Ci sono momenti, nella propria vita, che segnano indelebilmente il vivere quotidiano. Sono momenti forti, intensi. Attimi che, nel bene o nel male, lasciano strascichi che non si possono cancellare. Per un atleta spesso questo momento coincide con una gara, una manifestazione importante. Le reazioni a questi eventi sono tra le più disparate e spesso sono figlie di emozioni istantanee. Di gioie uniche ma, allo stesso modo, anche di delusioni cocenti.

Gli ultimi giorni di Federica Pellegrini sono stati tutto questo ma anche molto altro. Sono stati lo specchio di una ragazza che, nonostante una carriera unica, è comunque, prima che atleta, donna. Una persona con un cuore, con dei sentimenti. Una persona capace di provare emozioni e, di conseguenza, anche in grado di subirle. Il quarto posto nella sua gara, i 200 stile libero, è stato come un fulmine a ciel sereno, come un foro improvviso in una palla piena di acqua. È stato un quarto posto che ha mostrato al mondo intero la vera Federica. Non tanto dal punto di vista tecnico e sportivo dove sicuramente avrebbe meritato di più, quanto da quello puramente e strettamente umano. Le sue reazioni nel post gara sono sembrate il riassunto della sua carriera dove a momenti bui, di sconforto, come nel periodo in cui soffriva di attacchi d’ansia, si sono alternati momenti di esaltazione totale, figli di un carattere che, seppur con qualche punto debole, è quello che solo i campioni hanno.

federica-pellegriniGli ultimi giorno di Federica Pellegrini non sono stati solo la delusione per una gara andata oggettivamente come non doveva andare. Sono stati un turbinio di decisioni, di affermazioni, di emozioni che, probabilmente, nessuno ha mai compreso fino in fondo. L’incredulità, nell’immediato post gara, per non essere riuscita a realizzare il suo sogno. L’istintività, del giorno dopo, dovuta alla delusione che la porta a dire che “Forse è tempo di cambiare vita… Forse no…. Certo è che un male così forte poche volte l’ho sentito”. L’indomabilità tipica dei felini che la ha portata ha rimettersi in gioco nella 4×200. La nuova, lancinante, delusione per non aver acchiappato la qualificazione. Ma, di nuovo, la cocciutaggine che la porta ad affermare “Non mi piace pensare che tutto debba finire così”. E, infine, la libertà. La libertà di volare come la fenice che porta tatuata sul suo corpo. Quella fenice il cui motto è “Post fata resurgo” ossia: “dopo la morte torno ad alzarmi”. E così l’ultima sfida di Federica in queste Olimpiadi affrontate da portabandiera è la 4×100 mista. Una sfida nuova, particolare che però rende onore ad una nuotatrice unica, caparbia e capace di trovare stimoli nuovi nonostante un’età per la quale, in un mondo come lo sport, è considerata quasi vecchia.

034813852-50433bbb-c10a-4717-a801-55693966fdb7Gli ultimi giorni di Federica Pellegrini sono stati proprio questi. Sono stati la dimostrazione, se mai ce ne fosse stato bisogno, che quando si parla della nuotatrice azzurra, si sta parlando di un’atleta formidabile. Di una ragazza che è stata in grado, come pochi altri avrebbero saputo fare, di sapersi ascoltare. Di avere la pazienza di non lasciarsi andare eccessivamente alle emozioni, seppur molto forti, del momento. Ha dovuto combattere con critiche brutali, ciniche, cattive. Ma ne è uscita come solo lei sa fare: sbuffando, arrabbiandosi ma contemporaneamente nuotando. Perché Federica Pellegrini nuota. Nuota a testa bassa e la muove solo per respirare e per vedere che le persone importanti siano sempre lì, pronti a supportarla nel momento del bisogno.

Gli ultimi giorni di Federica Pellegrini sono stati i giorni unici di un’atleta che, quando smetterà, farà sentire la sua mancanza a tutto il mondo sportivo italiano. I giorni di un’atleta che ha mostrato di non abbattersi alla prima difficoltà. I giorni di una ragazza che dopo una caduta è tornata ad alzarsi, e a nuotare. Perché, in fondo, le riesce benissimo.

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