zenit kkk

Caro direttore,

zenit kkkBasta, basta, basta! Non ne possiamo più! Non ne posso più! Basta con i soliti panzoni, soloni, giornalisti pulcinella e Biscardi. Basta con imbrattacarte che pontificano giorno e notte su ogni canale televisivo sul calcio e i suoi tifosi quando sono anni che non mettono piede in uno stadio. Basta con  il calcio parlato, le polemiche, le illazioni, gli urli, le accuse e le moviole. Basta con la retorica buonista della FIFA con la penosa campagna Respect che ha prodotto la recente squalifica ai danni del povero Luiz Adriano, colpevole di non essere stato abbastanza buono secondo il vangelo di san Blatter. Basta con lo speaker degli stadi che deve stuprare ogni volta il pubblico con i fischiatissimi avvisi in cui si invita il pubblico a essere corretto e a non dire cose disdicevoli sugli avversari.

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso della mia personalissima pazienza è stato il modo con cui la stampa nostrana ha commentato il comunicato degli ultras dello Zenit San Pietroburgo in cui si indicavano i parametri dello “Stile Zenit”.

Ovviamente senza neanche farne la traduzione, ma utilizzando google translator, hanno subito bollato come razzisti e omofobi i tifosi russi colpevoli di aver posto limiti di gradimento a giocatori provenienti da stati extraeuropei. I supporter attaccavano la dirigenza attuale della squadra rea di aver tradito lo storica tradizione di non schierare giocatori non europei occidentali. Un vanto per gli ultras locali. Nel breve testo si esplicitavano, in preciso ordine di importanza, le zone da cui lo Zenit deve pescare i suoi giocatori: San Pietroburgo e la regione di Leningrado; la Regione nord-occidentale e della Russia Centrale; il resto della Russia, l’Ucraina e la Bielorussia, i paesi slavi, gli Stati baltici e la Scandinavia; e in ultimo il resto d’Europa. In breve vorrebbero vedere riprodotto in Russia quello che è l’Athletic Bilbao per i Paesi Baschi.

zenit repubblicaSCANDALO! La Repubblica, il Corriere e innumerevoli testate calcistiche di basso livello gridano allo scandalo bollando come neonazisti e membri del KuKluxKlan i supporter russi. Tutto questo solo perchè c’è ancora qualcuno nell’epoca della globalizzazione che è attaccato alla propria città e alla propria regione e che sente per quei due colori, il bianco e l’azzurro, un senso di appartenenza e identificazione che travalica il semplice campo di gioco. Zenit è diventato nel corso degli anni sinonimo di San Pietroburgo e della sua provincia, i giocatori non sono più semplici sportivi che partecipano ad una competizione ma sono simbolo, portabandiera e ambasciatori dell’orgoglio e onore di una Città intera. Una città che si riconosce in determinati e precisi valori. Piaccia o non piaccia è così, e questo non si puo cambiare.

I tifosi non ci stanno ad avere tra le loro fila giocatori che questa mentalità non la capiscono, non ce l’hanno nel sangue perché questa mentalità non puoi capirla se non ci sei nato dentro. Per questo vorrebbero solo giocatori russi o massimo europei, proprio per vicinanza di pensiero e di concezione del calcio. Non è razzismo dire che un africano, un brasiliano o un giapponese queste cose non le capisce. È semplicemente realismo.

Gli ultras non vogliono che lo Zenit segua il sentiero di PSG, Manchester City, Arsenal, Chelsea e molti altri club che acquistano pacchetti di giocatori provenienti da tutto il mondo e non rappresentano una regione o una città. Per loro è importante preservare lo Zenit e la sua identità. Loro non ci stanno ad essere un altro progetto di  bel calcio ma costruito a tavolino a suon di petrodollari.

Se il modello che prevarrà negli anni a venire è quest’ultimo, beh allora non ci resta che dire: “morte al calcio, onore ai tifosi dello Zenit”.

Paolo Chini

Caro Chini,
pubblico la sua lettera, dove prende una posizione indubbiamente forte, poiché ha cercato di argomentare con una certa chiarezza, senza limitarsi a una “polemica sterile”, e poiché, navigando nel web, ci si accorge che sono in parecchi a pensarla come lei. Lascio ai nostri lettori commentare le sue idee in merito al comunicato degli ultrà dello Zenit che tanto scalpore ha destato negli scorsi giorni, ma non posso esimermi dal dirle un paio di cose.
Il modello Athletic Bilbao, che lei cita ad esempio, è una realtà senz’altro affascinante, ma non si crea a tavolino. Esattamente come lei si scaglia contro le squadre create a tavolino a suon di petrodollari, io metto in guardia dal voler ricreare un Athletic Bilbao in salsa russa. A Bilbao è stata la storia a portare all’attuale realtà di una squadra “autarchica”, se il club di San Pietroburgo nel 2012 ha un’altra identità è perché lì le cose sono andate in maniera diversa. E pensare di cambiare la storia solamente perché ai tifosi piacerebbe così è come minimo utopico.
In secondo luogo: lei si scaglia contro la stampa nostrana, rea di aver travisato i contenuti del comunicato, accusando ingiustamente di razzismo e omofobia gli ultrà russi. Ebbene, per quanto sia un vizietto del giornalismo italiano riportare spesso verità parziali, in questo caso non credo si sia andati così lontani dalla verità: non volere in squadra giocatori africani o sudamericani per ragioni di autarchia ed identità non sarà razzismo come dice lei, tuttavia mi sembra una posizione deprecabile anche solo per il fatto che attualmente in squadra sono presenti dei giocatori extra-europei. Di certo non una dimostrazione di affetto verso gli attuali componenti della rosa. Ma gli ultrà, come si sente spesso affermare, non dovrebbero sempre e comunque sostenere la propria squadra? Ricordo inoltre che in passato i tifosi dello Zenit si sono resi protagonisti di episodi chiaramente razzisti, come ad esempio un lancio di banane in campo all’indirizzo di giocatori di colore… affermare che non sia una tifoseria razzista mi sembra quantomeno avventato. E per quel che riguarda i giocatori gay? Come la mettiamo con l’omofobia manifestata nel comunicato, dove si afferma che gli omosessuali dovrebbero essere esclusi dalla squadra? Per fortuna l’Unione Sovietica è finita da un pezzo, così come gli altri regimi totalitari, ci mancherebbe solo che un giocatore non possa scendere in campo perché non eterosessuale.
Insomma, posso anche capire il suo discorso sul preservare l’identità del club, ma bisogna fare i conti con la realtà: nel calcio globalizzato gli stranieri sono dappertutto, e sono spesso un valore aggiunto. Sa cosa penso? Che se per caso, grazie ai giocatori extra-europei, dovessero arrivare risultati importanti, i tifosi dello Zenit si dimenticherebbero velocemente dei loro “alti ideali” di autarchia. Forse che i tifosi dell’Inter nel 2010 non fossero felici per il Triplete per il fatto che la squadra era composta per la maggior parte da stranieri? Gli ultrà dello Zenit, come tutti i tifosi, vogliono innanzittuto vincere. E se qualche sudamericano dovesse contribuire a portare a casa dei trofei, permettendo alla città di San Pietroburgo di fregiarsi dei titoli vinti, sarebbero i primi ad esserne contenti.
Da ultimo, mi permetto di darle un consiglio: stia attento a non confondere la difesa della propria tradizione (ideale nobile), con l’affermazione di idee intelloranti verso il diverso. Il confine tra i due è molto labile ed è facile valicarlo, come in questo caso hanno fatto a mio modo di vedere i tifosi dello Zenit. (G.M.)

Un altro modo di raccontare lo sport.

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