maglia rosa

Non ho ricordo di una prima settimana di Giro d’Italia così selettiva: non tanto per le difficoltà tecniche delle singole prove, quanto piuttosto per una serie di cadute ed incidenti che hanno condizionato e condizioneranno il risultato finale della corsa rosa. Martedì a Bari si sono salvati quasi tutti: a parte qualche scivolone, un accordo tra ciclisti e direzione ha provveduto ad accorciare la gara, vinta poi in volata dal francese Bouhanni. Sì, perché proprio all’esordio italiano del nostro Giro, abbiamo assistito all’addio di uno dei protagonisti più annunciati che in Irlanda aveva già dato modo di non deludere le aspettative: Marcel Kittel abbandona la corsa rosa per febbre avendo già conquistato due vittorie nei primi due arrivi in volata disponibili.

ulissi_montecopiolo_ansaNon è volata per velocisti invece la tappa del giorno seguente: Taranto – Viggiano è un test importante, perché è il primo arrivo in salita. Niente a che vedere con Oropa, Plan di Montecampione, Val Martello, Panarotta o Zoncolan. Tuttavia il traguardo di Viggiano avrebbe dovuto dare dei segnali importanti, almeno su chi non avrebbe potuto sognare in rosa. Ma in realtà tutti i migliori sono lì: Evans, Quintana, Rodriguez, Uran, Scarponi, Basso, Santaromita, Majka, Pozzovivo e il giovane Aru. Tutti con lo stesso tempo. Tutti messi in riga dalla progressione irresistibile di un eccellente Diego Ulissi. Sbuca da dietro all’improvviso e passa a ridosso delle transenne. Evans è il primo che prova a rispondergli ma non c’è niente da fare. Bravo anche l’australiano Matthews che resta in rosa per il quarto giorno consecutivo. Ma è la sesta tappa con arrivo a Montecassino che verrà senza dubbio ricordata per essere stata una delle frazioni decisive di questo 97° Giro d’Italia. Sulla carta non presenta eccessive difficoltà: 247 km, due GPM uno di quarta e uno di seconda categoria, quest’ultimo proprio dove è posto l’arrivo. Sono 9 km al 4-5 per cento di pendenza media. Terreno ancora adatto ad un’azione alla Ulissi. Ghiotta opportunità per chi vuole iniziare a limare secondi dalla cronometro a squadre di apertura. Possibilità per mettere in guardia gli avversari. Non è stato niente di tutto ciò.

A 11,2 km dall’arrivo, a 2 km dall’inizio dell’ascesa finale, due cadute avvenute a 150 metri l’una dall’altra hanno spaccato il gruppo. Pochi quelli che sono riusciti a passare indenni senza rallentamenti: tra gli uomini di classifica solo Evans, Santaromita e Matthews che, vincendo, mantiene la maglia rosa. Pozzovivo riesce a rimanere in piedi, ma accusa altri 49 secondi di ritardo da Evans. Quintana e Aru cadono: per loro solo qualche botta. Va decisamente peggio al nostro Michele Scarponi: il marchigiano impatta violentemente tutto il lato destro del corpo riportando numerose contusioni. Ma è il team Katusha che ne esce assolutamente ed irrimediabilmente disfatto. Caruso riporta una forte contusione al femore sinistro. Per Angel Vicioso c’è addirittura frattura del femore destro. Purito Rodriguez rompe tre costole e un dito della mano sinistra. Per tutti e tre è ritiro. Lascia così il Giro d’Italia uno dei due grandi favoriti. Uno che di sicuro avrebbe dato spettacolo. Uno che avrebbe messo senza dubbio i bastoni tra le ruote ai vari Evans, Uran e Quintana. Uno che era venuto apposta per vincere. Uno che volevamo vedere scattare sulle strade di Pantani.

Evans rosaEd è proprio sulle strade del Pirata che assistiamo ad un bellissima doppietta di Diego Ulissi: dopo la finalmente tranquilla parentesi della settima tappa vinta ancora da Bouhanni in volata davanti al nostro Giacomo Nizzolo, si affrontano il Cippo di Carpegna e Montecopiolo, strade su cui Marco si preparava alle grandi imprese a cui ci aveva abituato. Sono le prime due vere salite di questo Giro e la seconda giornata decisiva in ottica di classifica finale. Ulissi vince da esperto finiseur, rimontando all’ultimo i due avventurieri di giornata Arredondo e Rolland. Scarponi, dolorante per le contusioni dei giorni precedenti, dice addio al podio: arriva con più di 9 minuti di ritardo. Ed Evans, grazie ad un lavoro eccelso di Steve Morabito guadagna la maglia rosa. È passata una sola settimana e l’australiano è già in rosa: certo è motivo di orgoglio e vanto, ma è anche una grande responsabilità per tutta la squadra. Evans ha voluto la maglia rosa subito, e ora dovrà saperla portare in più lontano possibile. E già sabato abbiamo potuto vedere che nessuno gliela vorrà regalare. Si parla di patti segreti e silenziosi accordi tra i colombiani Uran e Quintana per impedire ad Evans di vincere. Si parla di quanto è stato bravo Quintana a passare indenne questa prima pericolosa settimana. Si parla già di chi potrà vincere la cronoscalata del Monte Grappa. Si parla tanto, e nel frattempo il nostro piccolo Domenico Pozzovivo va a rosicchiare 32 secondi ad Evans, Quintana, Uran e tutti gli altri. Il lucano, da puro scalatore quale è, è scattato sull’ultima salita e ha fatto il vuoto. Terzo di giornata, solo perché i fuggitivi erano stati lasciati andare via. Ma quando Pozzovivo si è alzato sui pedali, nessuno dei big ha risposto. Ora la classifica generale lo vede quarto a 1 minuto e 20 da Cadel Evans.

Dopo le prime nove tappe sappiamo già chi non potrà vincere il Giro: Rodriguez si è ritirato e Scarponi è infortunato. Sappiamo anche che gli altri favoriti sono tutti lì: vedremo se la BMC saprà farsi carico dell’onore e anche dell’onere che comporta avere il proprio capitano in rosa dopo solo una settimana di gara. Vedremo se Basso deluderà le aspettative o se si dimostrerà ancora una volta un diesel esperto che trova la gamba giusta nel durante. Vedremo anche il giovane Aru cosa saprà combinare ora che il suo capitano si metterà al suo servizio. Pozzovivo sarà in grado di duellare alla pari con Quintana? E il colombiano si dimostrerà davvero così irresistibile in salita? Il primo verdetto spetta alle montagne di Pantani: Oropa e Plan di Montecampione.

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