pirlo cucchiaio

Era il momento più difficile, il momento di massima pressione. Un errore sarebbe stato fatale. Ma anche un gol poteva non bastare. Ci voleva qualcosa di più di un gol, ci voleva qualcosa che desse la carica, qualcosa che urlasse ai compagni «ribaltiamo il risultato!». Ci voleva un cucchiaio.

Un cucchiaio, ovvero la commistione tra la classe e la spavalderia, tra la genialità e la strafottenza. Con il suo colpo sotto Pirlo non ha beffato solamente Hart, ha beffato l’intera squadra avversaria, che già si sentiva il risultato in tasca e che di colpo ha tremato. Ha tremato perché se un tuo avversario, in svantaggio, batte e segna un rigore in quel modo, significa che paura non ne ha, che sconfitto non si sente, e che ti darà battaglia fino all’ultimo.

Ma quel cucchiaio ha beffato anche lo sconforto, lo sconforto che aveva inevitabilmente assalito gli azzurri dopo l’erroraccio di Montolivo. Quel cucchiaio ha spazzato via le insicurezze, ha ridato speranza ai compagni, e ha segnato la svolta.

1335815-pirlo-cucchiaioTutti hanno subito ricordato il rigore battuto allo stesso modo da Francesco Totti all’Europeo di dodici anni fa; ma tra i due episodi c’è una differenza sostanziale. Quando il Pupone si presentò dal dischetto, l’Italia guidava la serie con due gol di vantaggio, la pressione era sugli avversari, un errore non avrebbe probabilmente avuto grandi conseguenze. Insomma, Totti calciò a cuor leggero.

Ieri sera, invece, era l’opposto. Quando Pirlo ha posizionato il pallone sul dischetto aveva tutta la squadra su di sé. Quando Pirlo ha calciato aveva sulle spalle il peso degli stop al volo di Nocerino, della grinta messa in campo da Alino Diamanti, dei 120 minuti di concentrazione di Mario senza mai combinare nulla che fosse fuori luogo; Pirlo aveva sulle spalle gli infortuni di Abate e De Rossi, le corse continue di Balzaretti, il sacrificio di Cassano, le intuizioni di Montolivo e gli inserimenti di Marchisio, la gara impeccabile del tandem difensivo Barzagli-Bonucci. Ma soprattutto Pirlo aveva sulle spalle tutto l’impegno del CT e dei suoi due anni di lavoro, come pure un intero paese che era incollato al televisore e stava per vivere la stessa beffa di quattro anni prima con la Spagna.

Pirlo aveva tutto questo peso su di sé, e solamente qualcosa di imprevedibile e spavaldo poteva cambiare le carte in tavola. Quel cucchiaio ha cambiato il corso della serie dal dischetto, perché ha donato agli altri azzurri la serenità del forte e ha instillato negli inglesi il dubbio del debole. Un tocco sotto che verrà ricordato come un gesto tecnico eccezionale, ma che è stato molto molto di più di un gesto tecnico. Ha rovesciato gli equilibri, ha ricordato agli inglesi che loro ai rigori perdono sempre, ha modificato il corso della manifestazione per il gruppo italiano. Per una volta il cucchiaio non è stato un gesto spettacolare da dare in pasto agli spettatori: questa volta il cucchiaio ha cambiato la storia.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

2 Commenti a “È tutto in quel cucchiaio

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