Valentina-Vezzali

È la sua Olimpiade. Ieri il successo è stato merito di tutte le ragazze, della Errigo e della Di Francisca che hanno fatto meglio di lei nell’individuale, ma anche della riserva Salvatori. Eppure questa è la sua Olimpiade. Portabandiera, 38 anni, bronzo nell’individuale e oro a squadre, nove medaglie a cinque cerchi in bacheca.

 

Valentina Vezzali è la evergreen dello sport italiano, con il suo talento immenso, il suo carattere non proprio facile, e la sua fame di vittorie che sembra aumentare con il passare degli anni. Proprio la sua immensa ambizione e il suo sentirsi perennemente la numero uno, aldilà di quello che dice il ranking, l’ha portata negli anni ad avere parecchi attriti con le compagne di squadra, da quelli storici con la Trillini a quelli più recenti con Errigo e Di Francisca. È stato il prezzo da pagare per il fioretto femminile italiano: una personalità così forte, che ha portato a simili risultati, non è mai riuscita a convivere amichevolmente con potenziali avversarie che si allenavano (e allenano) sotto lo stesso tetto. Ma a differenza della Pellegrini, che con supponenza in questi anni ha cambiato allenatori come fossero costumi da bagno e si è fatta troppo spesso riconoscere fuori dalla vasca, la jesina non ha mai distolto lo sguardo dai propri obiettivi, anche quando ha avuto un figlio o ha partecipato a un talent show. E non ha mai smesso di lottare per ogni stoccata, tanto che la finale per il bronzo di sabato scorso è stata commovente. Sfumato il sogno del quarto oro olimpico consecutivo, non ha  mollato la presa, non ha storto il naso per una medaglia che poteva sembrare una magra consolazione, e ha combattutto come fosse l’incontro della vita. Perché questa è sempre stata la sua forza: vivere ogni assalto come quello della vita. E l’urlo di gioia dopo la strepitosa rimonta sulla coreana Nam era vero, pieno di gioia, lacrime e fatica di una campionessa che affronta tutto con la serietà e l’agonismo da atleta leggendaria.

 

Ieri in pedana ha sbagliato parecchio, ma ha pure messo a segno i colpi decisivi, gli ultimi, come era giusto fosse, per una fuoriclasse del fioretto che può a buon diritto essere considerata la più grande sportiva italiana di ogni tempo.

E, conquistato l’oro, vederla abbracciata alle altre ragazze a saltellare e ballare ha fatto piacere a tutti i quanti tifosi, perché stata la dimostrazione che anche la Vezzali, egoista (sportivamente parlando), per alcuni primadonna, è in grado non solo di fare gruppo quando è necessario, ma anche di guidarlo verso importanti traguardi.

Per questo, dopo una settimana di Olimpiadi, è lei la donna copertina degli azzurri: capace di adattarsi alle situazioni, mai doma, affamata di gloria, vincente come sempre.

 

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Leggo Tex Willer e fumo Camel Light.

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