reichelt

hannesE sono due. Dopo l’oro di Anna Fenninger, sempre in Super-G, l’Austria si trova, più o meno sorprendentemente, ad avere conquistato la terra, anzi le piste, americane. Ieri, infatti, ai Mondiali di Vail Beaver Creek, ha risuonato nuovamente l’inno austriaco. Note cariche di stupore in quanto, a differenza dell’oro della Fenninger, questa vittoria sono arrivate un po’ a sorpresa visto che il favorito, a detta di tutti quanti, era Kjetil Jansrud. Il norvegese però sbaglia alla terza porta, inforcandola con un braccio. Da lì in poi, vuoi per il dolore, vuoi per la concentrazione che fatica a ritornare, non riesce più a essere incisivo come sa essere, e finisce la gara ai piedi del podio. Doveva essere la sua giornata, o quella del nostro Paris. Avrebbe potuto essere quella dei grandi ritorni di Svindal – ottima comunque la sua prova – e Miller, favoloso fino a prima della caduta; ma così non è stato. La gara perfetta non l’ha fatta nessuno di loro, ma Hannes Reichelt, 34 anni e una voglia matta di stupire ancora.

hrSì, perché non è la prima volta che lascia tutti con la bocca aperta. Era il 13 marzo 2008 e, a Bormio, era l’ultima gara di Super-G della stagione. Al comando della classifica di specialità c’era un omone svizzero che aveva scritto, che stava scrivendo e che avrebbe scritto alcune delle pagine più belle di questo sport: Didier Cuche. Alle sue spalle lo inseguiva un ragazzo, nato ad Alternmarkt in Austria, ventotto anni prima. Un ragazzo che tutti davano per spacciato, non tanto riguardo la vittoria della singola gara, ma quanto per la vittoria della Coppa di cristallo: i punti che lo distanziavano dall’elvetico erano ben 99. Questo ragazzo però non ha smesso di sperare di stupire tutti, se stesso in primis. E così, allora come ieri, la gara perfetta e un pizzico di fortuna che non guasta mai. Questo ragazzo infatti vinse la gara e contemporaneamente Didier Cuche arrivò sedicesimo. Bisogna sapere che il vincitore, in una gara di sci, porta a casa 100 punti, mentre nelle ultime gare solo i primi 15 guadagnano qualche punto da mettere in saccoccia; quindi i conti vengono abbastanza facili e Hannes vinse la Coppa di Super-G stupendo tutti quanti.

La seconda volta che stupì tutti fu l’anno scorso, in quello che è un passaggio chiave per iscriversi nell’albo dei grandi dello sci. Una gara non comune, forse La Gara per antonomasia: la discesa libera sulla Streif di Kitzbühel. Ebbene sì, vinse anche lì, un anno e mezzo dopo il suo ultimo successo. Lo stupore fu di tanti, forse suo per primo, ma forse è stato anche una sorta di avvertimento a tutti che in fondo, anche se tardino, il suo momento stava arrivando. E ieri, dopo aver saltato le Olimpiadi di Sochi per un’ernia operata guarda caso proprio dopo Kitzbühel, Hannes ha deciso che non era il momento giusto per smettere di stupire.

Worlds Mens Super G SkiingLa pista è quella giusta, la Birds of Prey è qualcosa di semplicemente impressionante, e anche l’evento non è niente male. E poco importa se per raggiungere questo traguardo, l’oro mondiale, ha dovuto aspettare ventiquattrore più del previsto, dato il rinvio per maltempo di mercoledì; anzi, forse attendere un giorno di più ha reso il tutto ancora più speciale. E quando si è presentato al cancelletto di partenza non ha avuto più dubbi: ha pennellato curve, ha affrontato le pendenze incredibili della pista americana con una naturalezza e una tenuta impressionanti, e si è goduto ognuno dei 1890 mt di pista percorsi a una media di 82 km/h con la consapevolezza che sarebbero potuti essere i più belli della sua vita. E lo sono stati. Perché non è un giorno in più o uno in meno a fare la differenza, ma può essere una gara, e un oro al collo, a mettere una bandierina importante nella strada della propria vita. Soprattutto se si hanno 34 anni e non si vuole smettere di stupire.

Studia Sustainable Energy, nel tempo libero prova a scrivere e fare foto per raccontare la vita di tutti i giorni www.gigibotte.com

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