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Quasi tutto pronto per la tredicesima tappa di questo lunghissimo campionato. C’è profumo di ambrate birre belghe, c’è profumo di Eau Rouge, c’è profumo di Spa-Francorchamps. Dopo la pausa estiva, riprende la corsa al titolo iridato assieme alle battaglie per la classifica costruttori: freschi dei sorpassi da parte di RedBull su Ferrari per quanto riguarda la seconda forza tra le scuderie e da parte di Hamilton su Rosberg per il gradino più alto tra i piloti le sfide sono più che mai accese. E infatti il buon vecchio Trap l’ha sempre detto… “Be careful of the cat”.

AFP_D07AG_mediagallery-pageFreccia inserita, piede destro a fondo sul pedale, staccata al limite e sorpasso. Se pensavamo di dover andare incontro ad un (ennesimo) campionato piatto perché dominato dalle Frecce d’Argento e rovinato da regolamenti imbarazzanti e limitazioni ancora più assurde (i Track Limits, solo per citare una delle ultime) ecco che ci hanno pensato Lewis Hamilton a Budapest, prima, e i bibitari della RedBull ad Hockenheim, poi, a smuovere un po’ le classifiche e dare un po’ di brio prima della pausa estiva. Con i rispettivi sorpassi nelle corse al titolo piloti e costruttori, infatti, il campione inglese e la scuderia austriaca hanno scavalcato Rosberg e Ferrari al primo e al secondo posto, riaprendo un po’ i giochi. In entrambi i casi, stando alle dichiarazioni, aver compiuto il sorpasso prima di fermarsi per qualche settimana di riposo a poco più di metà stagione sarà fondamentale per il proseguo della stagione. Che siano dichiarazioni di facciata, che sia un modo per motivarsi ancora di più prima del rush finale non lo sappiamo, ma sicuramente chi ora si trova dietro non starà a guardare e come il vecchio detto dice e la storia insegna: i conti si fanno sempre alla fine. Non a caso, per ben 26 volte il campionato di F1 è stato vinto all’ultima gara, a dimostrare che fino all’ultimo chilometro, fino all’ultima fatidica bandiera a scacchi, per la maggior parte delle volte nulla è scritto. Si può certamente essere ben indirizzati verso la vittoria, ma la certezza è tutt’altra cosa (a meno che tu non sia un certo Michael Schumacher che, correva l’anno 2002, la certezza matematica del successo se la procurò quando di gare ne mancavano ancora sei… ma, purtroppo, queste sono storie riguardanti un passato che può solamente farci tanta malinconia).

2008mraik-ferr-inte-2008Senza andare tanto indietro con gli anni (2010), basti pensare a Fernando Alonso quando, rimanendo intrappolato nel traffico, ad Abu Dhabi perse il mondiale proprio all’ultima gara pur partendo con 8 punti di vantaggio in classifica su quel Sebastian Vettel che alla fine ne uscì vincitore, prendendosi il primo alloro in carriera (da record, essendo il campione più giovane della storia). Come loro ce ne furono tanti altri: rimanendo in casa Ferrari, come non pensare a Felipe Massa? Ultima tappa, gran premio di casa in Brasile, ad Interlagos (dove, come dovrebbe tornare ad essere, tutti i campionati si sono sempre conclusi – fino a quando sceicchi e magnati vari si sono messi in affari con zio Bernie). Costretto a recuperare 7 punti su Hamilton per conquistare l’iride, Felipe ce la mette tutta e dopo aver centrato la pole position, il giro veloce in gara e aver dominato per tutti i giri previsti (fino alla vittoria, mettendo a segno l’hattrick), a poche tornate dalla bandiera a scacchi è virtualmente campione. Trovandosi 6°, Lewis (Hamilton) ha infatti perso il vantaggio che aveva in classifica fino alla penultima gara e solo la quinta posizione gli permetterebbe di rimanere in testa e consacrarsi campione (anche lui per la prima volta in carriera) ed ecco, appunto, che a quattro curve (quattro!) dal termine, sopravanza un Timo Glock “poco desideroso” di tenersi stretta la posizione e per un punto diventa campione del mondo (2008).

bb57808fbc264059a76975541739f119_18Tornando ad oggi, ciò che ogni appassionato si augura (forse un po’ meno chi sta dalla parte di Hamilton) è di poter vivere anche in questa stagione ribaltoni in classifica fino all’ultimo GP, fino all’ultima curva, specialmente in quest’epoca dei “motori ibridi” che fino ad ora ha visto un solo vincitore assoluto e dominata in lungo e in largo dai tedeschi della Mercedes. Lo si deve sperare perché questa deve essere la F1, dev’essere battaglia, dev’essere prova di forza fino alla fine. Avercene di campionati pronti a tenerci con il fiato sospeso per tutta la loro durata invece che di quelli scritti fin dalla prima gara, Mondiali dove regni l’incertezza, dove si pensi allo spettacolo più che a “far cassa” in paesi pronti ad ospitare il motorsport ed offrire le loro piste con super contratti ma che di motori e di corse non hanno cultura, non hanno tradizione (motivo per cui le loro tribune sono costantemente vuote). Ferrari e RedBull, Nico e Lewis ci stanno offrendo la possibilità di vedere un po’ più di lotta in questo 2016 iniziato tra i proclami di Maranello e le crisi del campione inglese, ma (come volevasi dimostrare) è già tutto cambiato, le carte sono state rimescolate: si parlava di una Rossa pronta a battagliare con costanza per il gradino più alto del podio, si parlava di un Nico Rosberg finalmente pronto a vincere un mondiale sulle orme papà Keke (1982). Ci avevano illusi inizialmente, con le Ferrari che sembravano veramente competitive (non fosse stato per l’affidabilità, in parte accantonata per lasciar spazio alla prestazione, forse qualche vittoria sarebbe arrivata) e con le quattro vittorie consecutive di Rosberg, a far ben sperare i rispettivi tifosi e chi ama questo sport. Ma ora che siamo a poco più di metà stagione la situazione è capovolta: il “chi ben comincia è già a metà dell’opera” che tanti avrebbero voluto dedicare, per ora, non sembra una verità assoluta; da una parte sono mancati (anche per le vicissitudini che hanno colpito James Allison) gli sviluppi per la SF16-H, dall’altra il forte ritorno di Hamilton e la crescita di Ricciardo e Verstappen hanno ridimensionato le aspettative e stravolto i giochi. Ben venga per lo spettacolo, per gli appassionati, per la F1 in generale. Ben venga che pur avendo vinto le prime 4 gare Rosberg non sia lì a guardare tutti dall’alto (nella storia tutti i vincitori delle prime quattro uscite si sono poi consacrati campioni a fine stagione), ben venga che una RedBull affossata dai problemi di Power Unit nel 2015 sia tornata ad infastidire chi si trova la davanti.

Oggi (finalmente!) si riparte dal Belgio con una delle gare più affascinanti in calendario, un circuito che tutti adorano, con i piloti pronti a restare in apnea a 4G di sollecitazione tra Eau Rouge e Pouhon, sperando che tutti siano ricaricati dalla sosta e pronti a darsi (lealmente, o anche no) battaglia in pista, a tenere i giochi aperti passando poi per Monza, Singapore, Austin e via via verso il gran finale di Interlagos, ah no, Abu Dhabi (mannaggia!). E comunque, Brasile o Emirati Arabi che sia, speriamo abbia ragione il Trap.. Don’t say you have the cat in the sack when you don’t have the cat in the sack”, fateci divertire!

2 Commenti a “F1 a Spa: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco

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