lavezzi al psg

Nel calcio di sceicchi, petrolieri e banchieri stiamo assistendo ad un nuovo fenomeno. Un tempo si parlava di fuga di cervelli, per indicare il fenomeno per cui i migliori scienziati e dottori della penisola scappavano all’estero per godere di tecnologie e strumenti necessari ai loro studi. Negli ultimi anni siamo spettatori di un fenomeno speculare nel mondo sportivo: la fuga dei fenomeni! I giocatori più talentuosi vengono strappati dal Campionato italiano e nessun club riesce a trattenerli. Milan, Inter, Juve sono impotenti di fronte a sceicchi, magnati del petrolio e importanti banchieri. Questi soggetti bussano alla porta delle grandi squadre nazionali con una “offerta che non si può rifiutare” e tornano in patria con il top player desiderato. Insomma in Italia si viene per far compere! Certo non si fanno sconti ai compratori, ma non sembra un deterrente. Balotelli, Lavezzi, Pastore, Sanchez e altri hanno scelto Inghilterra, Francia o Spagna per la loro carriera. Che il campionato italiano abbia perso il suo storico appeal?

 

Un tempo era difficile che un campione partisse dalla penisola. Certo ci sono precedenti (vedi Zidane, Zola, ecc.) ma non era un fenomeno così diffuso come ora. Io credo che il problema non sia di attrattiva, piuttosto di cash. Il calcio ormai si muove dove si muovono i soldi e i giocatori, giustamente, seguono il profumo della filigrana appena stampata.

 

Potremmo dire che i club italiani trattano, loro comprano. Nessuna contrattazione, nessun negoziato, vengono, comprano e tornano in patria con il gioiellino prescelto. Come fermare l’esodo dei talenti dalla Serie A? La soluzione è la solita: dinero! Il target dei presidenti è cambiato ora che uno come Berlusconi sembra un senzatetto in confronto agli sceicchi in circolazione.

 

Questa soluzione non è possibile, né tantomeno augurabile. Verrebbe snaturata l’anima del calcio. La ricerca del miglior offerente a scapito dell’affezione per la maglia è una dinamica normale, ma non va esasperata. Si sente sempre più l’esigenza, ora più che mai, del fair play finanziario. Il calcio non può rimanere in balia dei capricci di presidenti disposti a spendere cifre da capogiro. Dal fair play in campo tanto proclamato dalla Fifa si deve passare a quello in bilancio. L’unica speranza per il Campionato italiano è che Platini e l’Uefa riescano, negli anni a venire, ad applicare seriamente e a far rispettare il fair play finanziario.

 

twitter@martinofilippi

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