guardiola bayern

Un dritto, un sincero, un uomo d’altri tempi, un signore del calcio. Nonostante ciò, però, va detto che pure lui s’è divertito a prendere un po’ tutti per i fondelli: Guardiola alla fine ha deciso che la sua prossima casa sarà il Bayern Monaco, alla faccia di tutti quelli che non reputano la Bundesliga un campionato degno di questo nome e che avrebbero venduto un rene tanto erano sicuri che lui, il Pep catalano, avrebbe scelto la Premier (tranquilli, ne avete due, continuerete a vivere ma eviterei, fossi in voi, ulteriori scommesse del genere). Il fascino della tradizione che si unisce al futuro, del football duro e maschio, dei soldi dei magnati di ogni emisfero. Come si poteva resistere a tutto questo? Ebbene Guardiola non solo ha resistito, ma come una bella donna consapevole del proprio sex-appeal, prima si è finto disponibile, poi ha però scelto la sorpresa. Una sorpresa di tutto rispetto, sia chiaro. La storia del Bayern e la sua bacheca dei trofei parla da sè. Certo sarebbe stato ancora più bello se avesse scelto la bistrattata Italia come futura casa, ma va bene anche così, non gli si poteva chiedere troppo (l’autolesionismo sarebbe effettivamente stata una richiesta eccessiva) solo per regalare a noi italiani qualcosa di cui vantarci in giro per il mondo.

guardiola bayernUn video in onore dei 150 anni della FA (Football Association) e delle dichiarazioni per nulla sibilline e certamente chiare (“Da giocatore non ci sono riuscito, mi piacerebbe quindi avere un’esperienza da allenatore in Inghilterra. Amo quel tipo di calcio, il modo di vivere il calcio che hanno là”), senza contare il corteggiamento sfrenato di Chelsea e Manchester City, avevano praticamente reso sicuro un suo approdo nel Regno di Sua Maestà la Regina la prossima stagione. Ed invece, gioco di prestigio, c’è la firma fino al 2016 per il club bavarese. Mancini ringrazia, Benitez sospira. Altro che Premier, viva la Bundesliga! La notizia, effettivamente, è stata tenuta ben segreta fino all’ultimo, anche se voci ed indiscrezioni giravano da tempo. Eppure la sicurezza ostentata dai media e dai dirigenti del calcio inglese portava a considerare le altre notizie delle “futili sciocchezze”. Perchè mai Guardiola, l’allenatore artigiano che in gillet, giacca e cravatta ha plasmato la squadra più bella e vincente dell’ultimo mezzo secolo, l’uomo che senza urli ma soltanto con gesti e parole chiare ha portato al proprio Rinascimento calcistico il possesso palla, facendolo uscire dal Medioevo della noia, perchè mai, dicevamo, lui avrebbe dovuto accettare di allenare in Bundesliga? Per un semplice motivo: progettualità. Per capire ciò bisogna tornare indietro nel tempo e questo viaggio, naturalmente, partirà dalla Spagna, dalla Catalogna, da Barcellona.

JC-Pep“Mès que un club” è il motto del FC Barcelona ed è la storia a narrare il fascino che la maglia blaugrana trasuda. Il club catalano è diverso dagli altri perchè è una bottega di artigiani enorme, ed i suoi successi di oggi, degli ultimi anni, sono frutto di un lavoro iniziato ben prima dell’arrivo di Guardiola, ben prima dei record infranti da Messi&Co. nella Liga e nella Champions League. La bottega artigianale del Barcelona inizia la sua attività nel lontano 1988, quando sulla panchina si siede da allenatore un certo Johan Cruijff, uno che odia conformarsi e preferisce essere lui a dettare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, facendosi poi seguire di conseguenza. Lui, l’olandese volante, in una follia mai così lucida, ricostruì la squadra dalle fondamenta, facendo rinascere una società giunta, a suo parere, ad un punto morto della propria esistenza. Con lui nacque la cantera catalana. Fu lui a gettare i semi della rivoluzione. Da calciatore, Cruijff, fu l’emblema del “calcio totale”, una filosofia di gioco che sconvolse ed entusiasmò milioni di amanti del calcio. La sua Olanda, guidata dalla mano di Michels, era una macchina di calcio perfetta. Johan imparò e riportò da allenatore, con adattamenti (più tecnica che fisico; a correre doveva essere più la palla dei giocatori), quel calcio in Catalogna. Il suo lavoro fu fantastico, ma soltanto Guardiola, suo discepolo, 12 anni dopo, riuscì a dare vita alla vera evoluzione del calcio totale, alla vera rivoluzione: il suo tiki-taka diventa filosofia, assurse a moderna materia di studio, altro che semplice tattica. Quando nel 2008 Guardiola fu chiamato da Laporta a sostituire Rijkaard, non è che prese in mano una squadra da buttare, anzi, il Barça pre-Guardiola era già una grande squadra, ma Guardiola è un artigiano, ricerca la perfezione. Iniziò a smussare gli angoli di una squadra già vincente, ma che lui voleva diventasse perfetta. Iniesta in panchina? Follia! Via Deco, spazio a questo talento naturale. Xavi dev’essere il leader, non un comprimario. Messi? È il futuro, Ronaldihno è già il passato. Ci vuole coraggio per fare certe scelte, ci vuole fegato, ci vuole classe. E Pep ce ne ha da vendere, come quelli che erano gli interpreti del suo pensiero calcistico.

bayern bundesTutta questa storia ci riporta al punto di partenza: la progettualità. Il Barcellona dell’ultimo mezzo decennio non è stato costruito in un anno o due, ma in almeno vent’anni di lavoro, di illuminanti intuizioni, di studio tecnico e tattico, di fortuna forse anche, ma giusto un pizzico, perchè la ricetta delle leggende necessita anche di quella. Oltre 640 gol realizzati in quattro anni; meno di cento gol subiti; tre vittorie consecutive nella Liga, due Champions League vinte e due semifinali raggiunte, due Coppe del Re vinte, due Coppe del Mondo per Club, due Supercoppe Europee, tre Supercoppe di Spagna. Quattordici trofei vinti in quattro anni. Numeri pazzeschi, forse irripetibili, ma frutto di un lavoro certosino che Guardiola ha saputo suggellare. Ed ora, internazionalmente, l’unico campionato che gli può permettere ancora di sperimentare, di progettare, di studiare e di crescere è quello tedesco. La Bundesliga è un campionato che ha avuto una crescita pazzesca negli ultimi dieci anni, che ha saputo costruire un sistema di autosostentamento senza eguali nel mondo. I club tedeschi, volendo, potrebbero vivere senza diritti televisivi (lo so, pare assurdo anche a me, ma è così) e solo di biglietti pagati dai tifosi e di magliette comprate. Il St. Pauli, formazione di seconda divisione, è uno dei club che più guadagna (in rapporto al proprio valore di club) dallo sfruttamento del proprio brand, giusto per fare capire di che stiamo parlando. La Bundes è un altro pianeta, dove si gioca sempre a calcio, ma con la testa più leggera e le tasche più piene. Il Bayern Monaco poi è un club che unisce la forza e la saggezza del calcio storico europeo a questa nuova dimensione del calcio locale tedesco, che riesce a plasmare squadre di primo livello spendendo, ma tenendo i conti in ordine e dando sempre e comunque un occhio al proprio settore giovanile. Se il Borussia Dortmund, di necessità ne ha fatto virtù (i campioni da noi non vengono? Ce li costruiamo, semplice), il Bayern, grazie all’esperienza di Guardiola, potrà ulteriormente rafforzare la propria struttura ed allora tutti saremo costretti a voltarci ed ammettere che in Germania qualcosa di nuovo e di grande è davvero nato. La scelta di Guardiola può cambiare gli equilibri del potere calcistico europeo e questa credo sia la cosa abbia convinto Pep a dire sì al club teutonico, e credo sia anche la cosa più affascinante di tutto il discorso, senza contare che una sfida sulle panchine tra Klopp e Guardiola sarà forse meno mediaticamente intrigante di quella del catalano con Mourinho, ma calcisticamente potrà regalare altrettante emozioni. Tutto alla faccia degli emiri e dei petro-dollari ed in dolce ricordo dei reni persi da avventati scommettitori.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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