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Inter Milan's coach Mancini gestures during their Europa League round of 16 second leg soccer match against VfL Wolfsburg in MilanÈ successo davvero. Nel senso che è proprio accaduto. Fa bene ripeterselo, perché talvolta certi sogni (o incubi) sembrano talmente reali che ci vuole un po’ prima di realizzare che nulla è seriamente avvenuto. Ecco, non è questo il caso. Non sembrava che potesse proprio esserlo, il caso. Ne abbiamo sentito parlare per settimane e settimane, ma suvvia non avrebbe mai potuto essere, sono i soliti giornali che in estate, quando c’è poco da dire, caricano di bastoni certe notizie per vendere qualche copia in più, per far viaggiare la mente dei tipici allocchi da ombrellone che giorno dopo giorno seguono surreali storie di calciomercato per poi scoprire che, sostanzialmente, di vero avevano poco o nulla. Sulle voci di un possibile addio di Mancini il ragionamento era più o meno questo: ma chi vogliono fregare, dai, un allenatore tanto orgoglioso che se ne va a metà del proprio lavoro, il mister dell’Inter che molla in mezzo all’estate, ma andiamo, una dirigenza che decide di rivoluzionare la guida tecnica a due settimane dall’inizio del campionato, ma siamo matti?, insomma si ragionava così, in un climax di ipotesi sempre più surreali e folli. Folli. Folli. Ecco, forse è proprio qui che balza fuori l’inghippo: abbiamo ragionato, nelle ultime settimane, dando come presupposto scontato un contesto di ragionevolezza, di strategia, di benevolenza nei confronti di se stessi. Non avremmo mai immaginato, o meglio ogni tanto fa capolino nell’orizzonte della memoria qualche episodio di pazzia ma quei tempi sono finiti, eh! meno male!, i tempi dello sragionare, dell’istintività e dell’autolesionismo sono belli che andati. Ci sbagliavamo. Ci sbagliavamo, signore e signori, eravamo maledettamente in errore, noi. Noi normali, noi lucidi; al contrario di loro, i picchiatelli, i confusi; al contrario di lei, l’imprevedibile, la “Pazza”. Al contrario dell’Inter, che, una volta di più, riesce a spiazzare il mondo intero.

193717323-a11354b2-d363-4575-bb41-d331618ac1a9E dire che le premesse parevano ottime. Va bene, lo scorso campionato non è finito propriamente in gloria, il quarto posto è stato davvero amaro, però insomma la squadra c’era, i talenti finalmente stavano emergendo. E poi erano arrivati quelli lì, dall’altra parte del mondo: parlavano di nuove epoche di fasti, di campioni, di vincere vincere vincere e, fra una vittoria e l’altra, vincere. Già lì noi, noi normali dico, avevamo capito che andava preso un po’ tutto con le molle, che sì vinceremo ma con calma, che sì si spenderà a frotte ma non da subito eccetera eccetera, insomma ci dicevamo le cose che noi sani siamo soliti dire. E a ragione, aggiungo. Senza dimenticare che un certo Banega, mica pizza e Schelotto, era già pronto a sbarcare a Milano, che nel frattempo era stato piazzato il colpo Ansaldi, non male, che si parlava di lotte di mercato con Real Madrid e Barcellona per giovani talentini brasiliani, che grazie all’appoggio del Jiangsu si potevano fare acquisti anche di svariate decine di milioni, insomma tante cose belle, di quelle che lasciano assaporare il gusto della tentazione anche a noi, quelli dritti. La tentazione di dire: vuoi vedere che le cose sono finalmente cambiate davvero? Vuoi vedere che quei proclami conditi da “Fozza Inda!”, forse, non erano proprio così campati per aria? Ci siamo affacciati, in sintesi, alle porte di luglio con quella gradevole adrenalina emanata dal brivido di un futuro molto, molto interessante.

53598127Poi sono cominciate a capitare cose un po’ strane. Vedi Mancini alla prima conferenza stampa e lo trovi appannato, quasi demoralizzato: non capisci bene, sarà perché non gli prendono Touré, vai a saperlo, e va beh dai, amen. Cominciano a circolare notizie strane, racconti di liti, di ultimatum, di minacce, e tu pensi “eccoli qua! I soliti giornali! Ma io sono furbo, non abbocco”. Non si potrebbe mai prendere in considerazione, pensare, vaneggiare di addii di Mancini nel pieno dell’estate. Ma per piacere! Ormai siamo quelli normali, no? Non le facciamo più queste cose, no? Anzi, così insensate non le abbiamo proprio mai fatte, nemmeno nei momenti delle peggiori neuropatie, perché dovremmo iniziare proprio adesso, adesso che siamo diventati sani, anzi adesso che anche loro, che finalmente anche lei (perché noi lo siamo sempre stati, credo) è diventata normale? Insomma il quadro stava su, alla grande, e anche se ci dicevano che prima o poi sarebbe sempre potuto cadere noi non ci credevamo. E invece bam!, è crollato, il chiodo ha ceduto.

ad76286a5ea7173c9d649c619584469b_169_lCi siamo sbagliati, mio dio se ci siamo sbagliati. Pensavamo che con il saluto di Moratti certe cose sarebbero finite, che non le avremmo più viste; proprio Moratti, che solo pochi giorni fa rispetto ad un eventuale addio di Mancini ha detto che nemmeno lui una cosa del genere l’avrebbe mai permessa, e tutto sommato era vero. E dire che ne ha combinate, il Massimo, ma perché apparteneva a quel “loro”, apparteneva a quella curiosa, ribalda e indecifrabile epoca di “lei” in cui poteva succedere un po’ di tutto, quel periodo che noi, gli equilibrati, eravamo convinti essere finito. E invece, ci siamo sbagliati. Abbiamo commesso l’errore di pensare che il fatto che loro siano stati così, che lei sia stata così, fosse per qualche contingenza particolare, per un caso, un maledetto caso, come quando sembra che i più pazzi della città si siano radunati tutti proprio sulla tua carrozza della metropolitana: che ci vuoi fare, passerà, scenderanno loro o scenderò io. Ci siamo sbagliati. Noi, così lucidi, così normali, così attenti a non farci cialtronare dal primo pezzo di carta stampata, noi che pensavamo di aver capito, proprio noi, ci siamo sbagliati. Abbiamo sottovalutato la situazione. Abbiamo sottovalutato di chi accidenti stiamo parlando. O forse abbiamo solo dimenticato. O forse ancora in realtà lo abbiamo sempre saputo, non ce lo siamo mai tolto davvero di mente, è sempre rimasto lì, come una vecchia multa che provi a buttare in fondo al cassetto per tentare di non pensarci, ma così facendo, poi, il conto sarà solo molto più salato nel momento in cui tutto tornerà a venir fuori. E così puntualmente è accaduto. Perché ci siamo illusi, perché siamo degli illusi, perché quando parli di lei, quando ragioni di lei non puoi far finta che non ci sia quel dannato cromosoma un po’ sghembo, quel fattore genetico che non dipende da Moratti, non dipende dai cinesi, non dipende da Thohir, non dipende nemmeno da Mancini, ma dipende da lei, solo ed esclusivamente da lei, per cui non ci sarà mai tregua, non ci sarà mai normalità, razionalità o anche solo ragionevolezza. Ci sarà sempre quel cromosoma, quello della follia più pura, quello della Pazza Inter. Ci siamo illusi che fosse finita, ma ci sbagliavamo. Noi, che forse, per il solo fatto di aver pensato che fosse finita, tanto normali alla fine non siamo.

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