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Si trascorrono intere vite ad inseguire quasi follemente i propri sogni, ma troppo spesso il traguardo di questa corsa da cavalli forsennati sfugge per pochi centimetri che lasciano solo il pessimo gusto della polvere. C’è anche chi però ha saputo annullare quei centimetri di distanza: chi è fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Persone che la gente ha sempre additato come predestinate, persone dalla classe e del talento troppo puro e cristallino per finire tristemente relegate alla categoria di “eterne incompiute” e persone che, nell’incredulità più assoluta, hanno scalzato il posto alle stelle più affermate. D’improvviso. Inaspettatamente. E tutti subito se ne sono innamorate. Ha questi caratteri quello che sta accadendo a Roma, sponda Lazio: una storia d’amore accesasi con la rapidità di una scintilla che ha saputo conquistare i tifosi celesti più di un tramonto sui Fori imperiali. La fiamma: Felipe Anderson Pereira Gomes. E pensare che per molto tempo era rimasto un oggetto misterioso, pieno di punti di domanda. Ma al pari di Michael Jackson è riuscito a rubare il palcoscenico, attirando su di sé tutti i riflettori. Ora, con l’eleganza del miglior Mooowalk, scivoliamo nel passato della sua storia.

SAN X FIG SANTOS 1711.2012 ESTADO ESPORTES /Campeonato Brasileiro 2012 Jogo Santos x Figueirense, local estádio Urbano Caldeira (Vila Belmiro) Biaxada Santista litoral de São Paulo. Na foto: FOTO JOSE PATRICIO/ ESTADÃO CONTEÚDOFelipe nasce nell’aprile del 1993 in Brasile dove i sogni hanno la forma di un pallone e una rete da gonfiare. La sua è una famiglia povera: il padre è un netturbino, la madre una casalinga con il compito di crescere i suoi quattro figli. Come tanti ragazzi brasiliani si innamora presto del pallone:  a 7 anni entra nell’Associação 14 Companhia de Polícia Militar Independente, poi Federal Futebol Clube, Recreativo Gaminha, Astral e giovanili di Coritiba. Non si può permettere di giocare in una buona squadra per le condizioni economiche della famiglia, ma qui viene notato da un imprenditore che nella stessa estate lo porta al Santos. Il talento di Felipe è indiscusso, la trequarti è teatro delle sue meraviglie e presto diventa capitano delle giovanili per poi esordire, a soli 17 anni, in prima squadra nella vittoria per 3-0 sulla Fluminense, subentrando al minuto 90′ a Ze Eduardo. Nella stessa formazione militano due grandi promesse del calcio carioca: Neymar e Ganso. Più volte viene accostato a quest’ultimo per la visione di gioco, la qualità, la tecnica, ma il passo in campo è ben diverso: Felipe ama il campo aperto dove scatena la sua velocità, Ganso è più lento nelle giocate, preferisce toccare tante volte il pallone, cosa che probabilmente non gli consentirà mai di fare il salto decisivo nel calcio europeo. A febbraio del 2011 segna la sua prima rete nella vittoria per 2-0 sul Noroeste. Vince due Paulistao, una Recopa Sudamericana e una Copa Libertadores, senza però giocare la finale vinta contro il Penarol. In tre anni di Santos colleziona 110 partite e 9 gol ed esordisce con la maglia del Brasile under 20. I tifosi dei Peixe apprezzano la sua classe, i suoi dribbling e le sue accelerazioni, ma a ogni fuoriclasse viene chiesto di essere costante nelle sue prestazioni e Felipe troppo spesso è discontinuo, motivo per cui più volte è costretto a subentrare a partita in corso. Sente la pressione su di sé, i tifosi dicono non abbia carattere. Nel 2013 un brutto infortunio alla caviglia lo obbliga a stare lontano dal campo alcuni mesi ma le sue abilità non sono passate a inosservate: Inter, Milan, Real Madrid, Bayern, big di Premier si mettono sulle sue tracce. E’ la Lazio però che intavola una vera e propria trattativa, ma questa si rivela più complicata del previsto e il suo passaggio in biancoceleste sfuma. Lotito e Tare credono in lui, l’interesse rimane vivo e in estate il dirigente albanese vola in Brasile per chiudere un acquisto non semplice, perché la proprietà del cartellino del fantasista è divisa tra il Santos e un fondo inglese. Si farà per una cifra intorno ai 7,5 milioni di euro, i tifosi verde-oro salutano con gioia la cessione di un calciatore troppo altalenante.

Inter  Vs LazioE sembrano avere ragione, perché il primo anno nella Lazio di Petkovic prima e Reja poi è molto deludente: solo 20 presenze e un gol messo a segno in Europa contro il Legia Varsavia. La Lazio termina il campionato al nono posto. In riva al Tevere si moltiplicano critiche e dubbi, le speranze riposte in lui al suo arrivo si riducono sempre di più e Felipe deve subire sulla propria pelle il più grande difetto dei tifosi, l’impazienza. L’arrivo di Pioli sulla panchina nell’estate del 2014, accolto in un clima di totale diffidenza, porta però un’aria nuova. Con il 4-3-3 disegnato dal mister la Lazio non corre grandi rischi in difesa, gestisce bene il possesso palla e soprattutto  crea un buon calcio. Candreva è il trascinatore, Biglia l’architetto, Parolo mette corsa e grinta e la retroguardia è affidata a Marchetti e De Vrij, con l’eterno Klose a guidare l’attacco. Sulla fascia sinistra Felipe comincia a giocare spezzoni di partita e dimostra di essere in crescita, soprattutto nella partita di Coppa Italia contro il Varese (3-0) dove segna il suo primo gol stagionale. Complice l’infortunio di Candreva, il rapporto difficile tra Pioli e Keita e il peso degli anni di Klose, Felipe trova sempre più spazio e finalmente il primo gol in serie A contro il Parma, il 7 dicembre. Visione, velocità, rapidità d’esecuzione, dribbling secco, potenza, si rivedono tutte le qualità che avevano strabiliato i tifosi brasiliani. Per vederlo nelle prime pagine dei giornali bisogna aspettare il pareggio (2-2) con l’Inter: al Meazza segna una doppietta (un gol dopo neanche 120 secondi) ed è il faro in campo della formazione di Pioli. In riva al Tevere si odono sempre di più applausi ed elogi compiaciuti. Ma è un altro pareggio, sempre per 2 a 2, a consacrarlo. 11 gennaio, stadio Olimpico, derby di Roma. In un clima bollente e sentitissimo, Felipe serve prima un pallonetto delizioso a Mauri, che deve solo spingerlo in rete, e poi realizza il raddoppio con una gran rasoiata mancina che si infila nell’angolino. Da quel momento a suon di gol, assist (finora ben 9 dei primi e 7 dei secondi) e prestazione esaltanti, diventa uno dei giocatori più temuti e ammirati della serie A e si conquista l’attenzione di tutta Europa. E a Roma è apoteosi.

fa derbyDietro quello che è certamente l’uomo del momento si nasconde pur sempre un ragazzo di 21 anni, che a gennaio si è ritrovato chiuso in casa a piangere per l’arresto del padre, accusato di duplice omicidio. “Mio padre è tutto per me e non lo abbandonerò mai”. A questo si è poi aggiunto l’infortunio al ginocchio che lo ha fermato nel suo momento di forma migliore, per di più alla viglia di due importanti partite con Napoli e Milan. Ma a differenza di quanto si credeva in Brasile, il giocatore ha grande spirito e carattere, merito dell’unità della sua famiglia e della grandissima fede in Dio che ringrazia per tutto quello che gli sta accadendo. “Vivo solo per la gloria del Signore”. Felipe, o come si fa chiamare “El Pipe”, è un ragazzo umile, consapevole dei propri mezzi e di gran semplicità, che si definisce timido e romantico, amante della carbonara e della musica gospel. Sogna un gol di tacco in finale di Champions ma soprattutto il Mondiale con i suoi verdeoro e l’amico Neymar. Ma non parlategli di convocazione in Nazionale, prima viene solamente la Lazio. “Non vedo l’ora di aiutare la Lazio a volare alto, con il sogno di conquistare il piazzamento Champions”. E su Pioli, mister con cui è esploso, dichiara: “Il nuovo tecnico mi ha dato tanta libertà e ha avuto la pazienza di parlarmi e starmi vicino. E’ stato fondamentale perché riuscissi a giocare come so. La cosa più importante è che adesso sento fiducia attorno a me e questo mi ha dato grande sicurezza“. Bisognava solo attendere che il suo talento grezzo prendesse forma, venisse lentamente scolpito, definito dalle mani sapienti di Pioli, così come ogni fiore richiede del tempo per sbocciare. Ma la parola “aspettare” è un vocabolo che non si sente né sugli spalti, né tra le chiacchiere dei bar, né in giro per le strade. Perché, almeno in Italia, si brucia tutto sull’altare del “tutto e subito”.

Qualcuno ha però imparato l’arte della pazienza e ora ammira il calcio frizzante e incantatore di Felipe, ragazzo venuto a soli 20 anni in Italia con tanti dubbi ma una certezza, il suo sogno: “Diventare il migliore al mondo, so che è difficile, ma era difficile anche arrivare dove mi trovo adesso e alla fine ci sono riuscito. Se si lavora e si sogna un giorno si può realizzare anche quello che davanti ai nostri occhi sembra impossibile.” Non so se la solita incontrollabile voracità del pubblico schiaccerà Felipe o se lui continuerà a dimostrare di essere il fuoriclasse che è, ma una cosa è sicura: la Capitale ha conquistato il suo cuore e se lo coccola, non attendeva altro che qualcuno di cui raccontare le gesta come ai tempi dell’Antica Roma. Dai Fori a S.Pietro, da piazza di Spagna ai Sette Colli, un solo nome! Lasciamoli innamorare, lasciamoli sognare, in mezzo a tanta disillusione c’è bisogno solo di questo.

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