientisce anche gli stessi sostenitori della Signora. Nessuno va contro allo straordinario lavoro che il tecnico leccese ha fatto in questi anni, vengono solamente sollevati dei dubbi su alcune scelte, come quella di prediligere il raggiungimento dei 100 punti in campionato alla vittoria europea (che a Torino manca da 18 anni!). Piccoli punti di vista e nulla di più, non si cerca di cospirare contro la Juve come spesso Conte crede. Se guardasse e sentisse il “kennedyano” Mihajlovic forse imparerebbe un pizzico di umiltà e di autocritica in più che potrebbero renderlo ancora più grande.

La conferenza stampa “dantesca” di Mihajlovic pre Atalanta-Sampdoria:

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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