Italy Obit Bearzot Soccer

Esattamente un anno fa se ne andava Enzo Bearzot (1927-2010), uno dei grandi del nostro calcio. Contropiede lo ricorda con un articolo uscito lo scorso anno, in seguito alla sua scomparsa.

Dire che Enzo Bearzot fosse una persona e un personaggio unico non è retorica, ma rendere omaggio a un uomo che ha profondamente cambiato il calcio italiano senza mai perdere la sua genuinità, la sua semplicità, la sua umanità piena di valori. Sì, perché il vecio veniva dal Friuli, terra di lavoratori e uomini tutto d’un pezzo come Zoff e Capello, e i successi ottenuti non gli hanno mai dato alla testa, non gli hanno mai fatto perdere il giusto senso delle cose. E per questo negli ultimi anni, ritiratosi a vita privata, non si esprimeva più sul calcio dei giorni nostri, non riconoscendosi in un mondo sempre più privo di ogni etica, e concedeva solamente qualche parola sugli azzurri, l’amore di una vita.

Enzo Bearzot ha segnato un epoca per il calcio italiano, ma anche oltre i confini della penisola è sempre stato visto con stima e simpatia da tutti, cosa rara per un ct azzurro. Bearzot è stato, tra gli allenatori, quello che è Robi Baggio tra i calciatori: un campione di tutti, trasversale ai colori e ai campanilismi. Bearzot piaceva alle mamme, piaceva ai tifosi e piaceva, soprattutto, ai suoi ragazzi, quelli dell’ ’82, Paolo Rossi & co., che hanno sempre parlato del ct come di un maestro di vita prima ancora che di sport. Lo sguardo sincero, il passo sicuro di chi sa quello che sta facendo e l’invenzione del silenzio stampa permisero alla sua nazionale di portare a casa quella coppa del mondo che ancora oggi, nella memoria comune della penisola, è considerato il successo più bello di sempre.

Ma sarebbe sbagliato ridurre la figura di Bearzot a quella di allenatore-padre, perché il tecnico friulano fu anche un innovatore dal punto di vista del gioco. Un carriera di giocatore ad alto livello (tra cui Inter, Catania e Torino) e soprattutto tanti anni alla guida dell’under 23 italiana, che gli permisero di conoscere a fondo il calcio internazionale e di sintetizzarlo una volta alla guida della nazionale. Il suo calcio infatti pur mantenendo un impronta difensiva chiara, era fresco, moderno e propositivo, e introdusse una perfetta via di mezzo tra il tipico catenaccio italiano e il calcio totale.

Quando se ne va qualcuno di grande ci sentiamo tutti un po’ orfani, ma è bello pensare che ora Bearzot, lassù, potrà tornare a fumare la sua pipa e a giocare a scopone con Pertini.

(Articolo pubblicato sul Giornale del Popolo di Lugano il 22 dicembre 2010)

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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