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230923014-694f7f58-18c1-45d0-a3e3-900cec911b05Il fatto che parlare di calcio sia una delle attività preferite di ciascun maschio italiano medio che si rispetti è di per sé una cosa piuttosto assurda. Non tanto perché si tratti di argomento noioso e senza particolare dinamismo, anzi: considerazioni del genere tendenzialmente arrivano da coloro che morirebbero dalla voglia di essere come tutti ma ormai si sono costruiti il personaggio dal tipico snobismo anti-pallonaro e non possono più uscirne; piuttosto perché, fondamentalmente, è inutile. Provate a pensarci: quante discussioni con gli amici su questo o quel giocatore, quante diatribe su allenatori o sistemi di gioco, e cosa ne è mai venuto fuori? Nulla. Ognuno è sempre rimasto della propria idea, grazie e arrivederci. E allora perché lo facciamo? Perché perdiamo interi pomeriggi e mettiamo a rischio solide amicizie per scornarci su argomenti rispetto ai quali non ci smuoveremo mai e poi mai nemmeno di un millimetro? Semplice: perché è maledettamente bello. Perché è magnifico essere certi di qualcosa, e le certezze che ciascuno è convinto di avere sul calcio sono le più inossidabili che esistano, ed è ancor più magnifico perdere tempo a tentare di divulgare questi presunti assiomi ovunque e ogni volta che ne abbiamo occasione. Un principio che si fonda su una verità incontestabile, per quanto dura da ammettere: il tifoso di calcio è per sua stessa essenza un ideologico. La strenua convinzione con cui porta avanti le proprie tesi sul 4-3-3 o sul reale valore di Pogba non nascono certo da alcuna competenza tattica o sugli andamenti di mercato, ma dalla pura e genuina ideologia. Ed è straordinario come ciascun agglomerato di tifo si caratterizzi per impronte ideologiche assolutamente comuni.

2hp21d0Prendiamo i tifosi delle tre principali squadre italiane, Juventus, Milan e Inter. Sono complessivamente svariate decine di milioni ma tutto sommato potrebbero benissimo essere anche solo tre, perché una volta che hai conosciuto uno juventino è come se li avessi conosciuti tutti, e lo stesso discorso vale per milanisti e interisti. Il topos letterario di bandiera non cambia, al massimo è leggermente sfumato di caso in caso, ma il sostrato è quello, non si scappa. Provate a pensare alle reazioni che questi tifosi solitamente hanno nei confronti, per esempio, delle sconfitte: lo juventino la vive come uno sfregio irreparabile, un accadimento che potrebbe minare la coscienza popolare del fatto che la Juventus sia la squadra più forte, qualcosa di intollerabile; il milanista si arrabbia, certo, ma lo fa comunque con una certa classe perché, al fondo, sa benissimo che qualsiasi cosa succeda nulla potrà mai intaccare il fatto che il Milan sia il più forte, glorioso e magnifico club di sempre, ed è ridicolo pensare che qualche annata storta possa mettere in discussione questo dato di fatto; l’interista invece, che fondamentalmente interiorizza come pochi altri sanno fare e personalizza ogni cosa, vive la sconfitta come un dramma personale, come se il mondo gli fosse caduto addosso, come se fosse la fine di tutto, nella continua altalena che di domenica in domenica lo porta a toccare le stelle come a raschiare le più ruvide terre. Di conseguenza, per lo juventino la vittoria è una sorta di liberazione, di avvenimentoTiziano Crudeli straordinario facente però parte (o che dovrebbe far pare, perlomeno) della più assoluta normalità: ecco perché quando la Juventus vince il suo tifoso vorrebbe correre per strada e fermare ogni passante per dirgli “Hai visto? Hai visto che i più forti siamo noi? Avevi dei dubbi, eh? Beh, ti sbagliavi!”, per fugare qualsiasi possibile pensiero che possa mettere in discussione che i migliori siano loro; il milanista, data l’impareggiabilità di cui gode il suo club, festeggia le vittorie con apparente tranquillità, quasi con nonchalance, andando in giro con stampata sul volto la frase “Massì che volete che sia, per noi è normale…”, beandosi di questo senso di superiorità; per il tifoso dell’Inter, infine, la vittoria rappresenta l’apoteosi, qualcosa di individuale e profondo, una sorta di ascesi da vivere quasi in solitaria, come se l’Universo avesse deciso finalmente di degnarlo di uno sguardo: non esiste foto.calciomercato.com.gianlucarossi.evaristobeccalossi.750x450niente e nessun altro, è una vittoria quasi più nei confronti del Cosmo che di una squadra avversaria. Da tutto ciò, le naturali controparti delle discussioni: gli juventini litigano con chiunque, i milanisti tendenzialmente non litigano, mentre gli interisti litigano soprattutto fra di loro.

Ebbene appurati questi magnifici tratti ideologici che caratterizzano i tifosi di Juventus, Milan e Inter, abbiamo deciso di dar voce settimanale a tre di loro, nella certezza, come detto, che siano megafono dei pensieri di tutti i fratelli di fede. E tutti sotto pseudonimo caratterizzante, ovviamente, a sottolineare questa onnicomprensività: La Furia Ceca, che commenterà di settimana in settimana l’alacre desiderio di vittoria dei suoi eroi bianconeri; Il Re dell’Est, che pur senza particolari aspettative rispetto ad una stagione che non promette benissimo manterrà sempre intatta in tutti noi la coscienza che lassù c’è il Milan, e poi vengono tutti gli altri; e infine Alvaro Nazario Prisco, interista sull’orlo di una crisi di nervi che una domenica favoleggerà di Champions League e quella dopo degli spettri della retrocessione. Che dire, dunque: stay tuned!

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Un altro modo di raccontare lo sport.

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