Educazione-Siberiana_Locandina

In una terra dimenticata da Dio e da gran parte dell’umanità, Kolima e Gagarin affrontano la vita sulle fondamenta della loro educazione, l’educazione siberiana. A imprimere nelle loro giovani e malleabili menti i concetti che dovranno governare le rispettive esistenze è nonno Kuzja, un patriarca-guru che con saggezza popolar pagana e pugno di ferro guida tutto il ritmo della vita oltre il fiume Nistro, in Transnistria. I ragazzi crescono, affrontano il ripudio della loro società verso divise ed ordine pubblico, si imbattono con le difficoltà. Ma poi il muro, a Berlino, cade e tutto cambia. Il mondo cambia ed il turbinio di mutazioni epocali che i due ragazzi devono affrontare li porterà ad uno scontro che sin dall’inizio del film pare inevitabile: il riflessivo e brillante Kolima e l’impetuoso e moralmente irrequieto Gagarin non sono fatti per convivere nel nuovo mondo post sovietico. Punto di svolta di tutto sarà l’arrivo al villaggio della bella, ma demente, Xenja. L’amore impossibile che Kolima proverà per questa ragazza “voluta da Dio”, traccerà le orme da seguire per comprendere appieno la storia.

educazione-siberiana-l-lb5vaaSalvatores, abbandonato oramai da tempo il cinema autorale, un pò complesso e pesante, che contraddistingue molti registi italiani, cerca di dipingere, attraverso le tinte scure di un film d’impatto, un racconto dal respiro internazionale, e ce la fa. “Educazione Siberiana” è una pellicola che sembra poco italiana e questa non è una critica. Ma neppure un pregio. Salvatores, attraverso la ricerca di un’angolazione nuova da cui raccontare la storia, rischia di perdere in profondità emozionale e psicologica, ed in molti tratti del film ciò accade. Gli sceneggiatori, Rulli e Petraglia, maestri in “La meglio gioventù” e “Romanzo Criminale”, non riescono a trasformare in immagini e parole le idee del regista, dando così vita ad un film che non si capisce bene dove voglia posizionarsi. Un po’ è racconto di formazione (seguendo la falsariga della prima fase lavorativa di Salvatores), un po’ è duro gangster film (e qui c’è tutta l’influenza del filone post banda della Magliana) ed un pò è eastern, come lo ha definito lo stesso regista napoletano, dicendo di aver reinventato un western in salsa orientale. Se il camaleontismo apparente può apparire un pregio, alla fin dei conti risulta essere invece un difetto difficilmente colmabile. Le emozioni dei protagonisti, il loro essere, arriva allo spettatore filtrato da troppi ed eccessivi arzigogoli stilistici che coprono il tutto di una patina ineliminabile.

Certo, per Salvatores non era facile riportare sul grande schermo l’opera di Nicolai Lilin edita da Einaudi (che ho recensito QUI per Contropiede), un romanzo di episodi più che di vita, un libro spezzato in una serie di eventi difficilmente legati tra loro. Ecco perchè la scelta di un intelligente discostarsi dal testo, per ricercare attraverso nuove sfumature di raccontare comunque tutta la durezza e la crudezza del libro. Ancora una volta, il vero limite, è dato dall’assenza di profondità emotiva del film. Se Malkovich è superbo nella sua interpretazione, che molti hanno definito di “ieratica grandezza”, di nonno Kuzja, impossibile dire lo stesso per Arnas Fedaravicius, ovvero Kolima, ed Eleanor Tomlinson, chiamata alla difficile interpretazione di Xenja. Spicca invece Gagarin, cioè Vilius Tumalavicius: non bello, non brillantissimo, ma in grado di trasformare il personaggio forse più facile da portare su schermo (appunto l’irrequieto Gagarin, il ribelle senza tempo) in una fantastica bomba ad orologeria emozionale. Guardando il film lo spettatore si aspetta da un momento all’altro la sua esplosione, lo sa che ci sarà, lo sa perchè ci DEVE essere, ma non sa quando e questo pathos è forse il “momento” meglio riuscito di tutto il film e gran parte del merito va all’esordiente Tumalavicius.

educazione siberianaIn un susseguirsi di lezioni morali/criminali fai-da-te, risse, enormi spazi innevati di un tempo oramai lontano e accoltellamenti con annessi spargimenti di sangue, “Educazione Siberiana” ne esce come un film che poteva essere un capolavoro ed invece non lo diventerà mai. Diventerà un piccolo film di nicchia, che, in futuro, pseudo-intellettualoidi ameranno riportare alla memoria dei ben più comprensibili spettatori delusi. Il non essere qualcosa di ben finito e la lontananza psicologica tra attori e chi guarda, risultano due insormontabili ostacoli alla riuscita totale della pellicola, che rimane una revisione cinematografica di un’opera letteraria certamente meglio riuscita e più di impatto. Salvatores, nella ricerca del definitivo stacco dalla media degli altri registi italiani, finisce per rimanerci pienamente invischiato e neanche la forza del sangue e di un Malkovich di altissimo livello riescono a salvarlo da un sei e mezzo senza infamia né lode.

 

Leggi anche la recensione del libro “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin

 

 

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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