buffa black jesus

buffa black jesusCerte volte l’atmosfera serve più nella descrizione che nella realtà. Penso che mai nessuno, oggi, si ritrovi la sera davanti ad un camino acceso e con le luci spente ad ascoltare, inebriato di profumo di legna bruciata e dal suono di parole cadenzate, i racconti di un vecchio saggio di famiglia, che tra esperienze vere di vita ed abile capacità narrativa narra ed insegna. Però quest’immagine, questo quadro, trasmette un certo tipo di emozioni, una determinata atmosfera, e quando si parla di alcuni libri è basilare, assolutamente necessario, riuscire a trasmettere ciò che si prova durante la lettura agli altri. Ecco perchè nascono queste descrizioni, ecco perchè davanti a quel camino acceso non ci siamo mai stati realmente, eppure ogni volta che ce ne parlano per noi è un deja vù.

“Black Jesus” è un libro che necessita del camino e delle parole lente del vecchio saggio. È una piccola chicca, non per tutti, ma per tanti. Federico Buffa, l’autore, è, per gli amanti del basket americano, ma non solo, poco sotto il livello leggenda ma appena sopra quello del mito inarrivabile. Quando parla, Buffa, intreccia le parole dando vita a un fluire di immagini più che di concetti e storie. La sua mente, scalpellata da anni di studio mnemonico di leggi e codici e rafforzata dal cemento della lunga esperienza giornalistica, è oggi un contenitore senza fine di aneddoti, nomi, date, luoghi e, soprattutto, sensazioni. Lui ha scoperto l’America e non l’ha mai lasciata, ma ha voluto regalare, negli anni, tanti piccoli pezzi di essa a chi aveva il tempo e la voglia di leggerlo ed ascoltarlo. Scrive come parla, giocando con le parole e dimenticandosi talvolta che i lettori non sono proprio la stessa cosa degli interlocutori: i primi, spesso, si imbattono in te, i secondi invece te li puoi scegliere. Ma nel momento in cui tu, lettore, riesci a sfrondare un pò l’oratoria eccessivamente loquace dell’avvocato, ti ritrovi davanti all’Eden sportivo: questo è “Black Jesus”.

Da almeno dieci anni attendo con trepidazione un romanzo di Buffa, ma nell’attesa (purtroppo vana molto probabilmente) questo cocktail di storie di basket dimenticato sono un fantastico concentrato narrativo. L’autore non inventa, semplicemente cesella con abilità dialettica artigiana tutta italiana storie vere di un’America che, nonostante passino gli anni, esiste sempre, quella dura fatta di droga, di botte, di sfide con la vita ambientate in ghetti o grandi città che oramai non sono altro che un unico, enorme, contenitore di esistenze gettate. Non narra i successi, lui narra le sconfitte, umane prima che sportive. Non racconta dei Jordan o dei James, dei Bryant o dei Bird, preferisce parlare di chi il talento ce l’aveva nel cuore, ma non ha potuto regalarlo al mondo. “Mi attraggono le storie di chi al bivio prende sempre la strada sbagliata” ha dichiarato parlando del suo libro, che alla fine è proprio questo: un insieme di chi poteva essere storia, ma ha preferito, o è stato costretto, a restare leggenda. Qualcosa di mitico, anapodittico, inconfutabile perchè non dimostrabile. Rimangono quindi, di queste leggende, i racconti, le parole di chi dice di esserci stato, di aver visto, di aver sentito. Rimangono, sparpagliati per città o quartieri, nomi, date, ricordi e tante, tantissime emozioni che Buffa ha deciso di mettere insieme e raccontare. Talvolta, per fare ordine in tutto questo gran marasma, ci mette tre pagine, altre volte dieci parole, ma alla fine i concetti, e soprattutto le storie, passano, arrivano e rimangono.

federico buffaNon è un libro per tutti, e non perchè amo fare il lettore di nicchia, l’amante del “che te lo spiego a fare che tanto non capisci!”, ma perchè effettivamente il taglio enciclopedico che tende a dargli l’autore può stancare, può portare a dimenticarsi, tre o quattro pagine dopo, quello di cui si stava parlando prima. È un neo, ma tipo quello di Cindy Crawford: non ci fosse non sarebbe la stessa cosa. Il basket, alla fine, c’entra poco nel complesso, perchè il basket vero, quello americano, non è solo show televisivo, ma è in primis filosofia di vita, di strada, show umano, e quindi da tutti comprensibile, da tutti percepibile se non sportivamente parlando almeno umanamente. Non è un libro per tutti, ma è per tanti, cioè tutti quelli che accettano di passare una serata diversa, non davanti alla televisione o davanti al computer, ma seduti ad ascoltare racconti con il tepore del camino acceso a scaldare la schiena.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Rispondi