Maradona Matthaus Roma 1990

di Matteo Azzimonti e Stefano Ruffin

La mano de DiosIl Mondiale non è roba per squadrette. Certo, ci sono gli exploit, anche in questa edizione ci sono stati, ma alla fine il titolo è questione per pochi intimi. Tra essi Germania e Argentina evocano gesta quasi eroiche, indelebili e imprescindibili per ogni appassionato che si definisca tale. Chi vi scrive non era ancora nato quando il Pibe nel 1986 diventò la Mano di Dio; era ben lungi dall’essere anche solo pensato quando accadde il Miracolo di Berna nel 1954; era lì lì per affacciarsi alla vita quella notte di Italia ’90. Eppure tutto questo lo sente proprio e non può fare a meno di richiamare alla mente i precedenti.

Il primo scontro tra i due è nel 1958 in Svezia, il Mondiale che consacra Pelè agli occhi del mondo. È la prima partita del Girone 1, si gioca a Malmö e i gialloneri passano in vantaggio dopo tre minuti. Si, gialloneri: i sudamericani si scordarono di portare la seconda maglia e dovettero chiedere in prestito la maglia del club ospitante, quella gialla dell’IFK Malmö. Il resto della divisa, nero, era identico a quello degli avversari, ma la FIFA a quei tempi non aveva ancora preso la deriva insensata di oggi. La Germania (Ovest) ci mette qualche minuto a riorganizzarsi, ma chiude il tempo in vantaggio 2-1 e nel secondo parziale arriva anche il 3-1. Il girone si chiuderà con i tedeschi primi e gli argentini ultimi; in mezzo, l’Irlanda del Nord ottiene il secondo posto grazie alla vittoria nel playoff contro la Cecoslovacchia. Il cammino teutonico si chiude in semifinale per mano dei padroni di casa e in aggiunta arriva anche la sonora sconfitta per 3-6 nella finale per il terzo posto contro la Francia di un dilagante Just Fontaine. Nel 1966 in Inghilterra va un po’ meglio: riunite ancora nello stesso girone, le due Nazionali pareggiano lo scontro diretto ma passano entrambe il turno a pari punti. La miglior media gol fa sì che i tedeschi siano primi e peschino l’Uruguay, mentre gli argentini debbano affrontare gli inglesi a Wembley. Ancora una volta però sono i ragazzi di Helmut Schön ad andare più lontano: si arrendono in finale, contro l’Inghilterra degli hammers Moore, Hurst e Peters.

Germania-Argentina Voeller pareggioPassano vent’anni e finalmente ci si gioca il titolo. All’Azteca si presentano un’Argentina letteralmente trascinata da Diego Maradona, che riscrive i libri di storia il 22 giugno contro i Tre Leoni e successivamente doma un ottimo Belgio in semifinale, e una Germania Ovest magari non spumeggiante ma tremendamente efficace. Maradona, Burruchaga e Valdano contro Matthaus, Brehme e Rummenigge. Gli argentini dopo un’ora di gioco sono avanti 2-0, Josè Brown di testa e Valdano su azione verticale, ma la tenacia teutonica è dura a morire e la Germania recupera nel giro di sette minuti. Rummenigge e Voeller, entrambi sugli sviluppi di un corner. 2-2. La partita è maschia, al novantesimo si contano sei cartellini gialli, record per una finale mondiale. Poi a quattro minuti dalla fine, Burruchaga taglia la difesa tedesca che si trova impreparata. Per Diego è un gioco da ragazzi servirlo: tocco di prima sulla corsa, il Burru si invola e beffa Schumacher in disperata uscita. La Coppa va a Buenos Aires.

Quattro anni dopo a Roma viene concesso il bis, anche se l’Albiceleste arriva in finale vincendo solo due partite in tutto il torneo. Il pass per l’atto conclusivo viene staccato a Napoli, dove in un contesto surreale gli undici metri sono fatali agli azzurri. Nel frattempo i tedeschi dominano il girone con 10 gol in tre partite, eliminano gli olandesi e i cecoslovacchi e guadagnano il diritto di vendetta superando ai rigori un’ottima Inghilterra. All’Olimpico la partita è tesa, già agli inizi nazionali si intuisce l’andazzo: pioggia di fischi contro l’Albiceleste alla quale Maradona risponde senza mezzi termini con una dedica alle mamme dei presenti. Si combatte su ogni pallone con grande agonismo, non vengono fischiati due rigori, uno su Augenthaler e l’altro su Gabriel Calderón. Due argentini finiscono sotto la doccia prima del tempo e a cinque minuti dalla fine arriva il punto di svolta: Nestor Sensini contrasta Rudi Voeller in piena area. Per l’arbitro è rigore, per molti no, di sicuro per nessun argentino. Brehme si incarica della battuta e trafigge Goycochea. Germania Ovest – Argentina 1-0. La Germania è campione del mondo per la terza volta, così come per la terza volta (mai successo prima) le due squadre si ritroveranno in finale questa sera. In mezzo, due scontri ai quarti di finale entrambi a favore dei tedeschi: vittoria ai rigori a Germania 2006 e un secco 4-0 a Sudafrica 2010. Pregustando il dolce sapore del trionfo nel covo degli odiati cugini verdeoro, saranno ancora una volta Messi e Mascherano a guidare i compagni per l’assalto alla coppa, ma per farlo c’è bisogno di una prova molto migliore di quella offerta in semifinale. Sono forti, sì, ma gli argentini oggi al cospetto dei tedeschi sembrano un gradino sotto, sospinti più dalla forza del singolo che dalla potenza di gruppo. Ma chi lo sa, dopotutto è già successo una volta che un Diez abbia portato la sua squadra alla vittoria praticamente da solo…

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