kobe bryant infortunato

kobe bryant infortunatoQuando cadono i giganti fanno rumore. Questa notte, a poco più di 3 minuti dalla fine di Golden State Warriors – Los Angeles Lakers, gara decisiva per i giallo viola, la caduta di Kobe ha fatto un grande, assordante rumore. Il tendine d’Achille ha fatto “pop” e la carriera di una delle leggende viventi e “giocanti” del basket mondiale sembra in bilico.

Per chi conosce Kobe, o per chi semplicemente lo vede in campo e lo segue da anni (17 dal suo esordio in maglia L.A.), è molto difficile pensare che anche uno degli infortuni più gravi che possano occorrere ad uno sportivo possa fermare definitivamente il Black Mamba. Molti si sono già mostrati certi, come si fa spesso in questi casi, del suo ritorno “stronger than ever”; altri si sono subito gettati a cercare il colpevole: i più l’hanno individuato in Mike D’Antoni, il quale sarebbe reo di aver permesso al 34enne figlio di Jellybean di giocare minutaggi che neanche un ventenne potrebbe sostenere con quella regolarità, certi si sono scagliati contro il calendario NBA ed i suoi folli ritmi, che negli ultimi mesi sarebbe l’indiziato principale per i numerosi infortuni, anche di un certo peso (dal “nostro” Gallinari a Rose, Rondo, Love, Stoudemire per citarne alcuni), ma nessuno è come lui.

La caduta del gigante ha fatto più rumore di tutte le altre, non basta attaccarsi alle solite considerazioni, alle solite accuse, alle solite finte certezze. Tornerà? Più forte di prima? Chi può realmente dirlo? È colpa di D’Antoni che l’ha fatto giocare troppo? Volete provare voi a dire a Bryant: “dai Kobe, rifiata un po’, anche se siamo sotto di 10, anche se perdere vorrebbe dire non andare ai Playoff… tranquillo che al posto tuo entra Meeks”?! Kobe è il primo che giocherebbe sempre 48 minuti e, in più, non c’è ventenne con la sua forza di volontà. È colpa del calendario NBA? Può essere, ma alla fine, cosa cambia? Il gigante è caduto e ha fatto un rumore assordante, assordante come le sue stesse domande dopo l’accaduto: “Why the hell did this happen?!? Now I’m supposed to come back from this and be the same player or better at 35?!? Do I have the consistent will to overcome this thing?” Potrà Kobe riprendersi a 35 da un infortunio così? Ma, soprattutto, perché è successo?

kobe bryant tendine d'achilleFa impressione a tutti vedere Bryant quasi in lacrime ai microfoni mentre nel cervello gli frullano queste domande, colpisce tutti perché, per gli haters come per i fan, Kobe è il basket, è il dopo-Jordan, è leggenda, è l’invincibile, è un eroe greco, è un semidio. Curioso il destino: proprio il tendine d’Achille, l’unico punto debole dell’eroe invulnerabile, di quello che quando entrava in guerra sapeva che avrebbe vinto. Il tallone di quell’eroe di cui era stato profetizzato che, proprio entrando in guerra, sarebbe, tuttavia, andato incontro a morte gloriosa, che egli stesso decise di preferire ad una vita lunga ma senza gusto… Le strane somiglianze tra un epico semidio e un leggendario cestista, che generano il medesimo stupore, un misto tra disagio, dolore e misterioso fascino. Il tutto scaturisce, se non ci si vuole arrestare prima, da una potente evidenza: Kobe, il Black Mamba, è un uomo come tutti, non può controllare nemmeno il suo tallone. Piccolezza, fragilità e bisogno: ce le ho io, ce le hai tu e ce le ha Kobe Bryant. Altro che colpevoli e false certezze! Tutto inutile, quasi grottesco, bisogna fare i conti con tutto il grido del cinque volte campione NBA: “Why the hell did this happen?!?”, il grido del fenomeno, il grido del 2 volte MVP Finals, il grido del quarto miglior realizzatore della storia, il grido del 15 volte All Star, il grido del 2 volte oro olimpico, il grido di un uomo.

In bocca al lupo Kobe!

 

 

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