Film-Locandina-Drive-modified

“Dammi ora e luogo e ti do cinque minuti: qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te, ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto dopo sei solo. Io guido e basta.”

Driver, il protagonista senza nome del capolavoro di Nicolas Winding Refn, è un meccanico e uno stuntman di giorno e fa l’autista per rapinatori di notte. Nella routine della sua vita, però, intervengono a gamba tesa una giovane madre e suo figlio che lo obbligano a scalfire l’equilibrio dorato della sua esistenza anonima.

Nicolas Winding Refn è un regista e sceneggiatore piuttosto sconosciuto. In attività dal 1996, figlio d’arte, nato a Copenaghen edrive_ryan-gosling cresciuto a stretto contatto con la Hollywood che conta – quella dei grandi film e dei grandi budget – è in realtà uno dei registi più distanti da quel mondo, che lui non disprezza, ma da cui è stato costantemente allontanato. Le sue produzioni prima di Drive sono molte e ancora sconosciute ai più. Vedendo il suo percorso – che lo ha portato nel 2011 a vincere il premio per la regia di Cannes – si può anche intuire perché, questo artista, sia rimasto così distante dal grande pubblico e dai grandi schermi fino alla produzione di Drive. La cura maniacale del dettaglio, dell’inquadratura o della fotografia sembrano prevalere su ciò che, in quei dettagli, il regista danese vuole raccontare o, più semplicemente, mostrare.
Con Drive, però, la tendenza virtuosistica di Refn si mette al servizio del racconto e della narrazione filmica, creando un capolavoro di rara bellezza; denso e poetico, il film sembra quasi entrare sottopelle. La vicenda umana di Driver (Ryan Gosling), uomo misterioso che sceglie di non avere nessun legame vero – tranne forse quello con il vecchio padrone dell’officina in cui lavora – costituisce il sottofondo narrativo sopra il quale si dipana la vicenda della giovane Irene e di suo figlio, del marito di lei incarcerato e dei mafiosi con i quali quest’ultimo ha un debito da estinguere. È proprio attraverso la giovane Irene (Carey Mulligan) che Driver inizia a vedere l’equilibrio della propria vita asettica e autistica crollare, arrivando ad affezionarsi al bambino ed innamorarsi della ragazza. Da qui la trama si complica, senza però perdere in godibilità e ritmo.

drive-4-2729288_0x410La cosa più sorprendente del film rimane comunque la cura artistica del dettaglio (si veda per capire la sequenza del bacio fra i due protagonisti in ascensore o le prime sequenze della fuga in macchina accompagnata dalla telecronaca di un incontro di baseball): non c’è nessuno spreco di parole, colori, musiche o sequenze. Come uno scultore intaglia, leviga e lavora il legno, Refn scava le sequenze eliminando gli eccessi e donandoci un’opera minimalista, quasi perfetta, che ci ricorda che il cinema è un’arte e come tale va amato e curato. Al centro di questo film, dunque, c’è una ricerca della bellezza che coincide con una ricerca della verità dei rapporti e dall’azione umana, del senso per cui possa e debba valere la pena rimanere attaccati a questa realtà amandola fino all’ultimo piccolo pezzo; perché anche di fronte al male e all’errore si possa arrivare a dire che la realtà c’è, che il soggetto c’è e che per esserci, in qualche modo, va riconosciuto, affermato e, quindi, voluto.

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