italia argento atene

Sembra passata un’eternità dall’ultima volta in cui abbiamo sentito le parole “nazionale italiana di basket” e “vittoria” nella stessa frase. La squadra di Pianigiani con la vittoria sulla Turchia, vicecampione mondiale, si è portata in testa al girone di qualificazione per il prossimo Europeo, con 3 vittorie in altrettante gare giocate. Intendiamoci: nulla di troppo esaltante, perchè il torneo per accedere all’Europeo non è l’Olimpiade, perchè Portogallo e Rep. Ceca non sono certamente squadre di primo livello e la Turchia non si è presentata con i suoi pezzi da 90. Tuttavia fa un certo effetto tornare a vedere i ragazzi in canotta azzurra col sorriso e non con la faccia lunga dopo una partita ufficiale. Proprio quel barlume, appena accennato, di gioia nei volti dei nostri ragazzi e quel briciolo di recuperata coscienza dei propri mezzi, scavando nella nostra breve memoria cestistica, mi ha fatto tornare alla mente un momento in cui la gioia era tutt’altra e le Olimpiadi, appena terminate, fanno affiorare un ricordo che, a 8 anni di distanza, assomiglia più ad un sogno. Atene 2004: non solo c’eravamo a quelle Olimpiadi, ma sul podio salivamo sul gradino appena sopra agli Stati Uniti di Iverson e Duncan e sotto solo all’Argentina di Ginobili e Scola, dopo quella emozionante cavalcata che ha avuto il suo apice in una delle partite più belle della storia delle Olimpiadi e non solo. Ve la ricordate? L’interminabile semifinale Italia – Lituania, i tiri “ignoranti” di Basile e Galanda, le folli penetrazioni di Pozzecco e Bulleri, le sportellate sapienti di Chiagig e Marconato… E poi la finale: stanchi morti contro la squadra del destino, quella che sai già, in fondo, di non poter battere, perchè il tuo miracolo l’hai già fatto, 2 forse son di troppo… E poi quel podio dove verrebbe da giocare a “trova l’intruso” e invece no, perchè quella generazione ha meritato di arrivare fin lì, a un passo dal Paradiso, a eguagliare un altra storica generazione di grandi cestisti italiani (Meneghin, Riva e compagni, 1980)…

 

Sembra passata un’eternità e invece sono 8 anni, il tempo di 2 Olimpiadi, a cui l’Italia della palla a spicchi non ha messo piede; il tempo di 4 europei in cui abbiamo collezionato 2 noni posti (2005, 2007) una mancata qualificazione (2009) e un diciassettesimo posto dopo essere stati ripescati (2011); il tempo di 2 mondiali con un altro nono posto e una mancata qualificazione. Ci vorrebbe un libro e non un articolo per raccontare questi 8 anni, sui quali si è detto tutto e niente e tanto a sproposito. Difficile trovare una spiegazione che basti a spiegare fino in fondo una crisi così pesante del nostro movimento cestistico, nemmeno le frequenti “rinunce” (seppur scandalose) di alcune delle nostre stelle impegnate in NBA possono giustificare un simile tracollo. (Solo per dover di cronaca non più di 2 mesi fa Belinelli dichiarava ai microfoni di SkySport che la sua priorità è l’NBA e la Nazionale viene dopo…)

 

Ma oggi, più che guardare alla crisi e far partire la solita caccia al colpevole, vorrei chiedermi: quali sono le speranze? Prima di tutto il talento, perchè, paradossalmente, questa Italia ne ha di più di 8 anni fa! In secondo luogo siamo nelle mani di un grandissimo allenatore, Pianigiani, che deve, però, ancora dimostrare tanto, fare tanta esperienza e questo primo anno lontano dal mondo fatato di Siena servirà anche a questo. Sta crescendo la volontà di essere leader di Gallinari, unico NBA ad aver mostrato un minimo di fedeltà al progetto, e questo è un altro fattore fondamentale in una squadra giovanissima che manca di figure guida nello spogliatoio

 

Tanto, tantissimo ci sarebbe ancora di dire su questi 8 anni, ma forse, per il bene di tutto il movimento cestistico italiano, è giunto il momento di smetterla di guardare a Basile e compagnia come ai fantasmi del glorioso passato, come uno standard da raggiungere e iniziare a guardarli, invece, come i maestri che si possono seguire, perchè quella è un’altra squadra, un altro basket, un’altra storia. Solo così ripensare a quell’argento olimpico potrà non essere un macigno sulle spalle dei nostri ragazzi, ma una spinta a migliorarsi sempre, a seguire la guida sicura di Pianigiani, a legarsi di più alla maglia azzurra, certi che la strada da fare, pur tutta in salita, val la pena di essere percorsa. E allora forza ragazzi! Portateci agli Europei!

twitter@rampald

0 Commenti a “Fantasmi del passato o maestri da seguire?

Rispondi