cholo jurgen

Ieri sono state sorteggiate le semifinali di Champions League, ma prima di pensare al domani mi piacerebbe spendere due parole sullo ieri. Sono state due notti di calcio europeo indimenticabili quelle di questa settimana. Quattro partite, che sommate alle quattro di andata, per un motivo o per l’altro rimarranno a lungo nei nostri occhi e nei nostri cuori. Quattro battaglie nelle quali si è visto il meglio che il calcio possa offrire alla vista e all’anima di noi appassionati di calcio. In campo sono stati portati tanta qualità, corsa, grinta e grandi giocate.

Cr7Tutti noi abbiamo ancora impresso nella mente l’assist di “Don” Andres Iniesta a Neymar per l’1-1 nell’andata tra Barcellona e Atletico, o il quattordicesimo centro di Ronaldo in questa Champions che gli ha permesso di eguagliare il record di Messi e Altafini. Allo stesso modo abbiamo apprezzato l’orgoglio con cui i Red Devils hanno affrontato le due sfide contro la corazzata di Pep Guardiola, grande favorito del torneo. Come dimenticare poi le due opposte espressioni con cui Verratti guarda Mourinho dopo le due sfide tra PSG e Chelsea. E ovviamente per molto tempo ancora si parlerà dell’ennesima corsa di uno dei più grandi motivatori che la storia dello sport abbia mai conosciuto.

Ma se tutti siamo ancora estasiati da questi quarti di finale, il merito, oltre a quelli citati sopra e ad altri che non posso stare qui ad elencarvi, va attribuito a due sentimenti: amore per il calcio e voglia di non arrendersi mai. Sentimenti che due grandi personaggi come Jurgen Klopp ed il Cholo Simeone hanno saputo trasmettere, con l’aiuto di due splendide tifoserie, ai propri giocatori. Nonostante i risultati opposti di Atletico e Borussia, il mio ringraziamento per queste splendide serate di calcio va a questi due condottieri. Il funambolico tecnico tedesco, nonostante tutte le sfighe che ha dovuto affrontare quest’anno (mai con la difesa titolare e soprattutto privo di Gundogan, che purtroppo non ci sarà nemmeno al Mondiale), non ha mai snaturato il modo di giocare della sua squadra ed il suo atteggiamento. All’andata era finita con un netto 3-0 forse eccessivamente bugiardo, perché, come al solito, quelli in maglia giallonera hanno giocato il loro calcio, provandoci fino alla fine e sfiorando il goal in più occasioni. La gara di ritorno invece non è stata una semplice partita, è stato un inno al Calcio.

32519-jurgen-kloppQuello che è stato si può raccontare ancora meglio con le parole di Klopp riportate dalla Gazzetta: «Questa partita va messa su un DVD da regalare a tutte le squadre che perdono all’andata e che sembrano senza speranza, per dimostrare che c’è sempre, in ogni occasione, qualcosa da recuperare.». La prestazione del Borussia è un esempio che va al di là dello sport. È un insegnamento di vita, la dimostrazione che, anche se si è consapevoli di avere innanzi un’impresa impossibile, con la passione ci si può, ci si deve provare sempre. Facendo un paragone con la situazione di oggi in Italia, mi vengono in mente i ragazzi delle 9 startup su 10 che non riescono nella loro impresa, ma che, dopo aver fallito, ci riprovano un’altra volta con una nuova idea. Lo fanno perchè hanno passione, hanno coraggio, hanno voglia di provarci. Ma in Italia ci manca una caratteristica, che ci rende molto diversi da tanti altri Paesi e ci danneggia a livello calcistico come a livello economico: la cultura del fallimento e della sconfitta. Così, tornando a parlare di calcio, con la qualificazione che ormai se ne era andata una settimana prima, il muro giallo del Westfalenstadion si è presentato lo stesso, imponente come sempre, se non di più, pronto a sostenere i suoi. La loro carica unita alla grinta di Klopp e alla sua maestria tattica, hanno fatto sì che i giocatori scendessero in campo con la voglia di provarci fino alla fine e soprattutto di giocare a calcio e di farlo bene. Uno spirito che sembrava poter manipolare l’incontro, facendo parare a Weidenfeller il rigore che dopo pochi minuti avrebbe chiuso ogni discussione. Il Borussia si è quindi riversato per tutto il primo tempo nella metà campo avversaria, senza possibilità di replica da parte dei Blancos. Ma la cosa che più mi ha colpito, erano gli occhi dei giocatori, come se fossero certi del fatto che quella partita l’avrebbero vinta. Sembrava che fosse il normale epilogo segnare 3 goal al Real Madrid senza subirne. Forse era l’incoscienza di chi sa che ormai non c’è nulla da perdere, ma c’era anche la lucidità di chi sa esattamente cosa fare e come farlo, come dimostrano lo spirito di sacrificio che ha portato Lewandowski a recuperare un pallone sulla propria trequarti o ha convinto Reus ad abbassarsi per aiutare Kirch, trentunenne quasi esordiente in stagione, ad impostare l’azione.

Nonostante la vittoria sia stata inutile, abbiamo potuto godere di uno spettacolo incredibile, che solo una squadra con lo spirito di Jurgen Klopp poteva regalarci. L’abbraccio a fine partita tra Mkhitaryan ed il suo allenatore, dopo che l’armeno si era divorato tre goal, sono l’immagine perfetta per raccontare quanto sia bello questo sport. Ci sono volte però, in cui cuore e spirito di sacrificio, possono avere la meglio. Anche su una squadra che negli ultimi sei anni ha sempre passato il turno dei quarti di finale. Ce lo ha dimostrato Simeone insieme ai suoi guerrieri.

Atletico Madrid's coach Simeone reacts during their La Liga soccer match against Villarreal at Vicente Calderon stadium in MadridSe c’è uno che può insegnare che cos’è l’o spirito di sacrificio, quello è proprio il Cholo. Probabilmente presi uno per uno, tutti i giocatori dell’Atletico Madrid sono inferiori ai propri pari ruolo avversari. Ma se in panchina hai Simeone, tutto cambia, tutto si può ribaltare. L’Atletico rispecchia perfettamente il Simeone giocatore: grande corsa, grande tattica, grande sacrificio, e poi si segna anche. Magari in contropiede, proprio come il Cholo in un vecchio derby di Milano. La partita di tutti i Colchoneros, contro il Barcellona, è stata praticamente perfetta: tifosi, giocatori e allenatore. Senza Diego Costa, con il quale, secondo me, sarebbe potuta finire molto peggio per i blaugrana, i giocatori in maglia biancorossa hanno fatto precisamente quello che il loro allenatore gli aveva spiegato. Uno spirito combattivo ed una voglia di vincere che si palesa nei nove chilometri percorsi dal trentaduenne Villa, ex di turno, che oltre ad essere decisivo nell’azione del goal e a colpire due legni, è il primo a tornare nella propria metà campo quando il Barca riparte. Simeone ha schierato una squadra tatticamente perfetta, col solito 4-4-2, ma soprattutto è riuscito a convincere i suoi a dare il massimo in ogni momento, in ogni metro di campo. Un pressing forsennato che si può attuare solo se si ha una voglia di arrivare all’obbiettivo che va oltre ogni limite e che porta, ad esempio, un giocatore come Tiago a sradicare una serie infinita di palloni dai piedi Messi e compagni. Il tutto nella splendida cornice costituita dal pubblico del Vicente Calderòn, che si è presentato con una splendida coreografia ed ha accompagnato i propri beniamini per tutti i 90 minuti. E così la metà perdente di Madrid continua a sognare, mentre noi sogniamo di vedere altre partite come queste, purtroppo senza Jurgen, ma con ancora il Cholo che può regalare sorprese contro il Chelsea di un altro combattente della panchina come Josè Mourinho.

Un commento a “Grazie Cholo, grazie Jurgen

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