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56a7641efd9daba85673a99c36d01785_169_xlSiamo nel momento topico della stagione NBA, in cui si stanno svolgendo le Finals tra i Cavs del King LeBron e i Golden State Warriors dell’MVP Steph Curry. Questo è il periodo dell’anno in cui molti tifosi italiani iniziano a vivere con il fuso orario delle città americane in cui si svolgono le partite e lo fanno per uno e un solo motivo: vogliono vedere non solo chi vincerà, ma quali altre emozioni potrà regalare questo sport meraviglioso nel suo massimo splendore.

Come molti sapranno Gara 1 ha visto trionfare GSW e la perdita per infortunio di Kyrie Irving, una delle stelle più fulgide dell’intero panorama NBA, nonche star dei Cavaliers insieme a James. Dato il periodo di forma di Curry e compagni, data la mancanza di Irving e la panchina corta di Cleveland, il pensiero comune è stato, ammettiamolo, che queste Finals fossero già decise e i ragazzi di Steve Kerr potessero già farsi prendere le misure delle dita per l’anello.

Part-WAS-Was8932958-1-1-0Se non fosse la NBA probabilmente avremmo ragione, ma nella nel campionato di basket più famoso del mondo tutto può succedere, e questo lo sa molto bene Matthew Dellavedova. Australiano 24enne, professionista per i Cavs da due anni, media punti di 4.7 nella stagione 2013/2104 e 4.8 nella regular season di quest’anno a cui vanno aggiunti 3 assist, 1,9 rimbalzi. Ruolo: guardia/playmaker. Sarà lui a sostituire la stella Irving e il suo ruolo prevede che il diretto avversario da marcare dovrà essere Steph Curry. Per i due o tre che non sapessero nulla di questo Curry, vi basti sapere che la sua media punti stagionale è di 28.7 a partita, che è il miglior palleggiatore della NBA, che ha una velocità di tiro che rasenta la luce, è l’MVP della regular season. Potrei andare avanti, ma credo si sia capito il concetto: riprendendo le parole che Federico Buffa usò per spiegare la pericolosità di Kevin Durant: “Contro questo difendi con il rosario in mano.”

Il destino che premia gli audaci del mondo NBA ha deciso che il nostro Matthew, chiamato affettuosamente “Delly” dai compagni, doveva diventare protagonista di una serata da eroe. Il numero 8 di Cleveland non solo ha difeso come un leone su Curry (che ha finito la partita con 19 punti e solo 2/15 da 3), ma ha anche messo a segno 9 punti, di cui 7 nell’ultimo quarto, e si è trovato a dieci secondi dalla fine dell’over time, con la sua squadra sotto di un punto, a dover tirare due tiri liberi. Ora immaginate di essere in lunetta: il canestro diventa piccolo come l’anello che sogni di vincere, il pallone diventa pesante come una palla medica, hai la consapevolezza che senza l’infortunio di Irving tu non saresti di certo lì a tirare quei liberi, LeBron ha fatto una tripla-doppia, ma se perde tutti lo insulteranno lo stesso (ed è meglio se tu non ti fai trovare). Primo tiro: 93-93, pareggio. Secondo tiro: 94-93. Due su due, hai portato la tua squadra in vantaggio, hai portato la tua squadra ad un passo, o meglio a 10 secondi, dall’1-1 nella serie.

18037547-largeDue anni fa questo ragazzo nemmeno giocava da professionista e a fine partita (per la cronaca finita 95-93 per i Cavs) indovinate chi è stato abbracciato per primo da LeBron James? Ora, non so dirvi come andrà a finire la serie, sicuramente rimane favorita Golden State, ma quello che interessa in questo momento è che per l’ennesima volta questo sport, questa Lega, questi giocatori riescono a regalarci delle storie di uomini che sanno emozionare, oserei dire commuovere. Non è un caso che lo slogan NBA sia Where Amazing Happens.

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