zanetti_inter_getty

Succede che a volte arrivino delle notizie che ti lasciano di  stucco.

Succede che queste notizie riguardino la squadra più, sportivamente, odiata ma che nonostante tutto ti lasciano l’amaro in bocca.

Sono circa le 15:15 quando Capitan Zanetti lascia il campo con le lacrime agli occhi e in barella. Le prime indiscrezioni sono da togliere il fiato, lesione del tendine d’Achille. Eh si proprio quel tendine che meno di un mese fa ha lasciato con le “gomme” a terra un’altra bandiera di un altro sport: Kobe Bryant.Zanetti-infortunio-Palermo-Inter

Sembra uno scherzo, però non lo è. E in entrambi i casi la cosa non può lasciare indifferenti. Zanetti, come Del Piero, Totti e Maldini è stato ed è la bandiera dell’Inter, ma non solo perché ci ha giocato una vita, perché, proprio come gli altri campioni citati è riuscito a incarnare perfettamente quello che è l’Inter per un tifoso. Passando attraverso i momenti bui di una società che, tranne il periodo mourinhano, non ha saputo gestire la barca che governava, portando spesso alla delusione il pubblico nerazzuro. Ma Zanetti non si è mosso di un centimetro, o meglio non ha mai smesso di correre su è giù per quel rettangolo verde che tante volte gli ha lasciato l’amaro in bocca, ma che però ha saputo restituire tutte le sofferenze con quell’anno indimenticabile del triplete.

Zanetti e Achille, sembra un paragone assurdo però dopo ieri assume contorni più chiari. L’eroe che decide di seguire il suo popolo anche quando le cose non vanno come vorrebbe, l’eroe che subisce batoste ma che preferisce il rischio e la gloria a una vita “facile e comoda”. L’eroe che combatte ma non si abbatte, che porta al trionfo il proprio esercito proprio nella sfida più difficile nell’olimpo del calcio.

Bayern Munich v InternazionaleE poi l’eroe che non accetta che un anno possa andare storto, e dà tutto, cuore e anima per la sua famiglia. Dà tutto ma viene tradito proprio nel punto che segna gli eroi, come fu per Achille e per Bryant. Quel tallone maledetto e benedetto allo stesso tempo. Che ha sorretto le scorribande di un uomo che sembrava un ragazzino e che a un certo punto ha detto basta.

E fa sorridere che proprio il capitano interista dica “dovevo cambiare le gomme”, perché come per Achille anche per Zanetti il tallone diventa una sorta di fine e inizio. Perché Achille dopo raggiunse la Gloria, e Zanetti con questa nuova sfida, siamo sicuri che consoliderà quella già in parte raggiunta.

Forza Javier, ti aspettiamo tutti quanti.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

0 Commenti a “Il cambio gomme più doloroso

Rispondi