Allegri garcia

Il martedì di Champions LeagueC’era chi pensava (veramente, giuro) che Roma e Juventus fossero già pronte a vincere la Champions League. Certo, dicevano, ci vuole fortuna per vincere l’ambito trofeo, ci vuole strategia, ci vuole la perfezione. Ma se tutto ciò accade, Roma e Juventus possono essere lì. Ammetto che, personalmente, non sono mai stato così ottimista. Allo stesso tempo, però, il disfattismo non fa parte del mio panorama mentale: Roma e Juventus sono forti abbastanza per far parte di quel folto gruppo alle spalle delle tre oligarche del calcio europeo. Tradotto: Real, Bayern e Barcellona (quest’ultima forse, è tutto da valutare) sono un gradino, ma facciamo anche un paio di gradini, sopra tutte. Poi, con questa Champions League voluta da monsieur Platini, dietro di loro ci sono tante squadre alla pari, a ricoprire il ruolo delle forti outsider, di cui ritengo facciano parte le due italiane. Infine, dietro tutte, una marea di senza speranza, che hanno solo il compito di “rompere le palle”, soprattutto alle outsider.

Le sconfitte dell’ultima due giorni di Champions, dunque, non son certo belle notizie, ma neppure notizie inattese. La cosa interessante, ora, è capire se Roma e Juventus siano ancora in grado di rientrare nel folto gruppo delle forti outsider, quelle squadre pronte a sfruttare un eventuale minimo passo falso delle oligarche. La risposta è sì, a patto che imparino dagli errori commessi. E se per la Roma sono abbastanza convinto che ciò possa accadere, molti più dubbi obnubilano il futuro bianconero.

Olympiacos vs Juventus - Uefa Champions League 2014/2015La Juventus, infatti, è diabolica. Non in senso positivo, bensì nel senso che non ha solo errato, ha perseverato. La partita con l’Olympiakos è la copia della maggior parte delle ultime 15 partite disputate dai bianconeri nei gironi di Champions: squadra molle, ai limiti del fastidioso, indolente, impaurita. Non bastano 20 minuti di calcio e maledire la sfortuna dell’essersi trovati innanzi un buon portiere (quello con i guantoni sta in campo apposta per non far segnare l’avversario) per giustificare tanta mediocrità. La Juve, in Europa, non fa più paura perché è lei stessa che si è ritagliata questo ruolo. Entra in campo intimorita, a prescindere dal fatto che si trovi difronte il Copenhaghen, l’Olympiakos o il Bayern Monaco. E se con Conte queste lacune, soprattutto mentali, potevano essere colmate con le doti motivazionali del tecnico (almeno in parte), ho paura che con Allegri sia un po’ più difficile. Senza un vero cambio di rotta mentale, che può arrivare anche grazie ad un’illuminazione tattica dell’allenatore (cosa che, a causa della mia dichiarata sfiducia in Allegri, dubito arriverà), l’unica possibilità per la Juventus è ottenere una vittoria convincente nelle restanti sfide con Olympiakos e Atletico. Soprattutto con gli spagnoli: una vittoria ampia, con una buona prestazione, potrebbe essere quello shock positivo in grado di far cambiare definitivamente passo.

A Roma, invece, il discorso è completamente diverso. I giallorossi, dopo l’umiliante sconfitta con il Bayern, si trova a un bivio. Fino a lunedì la squadra di Rudi Garcia volava sulle ali dell’entusiasmo ma, nel complesso, era ancora inferiore alla Juventus: esaltante in attacco, ma poco solida dietro e, a volte, troppo aggrappata ai singoli. Dopo l’1-7 di martedì può scegliere: continuare ad esprimere un gioco passionale, con tutti i pregi e i difetti che comporta, o fare uno step in più e comprendere che la passione non può essere l’unica padrona. La sicurezza giallorossa nei propri mezzi tecnici e qualitativi, questi sì i migliori della Serie A, non deve scomparire. Semplicemente, se prima questa sicurezza era ai limiti della sfacciataggine, ora dovrebbe essere incanalata in un calcio più ragionato e mentale, meno impetuoso e caotico, più corale e coordinato.

Il martedì di Champions LeagueDetto così sembra una scelta semplice, e forse lo è davvero. La difficoltà starà nel riuscirci. Fino ad oggi Rudi Garcia si è dimostrato un ottimo allenatore, ma riuscire a far fare questo cambio di passo alla sua Roma sarebbe da grande allenatore. Lo è? Perché i giocatori per farlo ce li ha. Se ce la dovesse fare, non solo la Roma potrà continuare a far parte del gruppone delle forti outsider europee, ma potrà anche imporsi in Italia, dove, fino all’anno scorso, c’era come rivale diretta una squadra di pari valore (seppur con qualità diverse) guidata da un grande allenatore, mentre quest’anno c’è una squadra di pari valore ma senza un grande allenatore. Un’occasione da cogliere al volo.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Un commento a “È tutto nelle loro mani (ma più in quelle di Garcia)

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