Gilbert

 

IL VINCITORE Con il trionfo di ieri Gilbert ci ha dimostrato che anche le teorie più perfette sono fatte per essere smentite. Pochi infatti pronosticavano un arrivo in solitaria, ma il fenomeno belga sul Cauberg ha messo in scena uno straordinario spettacolo che gli ha permesso di guardare tutti dall’alto del primo gradino del podio. È doloroso ammetterl, ma i nostri corridori, in particolare Nibali, hanno lanciato involontariamente l’azione del capitano della squadra belga. Nibali, pilotato perfettamente da Paolini, ha provato a sorprendere tutti attaccando fin dall’inizio dell’ultimo muro, ma a metà salita si è trovato senza benzina, non essendo un corridore in grado di compiere un azione così esplosiva, e a questo punto con il gruppo tutto in fila, piegato dall’accelerazione azzurra, è partito Gilbert, nel punto di massima pendenza dello strappo, con una rasoiata tremenda che gli ha permesso di guadagnare metri.

 

IL PODIO In seconda posizione è arrivato il norvegese Boasson Hagen, che con la prova fornita ieri ha dimostrato di essere cresciuto parecchio e data la giovane età ha ancora davanti margini di miglioramento. Nonostante i soli due compagni che per regolamento la Norvegia poteva schierare, è sempre rimasto davanti nelle prime posizioni senza perdere troppe energie, forze che gli hanno permesso di reagire per primo alla sparata di Gilbert e poi di lanciare l’allungo per il secondo posto.

 

Ancora una volta Valverde si deve accontentare di un piazzamento sul podio mondiale: la maglia iridata sembra una maledizione, ci si avvicina sempre ma non è ancora riuscito ad ottenerla. In casa spagnola comunque non sono mancate le polemiche, con Freire che voleva chiudere la carriera con il quarto mondiale e si è lamentato di non essere stato supportato adeguatamente. Ma per come si era messa la corsa Freire difficilmente avrebbe recuperato posizioni anche se Valverde lo avesse aspettato e nel caso sarebbe stato comunque complicato portare a casa una medaglia. La decisione spagnola di correre con troppi corridori in grado di vincere il mondiale si è forse rivelata controproducente, ma a gara terminata è sempre troppo semplice dare giudizi.

 

GLI AZZURRI L’Italia invece ha corso con grande generosità, sempre presente nei tentativi di fuga (in questo senso grande la prova di Cataldo), ma nel finale si è puntato sull’uomo meno adatto, anche se è da applausi l’azione con la quale gli azzurri hanno portato nella migliore posizione di sparo Nibali. Moser, Marcato e poi l’eterno Paolini lo hanno messo nella migliore posizione, ma Vincenzo nonostante i tanti chilometri percorsi non ha le caratteristiche per fare la differenza su una sì impegnativa ma breve salita. C ’è comunque da sottolineare che se si era deciso di muoversi con Nibali bisognava farlo appena approcciato lo strappo, come è stato fatto, e non si poteva aspettare che qualcuno si muovesse e poi seguirlo perché in quel modo le possibilità di fare selezione sarebbero state dimezzate: è stata dunque una scelta rischiosa ma che poteva risultare vincente. Viene da chiedersi ora se non sarebbe stato meglio puntare su Gatto, mantenendolo davanti e approcciando il Cauberg in modo più regolare tenendo in questo modo il gruppo più compatto; Gilbert avrebbe sicuramente vinto lo stesso, ma forse noi avremmo preso una medaglia. Se Nibali voleva vincere doveva muoversi un paio di giri prima, quando il gruppo stava recuperando sulla fuga di giornata, in cui era ben nutrita la presenza di italiani, e soprattutto in avanscoperta c’era anche Contador, con uno straordinario Flecha, che ha lavorato per due: in quel caso era forse possibile andare via giocandosi così la vittoria sul Cauberg con un ristretto numero di corridori.

 

PROSPETTIVE Fare considerazioni e criticare a gara finita è facile e a volte anche sbagliato, ma ripartire da un attenta analisi dei propri errori è sicuramente il modo migliore per ottenere risultati la prossima volta. Ma non ci sono solo errori di valutazioni nella prova azzurra. La gara dei vari debuttanti al mondiale, corsa che è diversa da tutte le altre non esistendo niente di simile durante l’anno, è stata sicuramente positiva. C’è stato, in generale, un ottimo lavoro di squadra, che però come si era già visto all’Olimpiade non è stato finalizzato nel modo migliore: Nibali è più uomo da corse a tappe che da corse di un giorno a meno che queste non risultino particolarmente selettive, ed è sbagliato affidarsi totalmente a lui. I nomi nuovi, anche se non di primissimo piano, comunque ci sono, e bisogna continua a sostenere il lavoro del commissario tecnico Bettini che li sta facendo crescere bene, con la speranza che un giorno saranno in grado di ripercorre le sue gesta sportive.

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