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Duellanti-coverQuando mi sono deciso ad acquistare Duellanti di Paolo Condò ero assillato da tre preoccupazioni in particolare. In primo luogo, José Mourinho e Pep Guardiola, ovvero due protagonisti di cui ogni appassionato di calcio che si rispetti conosce vita-morte-miracoli come le proprie tasche: sarebbero state in grado quelle 217 pagine di darmi qualcosa che già non possedessi prima, al netto di qualche aneddoto e poco più? Ne ero piuttosto scettico, lo confesso. E poi il termine “epico”, ovvero l’aggettivo che avevo maggiormente sentito accostare al libro leggiucchiando qua e là recensioni e commenti: attenzione, ho pensato, non vorrei avere fra la mani il tipico panegirico da storytelling emozionale che va per la maggiore nella narrazione sportiva di questi tempi. Non riuscirei ad andare oltre pagina 10. Infine, il timore di dovermi schierare: da par mio, ci sono aspetti di Mourinho che venero e altrettanti che trovo intollerabili, e il discorso è analogo per Guardiola. E mi sta bene così, non sopporterei il peso di dover scegliere fra due soggetti del genere, è come quando da bambino quella zia un po’ impertinente che vedi solo a Natale e Pasqua ti chiede se vuoi più bene a mamma o papà. Ecco, l’eventualità di trovarmi a fine libro con una maggior inclinazione verso l’uno o l’altro mi atterriva. È con questi ottimistici presupposti che mi sono accostato a Duellanti.

guardiola-mourinhoLa prima cosa che ho immediatamente constatato era che si trattava di un libro dai riferimenti temporali elveticamente stabiliti, una narrazione che partiva dal 16 aprile 2011 per concludersi, 18 giorni dopo, il 3 maggio 2011. E se una delle caratteristiche principali dell’epica è di essere pressoché del tutto senza tempo, i presupposti erano incoraggianti. Si parte, e nel giro di poche pagine è chiaro come l’oggetto del libro non siano Mourinho e Guardiola, ma il rapporto fra Mourinho e Guardiola. Bella scoperta, si potrebbe dire, ma l’implicazione di una scelta del genere è tutt’altro che scontata: l’analisi di Condò, infatti, muove dai fatti per cogliere, approfondire e spiegare la relazione fra i due mister, non per delineare i due mister stessi; e nemmeno compie il percorso inverso, ovvero partire da due personalità opposte per arrivare solo dopo agli accadimenti e agli scontri che ne scaturiscono. Oltre ad essere una presa di posizione di straordinaria e lodevole umiltà (chi può dire di conoscere davvero qualcuno, specie se così distante e specie se così complicato come può essere un Mourinho o un Guardiola?), colloca con decisione il tema nell’ambito della cronaca. Una cronaca dura, sconvolgente, a tratti gretta nei fatti, ma, altro punto a favore dell’autore, spiegata: Condò accompagna il lettore nel labirinto intellettuale e psicologico del dualismo Mou-Pep, gli mostra ciò che accadde in quei 18 giorni di “merda e sangue” come una guida museale esperta fa emergere tutte le implicazioni che hanno portato un artista a realizzare un’opera apparentemente tanto imperscrutabile.

guardiola-mourinho-2Cronaca, dunque, e della più sporca e meschina. Altro che epica. Ma anche questo è un terreno che nasconde diverse insidie, su tutte l’eccessivo coinvolgimento, che porta inevitabilmente a dare giudizi frettolosi, impreparati e il più delle volte sbagliati. E anche in questo caso Condò è riuscito a muoversi perfettamente, strutturando un’impalcatura narrativa che ci permette di mantenere un certo distacco dai protagonisti, quella sana distanza che, una volta chiuso il libro, non porta a ritenere di possedere le figure di Mourinho e Guardiola, ma che semmai instilla la gradevolissima curiosità di voler sapere, capire, approfondire sempre di più le pieghe e i risvolti di due personaggi così straordinari. Paradossalmente, dunque, Duellanti non fa conoscere di più Mou e Pep, anzi, lascia la consapevolezza di non sapere assolutamente niente di loro, ma indica la strada per la magnifica avventura della scoperta, invogliando irresistibilmente a percorrerla.

CONDOQuest’affondo sulla cronaca, sia chiaro, non lasci intendere che si tratti di un libro asettico e privo di passioni. Queste, da un certo punto di vista, possono considerarsi il motore dell’agire di Mourinho e Guardiola: le più istintive, sanguigne e coinvolgenti per il primo, e le più auliche, nobili e cavalleresche per il secondo. E anche il lettore, a tratti, non può evitare di lasciar galoppare la mente, figurandosi un Mou angelo ripudiato dal Cielo di cui anelava la leadership e spinto con dramma e lacrime a ritenere che, come direbbe John Milton nel suo Paradiso perduto, “è meglio regnare all’inferno che servire in paradiso”, e un Guardiola terzo Blues Brother in missione per conto di Dio per portare nel mondo i valori e la bellezza di un blues realizzato a suon di palleggio, armonia e strette di mano agli sconfitti. Ma parliamo di cornici, ottime per dar requie al pathos di una trama che fa trattenere il respiro dalla prima all’ultima pagina. Qualora non sia ancora sufficientemente chiaro, dunque, Duellanti è senza dubbio una delle migliori espressioni della letteratura sportiva degli ultimi anni.

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