Franky Van der Elst

Il mese scorso vi abbiamo portato con noi in un (speriamo) interessante viaggio all’interno di una delle realtà calcistiche più particolari e uniche al mondo, il Belgio. Serviva una testimonianza per accompagnare il nostro racconto e per spiegare dall’interno il fenomeno di questo Stato così piccolo eppure così ricco di talento calcistico. Serviva un uomo che ha vissuto, da protagonista, la prima stagione d’oro dei Diavoli Rossi e che adesso, da spettatore, tifoso e addetto ai lavori, ci potesse dare una mano per definire i contorni di questa Golden Generation.

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Lui è Franky Van der Elst, centrocampista del Belgio anni Ottanta-Novanta alle “dipendenze” di Guy Thys, il Santone del calcio belga. Nel marzo del 2004 è stato inserito nella FIFA100, una lista che annovera campioni di tutte le epoche stilata dalla FIFA con la supervisione di Pelé. Franky Van der Elst è stato centrocampista difensivo del Bruges, una delle grandi del Belgio, con cui ha vinto 5 campionati nazionali e 4 coppe di Belgio. 86 volte nazionale, ha preso parte a 4 Mondiali (1986, 1990, 1994, 1998). Attualmente allena il KSV Roeselare nella seconda divisione belga e lavora per Proximus Tv come football analist durante le serate di Champions League. Ecco la nostra chiacchierata con lui.

belgium 1986Van der Eslt, che ricordo ha della nazionale belga guidata da Guy Thys, di cui lei faceva parte nel decennio ’80-’90?
Tutti i tifosi e gli sportivi belgi hanno un bel ricordo di quel periodo e anche io non mi sottraggo di certo. Quello è stato il momento più alto, più ricco di successi della storia del calcio belga. Finale agli Europei in Italia e semifinale ai Mondiali del Messico nel 1986.

Che cosa ha significato per lei e per il Belgio Guy Thys?
Thys era un grande allenatore, molto naturale nel rapporto con i suoi giocatori. Molto umano. Una persona semplice che aveva fiducia nel suo gruppo. Per me Thys è stato importantissimo perché mi ha convocato la prima volta nel dicembre del 1984, subito dopo il mio trasferimento al Bruges dal Molenbeek. Ho avuto qualche incomprensione con lui in Messico, ma nonostante questo lui ha continuato a convocarmi anche dopo la Coppa del mondo.

Che cosa hanno in comune la squadra attuale e la sua?
Questo è difficile da dire. Credo che questa generazione abbia più qualità, ma la squadra degli anni ’80 era forse più intelligente, pensava di più in alcuni momenti della partita. Questa squadra vuole mantenere il possesso palla, vuole dominare la partita. Sono fiduciosi perché sanno di poter vincere ogni partita. La nostra squadra era più attendista e cercava il momento giusto per colpire.

È questa è la squadra belga più forte di tutti i tempi?
Sì, penso di sì, ma non sottovalutiamo la squadra degli anni Ottanta. Anche in quella c’erano grandi giocatori: Ceulemans, Gerets, Pfaff, Vercauteren e Scifo solo per citarne alcuni.

der elst contrasto gascoigneCi dice un motivo per cui dire “ok, questo Belgio può vincere gli Europei” e uno per cui dire “no, nemmeno stavolta ce la faremo”?
I ragazzi hanno grandi capacità tecniche, giocano in grandi squadre nei migliori campionati d’Europa e hanno giocato tutti ad alto livello. Forse quello che manca è un pizzico d’esperienza. Vincere l’Europeo non è facile perché gli avversari sono molto forti: Germania, Spagna, Olanda, Francia (che è Paese ospitante e vorrà dimostrare il proprio valore), l’Italia… Insomma, tanti rivali. Speriamo di non avere infortuni, sarebbe un problema in meno.

I club belgi sono stati una potenza durante gli anni ’80. Poi c’è stato un periodo di crisi. Ora i migliori giocatori sono all’estero. Se la nazionale ha possibilità di successo non si può dire lo stesso dei club. È solo una questione di soldi?
Uno dei problemi è che i giocatori vanno all’estero quando sono molto giovani, magari non hanno mai giocato in prima squadra nel loro club… Trattenerli è impossibile, perché vanno a guadagnare molto di più in grandi squadre che giocano in campionati importanti. Però bisogna dire che i club stanno facendo del loro meglio per ritornare ad essere competitivi in Europa e i risultati dell’ultimo anno sono di buon livello. La scorsa stagione è stata molto buona.

Cosa pensa della riforma di Michael Sablon?
Non ne so molto ma posso dire che i club belgi hanno incrementato gli investimenti nei rispettivi settori giovanili e stanno facendo un lavoro importante con i giovani calciatori. Questo è sicuramente un miglioramento rispetto al passato.

der elst brugesCosa pensa delle ultime decisioni della federazione belga di tagliare il numero dei club professionistici?
Penso che qualcosa bisognava fare perché allo stato attuale ci sono molti problemi, soprattutto in seconda divisione, dove ci sono molti club in difficoltà economica. Sono d’accordo sul fatto che non sia il format migliore, ma questo è un punto di partenza per trovare soluzioni nuove. In futuro ci potranno essere cambiamenti per migliorare le cose, ma questo è l’inizio. Tutti dicono che qualcosa andava fatto, la speranza è che questi provvedimenti servano a migliorare il calcio belga.

Lei è stato inserito nella lista FIFA100 insieme a due suoi compagni di squadra del Belgio anni ’80 (Pfaff e Ceulemans, ndr). Quali nazionali belgi odierni potrebbero entrare in quella lista?
Sicuramente Eden Hazard. Poi penso che Courtois, che è un grande portiere, potrebbe farne parte e anche Kevin De Bruyne. Aggiungo anche che Vincent Kompany potrebbe essere inserito ad occhi chiusi.

Quale giocatore di questo Belgio le somiglia di più?
Questa domanda è troppo difficile! Diciamo che se mi avesse posto la stessa questione qualche anno fa, avrei detto Timmy Simons (colonna del Bruges, centrocampista classe 1976, ndr) che però non fa più parte della nazionale. Adesso non ci sono giocatori che mi somigliano. Sono tutti migliori di me!

Se mi dice così è perché pensa che il suo calcio sia molto diverso da quello di oggi. Quanto è cambiato secondo lei?
È cambiato. I giocatori somigliano molto di più a dei veri atleti. Il fisico è più sviluppato, curato, e sono sicuramente più forti, più resistenti e più veloci rispetto a quando giocavo io.

Cosa non le piace e cosa cambierebbe del calcio attuale?
Non cambierei nulla. Penso che sia bello così. Mi piacerebbe solo aiutare di più gli arbitri con piccoli accorgimenti tecnologici perché spesso le partite sono decise da una decisione sbagliata e questo è un vero peccato.

Chi è Franky Van der Elst

Nato a Ninove, 30 aprile 1961. Carriera nei club: 1978-1984 RWD Molenbeek; 1984-1999 Club Brugge. Nazionale: Belgio 1984-1998, 86 presenze, 1 goal. Titoli personali: 2 volte vincitore del titolo di miglior calciatore del campionato belga (1990, 1996).

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