Lecce vs Juventus

Presentazione del calendario 2015-2016 Serie A Tim a EXPOLa caccia agli aquiloni, come ci insegna Khaled Hosseini, è una sorta di manifestazione sportiva, dalle forti connotazioni culturali, tipica di alcune zone dell’Afghanistan e che si svolge pressappoco in questa maniera: ogni partecipante ha un aquilone, e attraverso di esso deve cercare di tagliare i fili di quelli degli avversari, fino a che non ne rimane uno solo. Questi è il vincitore, che in premio può prendersi, a mo’ di trofeo, tutti gli aquiloni che è riuscito a tagliare. Questi è Beppe Marotta, che mai come quest’estate ha deciso che per vincere occorresse tagliare il legame delle società rivali con i loro aquiloni, con le loro speranze di poter volare. Si è appropinquato alla Roma e zac, chi pensava di poter stare in cielo con Pjanic ora Pjanic non ce l’ha più; si è avvicinato al Napoli con fare sornione e interlocutorio e zac, si è preso pure l’aquilone più magnifico dell’ultima Serie A, Gonzalo Higuain. Ora le avversarie più quotate sono senza aquilone, mentre la Juventus ne ha un’intera rastrelliera, una sorta di Idra a cui più teste tagli più ne spuntano. E il merito è tutto suo, di Beppe, il cacciatore di aquiloni per eccellenza.

165902422-41b74d1f-be10-4a6e-8861-c307adb31839Beppe il contabile, il dipendente che non sgarra l’orario nemmeno alla vigilia di Natale, con quell’aspetto da impiegato della lower class che se non sapessi essere l’ad della Juventus ti aspetteresti tornare a casa la sera dalla Pina a desiderare Peroni gelata, frittata alle cipolle e un gol della nazionale. E invece tesse trame, ha occhi e orecchie ovunque, Lord Varys de noantri, decide di questo e di quell’altro e chissà, magari in questo momento sta decidendo pure di noi senza che lo sappiamo. Durante la stagione se ne sta tutto sommato tranquillo, quasi in disparte, lontano dai facili entusiasmi di Andrea Agnelli: Beppe resta nell’angolo, con visiera da ragioniere in testa e matita poggiata fra capo e orecchio, a contare, a meditare, a progettare. Fino a che non scatta l’ora X, il gong che dà il via al calciomercato, ed è qui che avviene la metamorfosi, l’impiegato che si trasforma in cacciatore di aquiloni, che quando suona il telefono e vedi scritto “Marotta” la pressione va alle stelle, perché sai che, in un modo o nell’altro, stai per perdere il tuo di aquilone.

juve1Beppe lo stratega, il lungimirante, talvolta quasi il visionario, che si guarda alle spalle solo per capire se ci sono le condizioni giuste per un nuovo passo avanti, mai per bearsi di quanto fatto. È un rivoluzionario, Marotta, uno che ha portato agli estremi il concetto, comunque sempre caro ai bianconeri, del “squadra vincente, si cambia”: cambia allenatore, lascia andare i giocatori più significativi, punta tutto su profili a cui nessuno avrebbe dato una tacca (ricordate gli sputi, veri e propri, che si prese dopo l’annuncio di Allegri? O le polemiche in seguito all’ingaggio di Mandzukic?) e alla fine dei conti, cioè della stagione, si vince, sempre e comunque. Una rivoluzione che si tramuta costantemente in evoluzione. Anche quando arrivò, nel 2010, e trovò una situazione disastrata, nella testa e nell’animo di tutti, dai consiglieri ai magazzinieri. Via tutti, dal primo all’ultimo, si rifà ogni cosa daccapo. Triplicando, in pochi anni, il fatturato e vincendo cinque scudetti consecutivi. Con un occhio (non siate maliziosi…) all’aspetto aziendale e uno a quello tecnico, Marotta rappresenta un punto di coesistenza e bilanciamento fra managerialità e crescita sportiva che non è reperibile da altre parti.

1441482960_961Ma è dunque tutto oro quel che luccica? Per alcuni, anzi per molti, no: basta parlare di Berardi, o di Berbatov, ed ecco che si ingrossano in un batter d’occhio le fila di coloro che parlano di metodi subdoli, sordidi, che poco hanno a che fare con una società come la Juventus (anzi, i più maligni sostengono che tutto abbia a che fare con una società come la Juventus). Marotta smette in un attimo i panni del equilibrato e saggio dirigente aziendale e indossa quelli dell’eminenza grigia, del burattinaio, che tira i fili non solo delle proprie marionette: Beppe il liquido, Beppe che si insinua in ogni piega, in ogni fibra, Beppe che è sempre sullo sfondo, Beppe che non cade foglia senza che lui non lo voglia. Che sia o non sia, funziona alla grande. Oggi chiude il mercato, ovvero il luogo dei sogni, delle aspettative e delle speranze, il posto in cui volano gli aquiloni e dove, anche quest’anno, il cacciatore ha sbaragliato la concorrenza. Che poi, esattamente come nel romanzo di Hosseini la storia si chiude con la gioia del piccolo Sohrab alla vista di un cielo inondato di aquiloni, allo stesso modo anche noi possiamo guardare con il medesimo sorriso alla Juventus di quest’anno: se di soddisfazione o di rassegnazione, poi, è un altro discorso.

Un commento a “Il cacciatore di aquiloni

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