Ivan Rakitic, capitán del Sevilla, levanta la Europa League

Ogni dramma ha in sé la predisposizione per diventare in tempi brevi una notizia, ogni tragedia ha il diritto di essere raccontata, ogni catastrofe deve essere ricordata. La storia sportiva, e non solo, ci mette ogni giorno davanti al fatto compiuto: sono le brutte notizie a scandire nostra la quotidianità, i tristi avvenimenti che alimentano quella figura mostruosa chiamata audience. Le belle storie non fanno notizia, salvo rari casi, in cui tuttavia c’è sempre qualcosa sotto per cui vale la pena scavare, alla ricerca del male.

Anche il calcio vive di tragedie, la maggior parte sportive fortunatamente. C_27_photogallery_131_GroupPhotogallery_listphoto_itemPhoto_1_immagineDalle maledizioni agli esoneri, dal daspo al calcio scommesse, dal razzismo alle offese sui social network: tutta roba da dare in pasto ai media. Tempo fa mi trovavo con la mia fidanzata da qualche parte dove si poteva leggere la Gazzetta, erano i tempi dell’inchiesta sul calcio-scommesse. Indignato, leggevo e memorizzavo nuovi nomi che meritavano di essere eliminati dalla mia memoria calcistica. Lei, annoiata per la mia scarsa compagnia, mi guarda e mi chiede: “Ma se è tutto deciso a tavolino, perché continui a guardarlo? Non capisci che ti stanno prendendo in giro?”. Rimango colpito da quelle parole e mi affretto a chiudere il giornale studiando una risposta che possa tener testa a quella tanto dolorosa quanto realistica domanda. Le dico che non mi importa, che qualora i risultati fossero già decisi io il calcio lo guardo comunque. Cerco di spiegarle in poche parole cosa significa emozionarsi per il controllo di palla di Iniesta, per i rinvii di Neuer, per i lanci di Pirlo, a prescindere dal risultato, e tuttavia non ci riesco. Taglio corto, come in generale si fa con le fidanzate, e preso dalla gioia per quello che non sono riuscito ad esprimerle la bacio. Non un bacio lungo e appassionato, un semplice bacio di felicità.

Devo ammettere di non essere mai stato ferrato in “baci calcistici”, se così possono essere chiamati. Tuttavia stasera dopo quello fra Rakitic e Carriço ho deciso di documentarmi e ne ho scoperti tantissimi: Gerrard e Xabi Alonso (Instanbul 2005),  Rooney e Radzinsky (ai tempi dell’Everton), Scholes e Gary Neville, per non dimenticare Maradona e Caniggia, e così via… Piccoli gesti, presto dimenticati, che rappresentano l’euforia di un momento, l’incapacità di non poter esprimere le proprie emozioni se non nel modo più naturale del mondo, e chi ne frega se siamo compagni di squadra e ci stanno guardando milioni persone. bacioCerti baci, per quanto spontanei e fuori programma, riescono a farci ricordare quanto di vero ci sia nello sport. Per un attimo è come se fossimo trasportati in un’altra dimensione, lontani dai drammi di ogni giorno, pronti a condividere con i protagonisti ogni secondo della loro gioia. E chi se ne frega se Siviglia-Benfica è stata una brutta finale, se la Juventus meritava di esserci, se Guttmann aveva ragione, se Conte era accanto a Ferguson, se Montella era accanto a Conte…  Ciò che conta sono i momenti, gli episodi, gli attimi, gli stessi per cui viene prima il pallone che le statistiche; gli stessi per cui è più importante la felicità del Siviglia che la maledizione del Benfica.

3 Commenti a “Il bacio dello sport

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