London 2012 Olympic Stadium

Eccoci qui: dopo la scorpacciata di calcio con gli Europei, ci attendono adesso altre settimane di sport-non-stop con la XXX edizione dei Giochi Olimpici. Nella splendida cornice di Londra, messa a nuovo per l’occasione, si daranno battaglia i titani dello sport contemporaneo in sfide al cardiopalma, tra cui spiccano quella dei 100 metri maschili tra Usain Bolt e Yohan Blake, e quella in vasca tra Michael Phelps e Ryan Lochte. Ma i colpi di scena e gli scontri epici non mancheranno neppure in tutte le altre discipline, neppure in quelle di cui ci dimentichiamo l’esistenza per quattro anni salvo poi diventarne appassionati e (presunti) esperti in occasione delle Olimpiadi. Non stupitevi quindi se vi ritroverete a saltare sul divano per il tiro con l’arco o il taekwondo: sono le Olimpiadi, diventiamo tutti più patriottici e ci innamoriamo di sport semi-sconosciuti.

 

I Giochi Olimpici sono belli perché sono la festa dello sport, ma non si limitano a quello. Nonostante il tentativo pagano e (quindi) spesso maldestro di comunicare e trasmettere al mondo valori sportivi quali la lealtà, la competizione onesta, la cura del corpo, il sacrificio e la fratellanza non faccia sempre centro, le Olimpiadi sono state palcoscenico di momenti di grande importanza per la storia non solamente sportiva. I quattro ori conquistati da Jesse Owens a Berlino nel ’36 sotto il naso di Hitler, il pugno alzato sul podio dalle Pantere Nere Tommie Smith e Lee Evans in Messico nel ‘68, ma anche l’avventura di Magic Johnson che vinse l’oro nel ’92 da sieropositivo, così come la drammatica favola della quattordicenne Nadia Comaneci a Montreal nel 1976, solo per citare gli esempi più celebri, sono imprese umane che hanno travalicato i confini dello sport.

 

E proprio perché la storia stessa delle Olimpiadi ci insegna che non si tratta di solo sport, vale forse la pena citare ciò che disse nel 1978 Joseph Ratzinger, allora arcivescovo di Monaco di Baviera, che spiegò come «l’aspetto positivo che è alla base del gioco» sia «l’esercitazione alla vita e il superamento della vita in direzione del paradiso perduto». Ecco che allora se guardiamo ai Giochi Olimpici non solo come pura e sacrosanta occasione di divertimento, ma anche come opportunità per ricordarci e reimparare che «l’uomo non vive di solo pane» perché «il mondo del pane è solo il preludio della vera umanità, del mondo della libertà», una libertà che «si nutre però della regola, della disciplina, che insegna l’affiatamento e la rivalità leale», le prossime settimane potrebbero darci qualcosa di più del semplice svago.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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