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La pioggia che ha colpito l’Italia questo weekend non ha risparmiato nemmeno il Ticino, e come è successo per le partite di Inter e Juventus anche l’atteso derby tra Lugano e Bellinzona è stato rinviato. In attesa che a parlare sia il calcio giocato mi lascio andare ad un paio di considerazioni generali su un match dalla valenza superiore ai 90 minuti di gioco. La sfida tra granata e bianconeri rappresenta infatti il confronto tra le due principali formazioni della Svizzera italiana e tra due realtà calcistiche così vicine e allo stesso tempo così lontane. Entrambe le squadre arrivavano alla vigilia dopo una sconfitta ma la situazione non potrebbe essere più diversa.

Il Lugano dopo aver sfiorato l’obiettivo della promozione in Super League per due anni di fila sembrava aver trovato la giusta formula la scorsa  stagione, prima di gettare tutto al vento con un finale di campionato catastrofico. Molto di quella squadra è cambiato durante l’estate e anche a livello societario si è assistito a una rivoluzione.

Il patron Enrico Preziosi (noto ai più per essere proprietario e presidente del Genoa) ha deciso di impegnarsi in prima persona nella direzione della squadra e ha deciso di puntare su volti nuovi come direttori sportivo e generale ed anche in panchina. La rosa è stata rafforzata con l’arrivo di giocatori dal curriculum importante come Possanzini e Liverani, grazie ad uno sforzo economico non indifferente. Nonostante sembrasse un film già visto, l’imprenditore italiano che prova a sfondare nel calcio puntando su figure (spesso anche dubbie) d’importazione dalla vicina penisola, a Cornaredo regnava l’ottimismo ad inizio campionato e si parlava persino di progetti per un nuovo stadio.  Ottimismo che è durato ben poco, nelle prime undici giornate di campionato sono arrivate già cinque sconfitte, la panchina di Pane è durata solo 8 giornate e bisogna già annotare le defezioni dei neoacquisti Shala, e gli stessi Liverani (mai visto in campo) e Possanzini. Vista la posizione in classifica con i dieci punti di ritardo proprio sui granata in zona spareggio, il progetto Lugano, legato all’indispensabile promozione, sembrerebbe già fallito.

Anche il Bellinzona è deciso a tornare il prima possibile in Super League dopo la brutta retrocessione dell’anno scorso. All’ombra dei castelli è stato riconfermato il tecnico Martin Andermatt, diventato un manager all’inglese in stile Ferguson (non me ne voglia lo scozzese per l’accostamento), fatto che ha portato chiarezza e stabilità a tutto l’ambiente.

Il buon inizio di campionato è poi merito di un mercato ottimamente gestito, fatto di acquisti mirati e impreziosito dall’annunciato arrivo di Hakan Yakin a gennaio, uno che è abituato a ben altri livelli. Il presidente Giulini (già azionista dell’Inter) a conferma della serietà della sua gestione, è schierato anche in prima linea con il progetto del nuovo stadio di proprietà, tassello indispensabile per poter competere con l’élite del calcio elvetico. Dando ormai quasi per scontata la promozione diretta della corazzata sangallese, la seconda piazza in classifica sinonimo di spareggio-promozione è perfettamente alla portata dei granata.

Lugano contro Bellinzona, due mondi a confronto quindi nella partita più sentita e attesa in Ticino. Quale migliore occasione dei bianconeri di rilanciare una stagione facendo proprio uno sgambetto ai cugini granata? E cosa dire allora della chance per il Bellinzona di ribadire tutto il proprio potenziale e affondare definitivamente i rivali?

I presupposti per vedere una bella partita c’erano davvero tutti, adesso non resta che aspettare la data del recupero, tempo permettendo ovviamente…

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