Fabio Aru Lapresse

A questo punto è sempre più difficile fare pronostici su chi possa salire sul gradino più alto del podio a Trieste tra soli sette giorni. Sono tutti ancora e sempre lì: Uran, Evans (1’03”), Majka (1’50”), Aru (2’24”), Quintana (2’40”), Pozzovivo (2’42”), Kelderman (3’04”) e Rolland (4’47”). Si sono studiati tutti questa settimana. Si sono guardati tutti in faccia nella sofferenza sulle montagne di Pantani. Si sono attesi. Tutti. Tranne due: eccezionale Domenico Pozzovivo, stupefacente Fabio Aru. Non è mia intenzione togliere alcun merito ed onore alla potenza della tripletta di Bouhanni in volata sempre sul nostro Giacomo Nizzolo a Salsomaggiore Terme. Men che meno intendo mancare di rispetto né alla temeraria e vincente iniziativa di Michael Rogers nella discesa verso Savona in cui è riuscito a staccare tutti arrivando solo al traguardo, nè alla fuga e conseguente vittoria del nostro Marco Canola a Rivarola Canavese. Ma questa settimana abbiamo gustato l’attesissimo preludio in tre atti di ciò che ci aspetta nei quattro capitoli conclusivi del romanzo rosa.

Uran oropa ansaGiovedì, cronometro individuale da Barbaresco a Barolo: 41,9 km di insidiosa e scivolosa strada su e giù tra i vigneti piemontesi. Tutti pensavamo che sarebbe stata una delle più ghiotte occasioni per Evans di consolidare la sua maglia rosa per poi potersi difendere con tranquillità sulle rampe alpine. Ma così non è stato. Stratosferico il tempo del nostro Diego Ulissi, che non solo era caduto il giorno prima, ma ha anche corso tutta la gara sotto la pioggia battente. Primo fino agli ultimi minuti, quando un silenzioso Rigoberto Uran in forma strepitosa ha bloccato il cronometro ben 1’17” prima dell’italiano. Evans è terzo alla fine, perdendo dal colombiano 1’34” e cedendogli la maglia rosa. Era difficile da prevedere una prestazione così schiacciante del capitano della Omega Pharma-Quickstep, ma il suo tempo ha disintegrato qualsiasi avversario. Il “cagnaccio” Evans (come lo chiamano in gruppo) è riuscito a difendersi coi denti. Quintana ha perso 2 minuti e 41 secondi. Pozzovivo ha fatto il record nella salita del primo settore, facendoci ben sperare per la cronoscalata al Monte Grappa, ma poi non è stato in grado di tenere nei successivi 30 km chiudendo nono a 2’09”, guadagnando però altri 32 secondi su Quintana. Certo, Uran giovedì ha assestato un gran colpo ai suoi avversari, ma nessuno si è dato per vinto.

Sabato, primo vero banco di prova. Primo esordio alpino. Su una delle salite monumento di Marco Pantani. Tutti sapevano che nessuno avrebbe aspettato l’ultima settimana per attaccare la maglia rosa e Oropa offriva il terreno adatto per iniziare a demolire l’ottimo vantaggio del colombiano. E così è stato. Numerosi gli scatti dal gruppo dei migliori che lentamente si assottigliava. La fuga del chilometro zero si è lentamente frammentata e spenta: gli unici due rimasti, Dario Cataldo ed Enrico Battaglin. A 4 km dalla fine, dove le pendenze sono più aspre, il primo che senza timori reverenziali attacca la maglia rosa, il primo che esce provando a smuovere le acque, il primo che scopre le sue carte è il nostro Domenico Pozzovivo. Sulla prima salita, un attacco da vero scalatore tra i più forti di questa edizione. Quintana risponde quasi subito. Uran no. Evans neanche. Pozzovivo e Quintana se ne vanno da soli. Ormai è tardi per giocarsi la vittoria di tappa, ma per avvicinarsi alla maglia rosa no. Quintana non concede neanche un cambio al lucano della AGR2. Uran va su regolare insieme ad Evans, Aru, Kelderman e Majka. Intanto davanti Cataldo e Pantano sprintano per la vittoria finale, ma da dietro, all’ultimo km, risale fortissimo un formidabile Enrico Battaglin che regala una doppietta alla Bardiani davanti al Santuario di fronte a cui Pantani, quindici anni fa, aveva dato al mondo un’altra prova della sua sconfinata classe. Dietro, sempre all’ultimo km, Quintana in malo modo scatta in faccia a Pozzovivo prendendogli 4 secondi, mentre Aru rinviene dal gruppo-Uran e taglia il traguardo insieme a Pozzovivo, che recupera 30 secondi alla maglia rosa.

aru ansaDomenica, Plan di Montecampione. Basta questo nome per richiamare alla mente l’impresa di Pantani del 1998 in cui, proprio su questa salita, a 3 km dalla fine, all’uscita dell’ultimo tunnel, aveva assestato l’ultimo scatto di una lunga serie, col quale si era assicurato il suo primo ed unico Giro d’Italia. E proprio ai meno 3 km, poco più avanti rispetto a dove era scattato il Pirata, un altro italiano ieri ha lasciato il suo segno: Fabio Aru. Neanche 24 anni, abbandona la compagnia di giganti come Evans, Quintana, Uran e Pozzovivo. Se ne va via da solo. Se ne va a prendere la sua prima vittoria da professionista. Se ne va a prendersi il quarto posto nella classifica generale. Riuscendo a staccare niente meno che Nairo Quintana, colui che l’anno scorso alla prima partecipazione al Tour de France, era arrivato secondo. Anche se mi pare un po’ pretenzioso un paragone col Pirata di Cesenatico, il numero di Aru ha dell’incredibile. Uran ieri è apparso più brillante di come lo avevamo visto ad Oropa, ma è palese che sarà difficile per lui attaccare in salita. Majka, miglior giovane in classifica, anche ieri si è difeso molto bene. Evans, per quanta fatica faccia, è sempre un signore: ieri è andato su a forza di spallate più che a forza di gambe e la sua immensa esperienza lo sta tenendo ancora al secondo posto della generale. Pozzovivo ha accusato un po’ di stanchezza: colui che aveva rotto gli indugi ad Oropa, a Plan di Montecampione non ha brillato come ci si poteva aspettare, come speravamo, forse pagando un po’ lo sforzo del giorno prima.

Ci troviamo quindi affacciati all’ultima settimana di gara che prevede il Gavia, lo Stelvio, la Val Martello, il Rifugio Panarotta, il Monte Grappa e infine lo Zoncolan. Ormai è chiaro: i più forti in salita sono senza dubbio Pozzovivo, Quintana e il giovanissimo Fabio Aru. Penso che Quintana stia soffrendo la pressione e l’attenzione che c’è su di lui da parte di tutti. Perché negare il supporto alla fuga con Pozzovivo ad Oropa, nonostante gli fosse stata chiesta collaborazione, per poi scattare negli ultimi 400 metri, non è proprio un gesto né di forza mentale né tantomeno di classe. Il lucano della AGR2, dal canto suo, sembra aver accusato un momento di crisi a Montecampione. E tutti gli altri? Si difendono dai loro bastioni e aspettano. Pozzovivo ha sferrato la sua pugnalata ad Oropa. Aru a Plan di Montecampione. E Quintana? Spero che Pozzovivo recuperi dalla flessione avuta. Penso che Aru darà ancora spettacolo. Sono convinto che Quintana debba ancora scatenarsi. Non dico che il vincitore di Trieste è da pescare per forza tra questi tre, ma è di questi tre che bisogna aver paura.

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