BERGAMO, ITALY - APRIL 17:  AS Roma coach Luciano Spalletti looks on before the Serie A match between Atalanta BC and AS Roma at Stadio Atleti Azzurri d'Italia on April 17, 2016 in Bergamo, Italy.  (Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

E Totti fu. Come la “lux” biblica, si è acceso nel buio del mondo per salvare la sua Roma da una notte da incubo. Che poi, alla fine dei conti, tanto oscura non sarebbe stata: ci avrebbe pensato l’allegra brigata nerazzurra in trasferta a Genova a sistemare tutto; ma questa è un’altra storia. Fatto sta che ieri Francè è entrato in campo ad una manciata di minuti dalla fine e l’ha risolta lui, con una planata da rapace e un calcio di rigore. “Tutto molto molto bello”, avrebbe detto l’indimenticabile Bruno Pizzul. E oggi, sui quotidiani sportivi, non si parla d’altro: il mitologico Totti, il leggendario campione, una favola che non finisce mai, alla faccia di chi lo dava per morto, per finito, di chi ha osato metterne in dubbio il talento eterno, e bla bla bla, sapete già tutto. Lungi da me voler mettere in dubbio la stoffa regale di Totti, i meriti e gli allori della sua carriera e tutto quanto. Perciò, se già state affilando gli artigli per azzannare l’eretico che ha osato bestemmiare la divinità romana: smammate, non è questo il caso. Ciò per cui sono qua a scrivere è lo squallido trattamento riservato a Luciano Spalletti nelle ultime ore (per non dire settimane). Si sta, infatti, facendo passare il mister della Roma come il Nemico sacrilego che i santi piedi tottiani hanno preso sonoramente a calci, come colui che ha provato a porre fine all’Eternità, mai tracotanza fu più svergognata, con fare incazzoso tipicamente toscano e dunque tutto orgoglio e permalosità, ma ora, ieri sera, alla fine, se l’è preso maledettamente in quel posto, tiè Luciano, ti sta bene. Ma se ce n’è uno che la Roma romanista e Totti stesso devono ringraziare fino a prosciugarsi la lingua, quello è proprio Luciano Spalletti.

1461045463-ansa-20160418161323-18638158Perché se la Roma oggi può festeggiare un pressoché sicuro posto nella prossima Champions League è perché Spalletti l’ha presa da una situazione fisica, psicologica e morale disastrosa e le ha fatto vincere 8 partite di seguito. In cui, curiosamente, su 720 minuti totali, Totti ne ha giocati solamente 45. Perché oggi una squadra, per vincere, deve avere attaccanti che pressino, che ripartano, che ripieghino a difendere, e questo lavoro Totti non lo può più fare, probabilmente nemmeno per 30 minuti filati. Perché Spalletti ha anteposto il bene della Roma al nome del suo capitano, e così facendo l’ha portata al terzo posto: e questo, per i tifosi, è quello che conta. Perché Spalletti poteva anche gestire meglio l’uscita di scena di Francè, ma ci provate voi a lavorare in un mondo che anche se vinci partite su partite non fa altro che chiederti ragione, senza peraltro voler davvero sentire la risposta, delle continue esclusioni del capitano? A chiunque, a un toscano ancor di più, ad un certo punto girano. Lo spazio di Totti, oggi, è quello di ieri sera, quei 10-15 minuti finali in cui il suo indiscutibile talento può risolvere una partita che proprio non vuol girare, ma niente di più. Perché sai che figura vedere un meraviglioso campione come lui boccheggiare, arrancare in un pietoso pressing o in un accennato scatto? Spalletti questo l’ha capito, e ha costruito a Totti una dimensione perfetta per uscire di scena in gloria, una gloria costellata da apparizioni miracolose come quella con il Torino. Ma questo nessuno l’ha capito, troppo accecati da un presunto reato di lesa maestà per capire che Luciano ha straordinariamente strutturato la rimonta della Roma e contestualmente la perfetta dimensione a Totti per farlo rifulgere ancora come sempre. Se c’è qualcuno che ieri sera, dall’Olimpico, poteva uscire a testa alta e potendo guardare tutti negli occhi, quello era Luciano Spalletti. Ma il fottuto storytelling di questi tempi, le facilonerie pallonare, la superficialità e il sapiente quanto malefico lavoro della stampa nostrana ci vuol far credere tutto il contrario. E allora serve qualcuno che lo dica, forte e chiaro: giù le mani da Luciano Spalletti.

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