gianluigi_buffon

Ha giustamente detto chi, rispondendo al professore presidente del consiglio, ha parlato di calcio come specchio di una società. C’è da ringraziare in questo senso che la splendida dinamica umana del Morosini abbia mostrato una frazione silenziosa di ragazzi da media classifica che vivono di una vita per molti sensi eroica. Il calcio italiano si è commosso per quella vicenda forse perché ha visto in essa l’espiazione silenziosa che una parte schiva, fosse anche una minoranza, compie nella banalità del bene di un’esistenza qualunque.

«A Coverciano, alle 6 del mattino c’erano le telecamere … Tanto per non spettacolarizzare l’evento… In Italia si sa tutto subito, si sa cosa è stato detto in un interrogatorio dopo dieci minuti. E certe notizie vi arrivano mesi prima. Questa è una vergogna… »

Noi uomini moderni (cresciuti nel mito della separazione dei poteri)  ne abbiamo visti governanti convinti di portare la giustizia nel mondo, lasciare dietro sé terra bruciata e devastazione, tanto che gli sconfinamenti del potere esecutivo nell’ordinamento democratico sono il nostro peggiore incubo. Ma quale danno possa portare, questa santa alleanza tra terzo e quarto potere, mossa dalla stessa convinzione, è ancora in buona parte nascosto. Ha preso un’abbaglio clamoroso chi in questi anni ha parlato di toghe rosse e di giornali comunisti: non c’è questo progetto nobile dietro gli avvenimenti di questi anni. C’è invece la confusione grandiosa e ben più pericolosa degli adoratori del diritto, anzi della legalità, come dicono.

In confronto i cinici addetti della stampa che vivono, come in un film di Allen, nella spasmodica ricerca dello scoop non sono che degli onesti lobotomizzati.

Le parole di Buffon hanno mostrato, nei confronti di questa utopia dei giusti, un buon senso semplice che si ribella a chi usa il potere che ha con malizia o, peggio,con un’irresponsabilità colpevole, e instaura tribunali speciali in via Solferino.

È un bene che il capitano di questa importantissima istituzione prenda una posizione così scorretta e alla mercé dei “Buffon ha ancora da dire nei confronti dei giornalisti quando il calcio è marcio”. Il calcio non è tanto più marcio di tutti noi, il calcio è il mondo, e non sarà a colpi di avvisi di garanzia del Corriere che si risolleverà. E in questo senso non penso che abbiamo più da sperare da pagine rosa che pubblicano illegalmente l’ennesima intercettazione, rispetto a una finta di Cassano o di Balotelli, a un’intercettazione di Mimmo Criscito.

«In Italia sembra che il problema principale sia il calcio. I giocatori che guadagnano tanto sono quelli delle squadre top, non gli altri. La maggioranza dovrà andare a lavorare, a fine carriera e reinventarsi. Se si fermasse il calcio, l’80, 85% dei calciatori onesti sarebbe penalizzato. Il punto è avere dentro di sé dei valori importanti, oppure no. Io credo che non avrei mai fatto certe cose anche se avessi giocato in una piccola squadra, perché la mia famiglia mi ha dato certi valori. Certo, mai avrei pensato ci si potesse spingere a tanto».

P.S: per peggiorare, se possibile, questo già mediocre pezzo vi renderò partecipe di alcuni miei  intempestivi pensieri: mi stavo immaginando il nobile e bello capitano Buffon che da dietro ai microfoni canti “Donnez donnez la Liberté!”; e nascosto alle camere qualcuno intoni il lugubre “ma ti guarda dal grande inquisitor!”

 

 

0 Commenti a “Il buon senso di Buffon ha da insegnare, a tutti

Rispondi