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Dopo uno stentato avvio di campionato, l’Inter di Frank De Boer è ripartita alla grande, grazie al lavoro del tecnico olandese, all’ottimo acquisto di Joao Mario e, soprattutto, alla definitiva consacrazione di Mauro Icardi.

e062f369ae73d9e64cc05c2531091820Le ultime due giornate di campionato hanno sovvertito molti verdetti che, come accade spesso dalle nostre parti, sono stati emessi un po’ troppo frettolosamente. Quello che sicuramente ha destato più clamore riguarda l’Inter di Frank De Boer che a Empoli è giunta alla terza vittoria consecutiva in campionato. Infatti, dopo la figuraccia maturata in Europa League, corroborata dall’utilizzo della tanto vituperata  maglia stile Sprite, l’allenatore dei nerazzurri era già stato dato per “finito”, “senza idee” uno che “non aveva ancora capito il nostro campionato” e via discorrendo. Insomma il “pacco” olandese era già stato praticamente bollato in attesa di essere rispedito lontano da Milano. Ma De Boer non ha mai perso il controllo della situazione ed ora, dopo poco tempo, la sua Inter vince e convince. Tutto ci si poteva inventare meno che l’olandese non conoscesse il calcio e non sapesse dare un gioco alla sue squadre; questo perché lo ha detto la sua storia di calciatore prima e di allenatore poi. La stoffa c’è ed è indiscutibile ma ogni tanto anche la fortuna vuole la sua parte; quella fortuna che nel calcio spesse volte fa rima con calciomercato. E proprio dagli sforzi economici della società è arrivato quell’aiuto di cui un allenatore ha sempre bisogno per avviare il suo progetto tecnico, soprattutto se appena arrivato (ne sanno qualcosa gli ex Gasperini e Stramaccioni). Oggi quel colpo di fortuna risponde certamente al nome di Joao Mario. A parte qualche giallo di troppo, il centrocampista portoghese si è calato subito alla perfezione nello scacchiere di De Boer, grazie ad uno spiccato senso tattico, personalità, ma soprattutto ad una freschezza atletica che gli ha permesso di svolgere le due fasi con estrema facilità, e il secondo gol di Icardi contro l’Empoli ne è stata la prova lampante: palla recuperata e assist vincente per il compagno. Inizialmente, di fronte ai 45 milioni spesi per il portoghese, quasi tutti i tifosi avevano storto il naso; ovviamente tutti tranne il classico interista sfegatato che al Fantacalcio ha sempre il coraggio di svenarsi per uno dei tanti Darko Pancev di turno che, quasi in ogni stagione, si ripresentano ad Appiano Gentile sotto mentite spoglie (vedi Kondogbia). Ad oggi invece Joao Mario è sicuramente l’uomo che garantisce equilibrio, sostanza e imprevedibilità, e se due settimane fa quella cifra sembrava più un abbaglio provocato dalla canicola agostana oggi ci risulta difficile non ravvederci e gridare al grande colpo. Last but not least, Mauro Icardi. Ma certo, saremmo miopi, o più semplicemente un po’ fuori dal mondo, se non citassimo il principale fautore della rinascita nerazzurra, giunto probabilmente nell’anno della consacrazione definitiva.

40924-icardi-e-wanda-naraSì è vero, già da qualche anno l’attaccante argentino indossa stabilmente la fascia di capitano ma tale investitura è sempre parsa più legata all’immagine del giocatore che alle sue doti morali di trascinatore; il che ricorda, se vogliamo, il caso di Alessandro Gentile con l’Armani Milano: forse entrambi un po’ troppo giovani e immaturi per ricoprire un ruolo così fondamentale in due piazze molto importanti. Il cestista figlio d’arte infatti è appena stato destituito dalla carica di capitano, in favore di un non di certo più forte, ma sicuramente più morigerato, Andrea Cinciarini. D’altra parte Icardi, se non ci è andato vicino dal perdere la fascia, è stato sicuramente messo in discussione dalla società. Ricorderete le parole del ds Piero Ausilio durante la bufera estiva sul suo rinnovo del contratto: “Per Icardi dev’essere un onore portare la fascia che fu di Facchetti e Zanetti…”. Già, direte, “ma che ci azzecca Icardi con quelle due eterne bandiere nerazzurre?” Fino a poco tempo fa avremmo detto “semplicemente nulla”, perché, a parte i classici gol alla Juventus, sono sempre state più le vicende esterne al campo da gioco a far parlare di lui, tutte per altro legate al suo rapporto con la moglie, ora manager, Wanda Nara, una a cui sicuramente non è mai piaciuto starsene in disparte. Insomma situazioni scomode che le due bandiere sopracitate hanno sempre evitato. Certo, le dichiarazioni di Ausilio sono da leggersi più come un richiamo ai propri doveri da capitano che come una vera minaccia. Sono dunque ben lontane dai toni duri con cui il presidente dell’Armani Proli si è rivolto al giovane (ex) capitano Gentile: “Alessandro deve capire se è ancora un ragazzo o è un uomo…”. Del resto Mauro a tale domanda si è già risposto da qualche tempo.

14742237223454Per dovere di cronaca, infatti, bisogna dire che El Niño, dacché arrivato a Milano, si è sempre dimostrato un professionista esemplare che, nonostante la giovane età, non ha mai ecceduto in comportamenti nocivi per il gruppo. Ma lui ora è il capitano e un capitano deve essere qualcosa di più di un buon professionista, e forse, da quanto dimostrato nelle ultime uscite coi nerazzurri, Maurito sembra averlo recepito. Durante la partita contro l’Hapoel Be’er Sheva, per esempio, l’attaccante argentino, subentrato nella ripresa, ha tentato in tutti i modi di ribaltare il match, lottando su tutti i palloni e memore forse delle dichiarazione di Javier Zanetti prima della gara: “Mauro deve essere capitano sempre in campo e fuori…”, quindi anche nella sconfitta e nelle difficoltà. La partita contro la Juventus è stata probabilmente il suggello del suo processo di crescita. Proprio lì, nel momento del dentro o fuori, si è visto un attaccante totale che da solo ha messo in difficoltà una delle migliori difese d’Europa: ha fatto a sportellate, mandato in porta i compagni e, ovviamente, fatto gol. Non più quindi solamente quello spietato uomo d’area che già conoscevamo, ma un leader vero che con il suo impeto ha coinvolto i compagni e travolto gli avversari. Con l’Empoli, poi, è stato tutto in discesa, subito una doppietta e partita messa in cassaforte dopo pochi minuti. Anche qui però a fine gara ha tenuto a sottolineare l’importanza del gruppo e come i nuovi acquisti siano stati fondamentali per lui nel trovare la via del gol. Insomma tanti gol e altrettanta leadership. Tutto ciò non è improvvisato e di certo è frutto di una maturazione costante avvenuta nel corso della sua esperienza nerazzurra e passata anche attraverso la love story con Wanda Nara, che sembrava averlo destinato più alle copertine dei tabloid che a quelle dei giornali sportivi, ma che in realtà ha portato Icardi ad essere più uomo di quanto avrebbe potuto probabilmente fare da solo.

Dalle scaramucce con Maxi Lopez alle esultanze irriconoscenti nei confronti dei doriani, Icardi è ora un capitano a tutti gli effetti. E per arrivare a ciò non si può certo eludere come il fatto di ritrovarsi padre, prima putativo dei tre figli di Maxi Lopez poi con la primogenita Francesca e un altro bimbo in arrivo, ne abbia forgiato il carattere, accelerandone la metamorfosi da ragazzino a uomo di famiglia. Lui, che a margine di tutto si è sempre dimostrato serio e professionale sul campo, ha acquisto quella sicurezza e quel senso di responsabilità mancanti proprio dentro le mura di casa, un percorso simultaneo a quello di capitano che lo ha portato a prendersi cura della squadra e dei compagni con la stessa attitudine con la quale si occupa dei suoi cari. In fondo, per affinare e sviluppare quelle doti che sicuramente già possedeva, quale palestra migliore di una casa piena di bambini che come riferimento non hanno altri che lui? E chissà che non sia questo quel fil rouge che, a suo modo, lo accosta ai due illustri e ingombranti predecessori, Facchetti e Zanetti, entrambi prima padri esemplari di famiglie numerose e poi autentici leader in campo. Icardi ora l’ha capito vivendolo sulla propria pelle, perché ora El Niño è diventato un Hombre.

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