beaver creek

Riparte la stagione sciistica, e non poteva dunque mancare la rubrica del nostro Luigi Bottecchia. Quest’anno andremo alla scoperta delle leggendarie piste che scandiscono la Coppa del Mondo, dei loro segreti, e dei grandi campioni che ne hanno fatto il tempio delle loro imprese.

Ci sono piste e piste. Ci sono piste da sci che sono normali, non anonime, ma certamente che non incutono alcun timore a sentire il loro nome. Ci sono però altre piste che solo a immaginarsele fanno tremare le gambe. Quando le vedi il tremore parte dalla punta del piede e, lentamente ma costantemente, percorre tutto il corpo fino ad arrivare, nel 99% delle persone, fino alla testa. A quel punto è quasi impossibile confrontarsi ad armi pari con queste piste; non ci si riesce, a vincere sono loro. Sono un po’ come i falchi pellegrini: una volta adocchiata la preda iniziano a seguirla non perdendola mai d’occhio. Seguono una spirale logaritmica nella loro discesa verso la preda, e a quando arrivano a pochi metri è ormai troppo tardi, la cena è servita. Così è per queste piste: un vortice imponente che non ti lascia scampo.

Miller of the U.S. celebrates his second place finish in the men's World Cup Giant Slalom ski race in Beaver CreekVicino ad Avon, in Colorado (USA), sorge uno dei comprensori sciistici più famosi al mondo: quello di Beaver Creek. Lo scorso anno si sono tenuti perfino i Mondiali di sci, e al suo interno contengono un gioiellino invidiato da mezzo mondo sciistico: la Birds of Prey che, guarda il caso, significa proprio “uccelli rapaci”. È una pista unica, inimitabile. Il cancelletto di partenza situato a 3483 m s.l.m.; si può, in pratica, toccare il cielo con un dito. È un po’ come essere padroni del mondo, la vista si perde nella distesa di neve e monti che ti circonda e la testa viaggia tra le nuvole come una piuma spinta dal vento. Poi però abbassando lo sguardo si rischiano le vertigini. In 2691 metri se ne fanno quasi 760 di dislivello. Numeri da capogiro e che rendono solo in parte l’idea di quanto sia impegnativa la pista; per aiutarsi un po’ si può aggiungere, a questi numeri, la pendenza media che è di ben 27%, con punte che sfiorano il 50%. Un muro che solo ad immaginarselo non fa tremare solo le gambe ma anche le punte dei capelli. È evidente come questa non sia una pista normale, ed è altrettanto evidentemente che non è per gente normale; insieme alla Streif di Kitzbuhel e alla Stelvio di Bormio, è sicuramente la più impegnativa di tutto il circo bianco. È una pista relativamente giovane (nasce nel 1997) ma non per questo ha poca storia. A pennellare le sue curve, i suoi punti più infidi, ci hanno provato in molti e il primo a riuscirci fu un italiano. Un ragazzo che come la Birds of Prey non era del tutto “normale”, un ragazzo di Cortina, Kristian Ghedina, che ha passato la vita in quella sottile linea tra follia e vittoria. Più di lui sono però altri due atleti che hanno lasciato il loro segno indelebile tra le porte della pista americana. Uno di questi è nientemeno che Bode Miller. Uno per il quale follia è la parola più giusta da affiancare al suo nome.

Alpine Skiing: FIS World Championships-Men's Super GLa storia di Bode ve la avevo già raccontata qui, ma basti ricordare che nasce da due genitori hippie e cresce in una casa dispersa nelle foreste del New Hampshire. Gli sci ai piedi inizia ad averli molto presto, e da subito si nota che il ragazzo ha un talento importante. Non bellissimo da vedere, non con una tecnica sopraffina, ma con una classe e una pazzia che lo hanno reso fin da subito velocissimo. Così passano gli anni e con essi Bode comincia a fare gare fino ad arrivare in Coppa del Mondo, dove inizia a gareggiare nelle discipline più tecniche. Dopo un infortunio torna, e si accorge di avere una predisposizione naturale per la velocità. La stagione 2004/2005 è quella della definitiva consacrazione, quella che inizia con 4 vittorie e un secondo posto nelle prime cinque gare, e finisce con la vittoria in classifica generale e di Super-G . È anche la stagione nella quale inizia la storia d’amore tra Bode e la Birds of Prey, con la prima vittoria battendo di soli 16 centesimi il connazionale Rahlves. È forse il momento in cui si capisce che sarà la stagione di Bode. Come se fosse una consacrazione dovuta per poter poi raggiungere la sfera di cristallo più importante. Un’investitura che non si dimenticherà mai, portandolo a dire, nel 2011 dopo la terza vittoria sulla pista americana “se potessi sciare sempre qui, senza nessun’altro, mollerei la Coppa del Mondo in un secondo”.

bodeUn’affermazione importante, figlia dell’incredibile feeling tra la pista e lo stesso Bode. Feeling che non si ferma al 2004 ma prosegue nel 2005 con un secondo posto e nel 2006 con la seconda vittoria nella celeberrima neve del Colorado. Sotto una fitta nevicata Bode lascia libero spazio alla sua classe riuscendo a disegnare linee impensabili e portando a casa una vittoria incredibile. Non ha paura Bode, non l’ha quasi mai avuta, però anche lui è umano, e di fronte alle pendenze della Birds of Prey anche a lui sono tremate le gambe. A differenza degli altri è però riuscito a fermare il tremolio prima che esso raggiungesse la testa. È il 2011 quando si presenta al cancelletto “abbastanza nervoso, sapevo che per battere chi era già sceso e riuscire ad avere una chance di vincere, avrei dovuto prendere rischi importanti” . Ed è qui che si vede immediatamente la differenza tra i campioni e i bravi sciatori. Bode non si lascia sconfiggere dal nervosismo nonostante abbia un’età, 34 anni, per la quale prendersi rischi “è sempre più difficile, devi avere la grande volontà di combattere questa battaglia perché, nella tua testa, non è bello”. Bode scia in un modo unico, tanto che un articolo uscito qualche giorno dopo la gara dice “Bode took maximum risk, butskied a flawlessrun” (“ha corso rischi incredbili, ma ha sciato una gara perfetta”). Una gara così perfetta che lo ha portato a battere per soli 0.04 secondi lo svizzero Beat Feuz. Una gara talmente entusiasmante che Bode, dopo la vittoria, dirà “Amo sciare nel modo in cui ho fatto oggi. Quando ho attraversato il traguardo ero al 100% soddisfatto ed è bello quando ciò coincide con una vittoria. Era una tattica quella di correre tutti quei rischi, ma in questa pista è necessario farlo. Ho tenuto il piede sul gas lungo tutta la pista”. Rischi incredibili che però lo hanno portato ha vincere, rischi che però, 7 volte su 10, non pagano; e a confermarlo è lo stesso Bode: “puoi rischiare così 10 volte, ma solo 2 o tre andrà bene, le altre 6 finisci nella rete…e la settima, beh, vai all’ospedale.”

Bode Miller però è riuscito a rischiare e a vincere, è riuscito a non piegarsi alle pendenze di una pista unica e, soprattutto, è riuscito a sciare felice. E grazie a questa felicità è riuscito a scrivere la storia di uno sport unico, perché quando dici “sono molto felice. A volte è solo questione di vincere, altre è solo come scii. Questa volta, ho sciato bene come non avevo quasi mai fatto” allora hai vinto di diritto. Perché citando il titoli della sua autobiografia: “Bode: Go Fast, Be Good, Have Fun”.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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