educazione siberiana

educazione siberianaCerte volte, quando incontri una storia, non devi farti domande su di essa. “Da dove viene? Ma è possibile? Sarà vero?”. No, niente. Leggi e basta, anche perché se per caso, talvolta, ti salta in testa una di queste domande, vuol dire che il libro funziona, che la storia ti ha colpito. Ci sono racconti che ti colpiscono delicatamente, come un bacio che sfiora la tua guancia, altri ti colpiscono in modo ben più incisivo, quasi adrenalinico, come se stessi vivendo un salto nel vuoto da 39 km di altezza. Altri, infine, ti colpiscono dritti per dritti, senza fronzoli, come un pugno nello stomaco o, ancora peggio, una coltellata nel fegato. Ecco, Educazione Siberiana fa sicuramente parte di quest’ultima specie.

Nicolai Lilin, grazie al suo debutto editoriale avvenuto nel 2009, è oggi diventato un personaggio di successo nella vita, uno che è riuscito a scappare dall’inferno e che ha trovato, proprio grazie ad esso, il paradiso. Il successo internazionale, i soldi, le interviste ed addirittura un film che uscirà proprio il 28 febbraio con la regia di Salvatores e la partecipazione di John Malkovich. Insomma, Nicolai Lilin ce l’ha fatta. Lui, figlio degli anni ’80, ma non di quelli che conosciamo noi, fatti di disco-dance, boom tecnologico e Rossi-Platini-Trap-Maradona. No, lui è figlio degli anni ’80 in Transnistria e non è proprio la stessa cosa. Educazione Siberiana è il racconto di Nicolai “Kolima”, il racconto di come si viveva (e per certi versi si vive tutt’oggi) in una regione ex Sovietica, proclamatasi Stato indipendente nel 1990 ma mai riconosciuta ed oggi in territorio moldavo, una regione che è vittima di una criminalità imperante. Lui faceva parte degli onesti criminali di origine siberiana, quelli che discendono direttamente dagli Urca deportati dal territorio siberiano in epoca comunista. Criminali, sì, perché le regole che valevano, per loro, erano soltanto quelle che secoli di tradizione sacrale hanno tramandato di generazione in generazione e non quelle che una società esterna prova a imporre. Criminali perché per vivere si concepiscono tutti i tipi di crimini, seppur supportati da ragioni valide (antagonismo al capitalismo ed al potere centrale) o da tradizioni secolari. Però onesti, perchè anche i criminali hanno un’anima.

nicolai lilin educazione siberianaQuesta contrapposizione, questa forte antinomia, è la base su cui si regge tutto il romanzo e che rende la storia così incredibilmente trascinante. Chi non si incuriosisce davanti alla spiegazione del motivo per cui un omicidio, talvolta, è una conseguenza ineluttabile di un rapporto? Chi non è interessato dal capire per quale motivo un’arma può diventare un feticcio sacrale? Paganesimo, cristianesimo, tatuaggi come messaggi criptici, sparatorie, risse ed accoltellamenti vanno a braccetto con amicizia, odio, vendetta, compassione, umiltà, amore, distruzione e rinascita. L’oggetto materiale, il simbolo e l’atto violento diventano una trasposizione fisica dell’animo dei protagonisti, i quali non crescono mai per tutte le 343 pagine. Il Nicolai “Kolima” Lilin bambino ha praticamente gli stessi pensieri e le stesse riflessioni di quello diciottenne e, anche se involontariamente, questo stile di narrazione, così crudo e grezzo, talvolta al limite della corretta sintassi (l’autore ha infatti voluto scrivere di sua mano in italiano, nonostante la sua conoscenza della lingua sia limitata a sei anni di vita nel Belpaese), diventa una metafora dell’impossibile crescita di chi vive in Transnistria: chi nasce nella violenza, per quanto onesta e legata a principi etici corretti, non si staccherà mai da tutto questo, neanche attraverso gli insegnamenti dei grandi saggi del villaggio, che snocciolano massime come grandi filosofi del confucianesimo (“Dio ha donato all’uomo una vita più lunga di quella degli animali perchè questi vivono seguendo il loro istinto e non fanno sbagli. L’uomo invece vive seguendo la ragione, quindi ha bisogno di una parte della vita per fare sbagli, un’altre per poterli capire ed una terza per cercare di vivere senza sbagliare”, nonno Kuzja, pag.67) ma sono poi pronti a fare impiccare qualcuno per una mancanza di rispetto.

Il libro, in sostanza, sono 18 anni di vita vissuta raccontati attraverso un turbinio di personaggi, incontri e fatti, molti anche slegati tra loro, e questo disordine apparente rende bene l’idea della vita che sono abituati a vivere in quella regione dimenticata da Dio. La forza del romanzo, paradossalmente, sta proprio nelle sue debolezze e ciò lo rende così unico e speciale. Durante tutta la lettura subisci dei pugni nello stomaco emozionali che non possono lasciarti indifferente, sei obbligato a farti un’idea. Ma senza porti domande, perchè se ti poni domande, in questo caso, rimani deluso. Nonostante il successo editoriale, infatti, e le grandissime dichiarazioni di stima ricevute dal ragazzo da personalità come Roberto Saviano, che definisce Lilin il “ragazzo guerriero della mafia siberiana”, la verità è ben diversa ed in tanti, anche se poco ascoltati, hanno messo in luce tutti i luoghi comuni e le contraddizioni presenti nell’opera. Anche la stessa ambientazione, incredibilmente, come spiegò benissimo Antonio Armano in un articolo per Il Fatto Quotidiano del 2011, è falsa.

Nicolai Lilin ed il suo passato sono una bufala, ok, ma il romanzo no. Non sarà un’autobiografia, ma la forza d’impatto dell’opera resta. Quindi non fatevi domande, non servono. Leggete e basta, le storie esistono per questo.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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