lotteryDiverte sempre leggere le varie teorie complottistiche che imperversano in Rete. Dai cartoni animati massonici e antisionisti di Walt Disney ai super classici come 9/11 o Roswell. Anche nello sport e nella sua narrativa il complotto è spesso sussurrato, urlato o annunciato e, in questo, noi italiani siamo maestri. L’ultimo caso stanotte: la Lottery Pick premia, per il terzo anno negli ultimi quattro, i Cleveland Cavaliers, che avranno la prima scelta assoluta al prossimo Draft NBA, nonostante avessero pochissime chance, circa 1,7%.

Breve spiegazione: la Lottery viene utilizzata dalla NBA per assegnare le prime scelte al Draft dell’anno successivo e funziona come una tombola. Ad ogni squadra non partecipante ai Playoff vengono assegnate tante palline quanto peggiore è stata la loro posizione in classifica durante la stagione regolare. Tutte le palline di tutte le squadre vengono poi messe in un grande recipiente da cui si pesca, a caso, una di esse. La prima che viene pescata ha la prima scelta e così via. Ovviamente, chi ha avuto una stagione particolarmente sfortunata ha maggiori possibilità di veder il proprio nome estratto per primo, avendo più palline. Ma certe volte non tutto va come previsto, e può succedere che una squadra con pochissime chance abbia la prima scelta. Quest’anno è andata proprio così. Ma questo ha scatenato quella falange complottista che vede una nera macchinazione dietro questa “fortuna”. L’idea è questa: dato che Lebron James tornerà a Cleveland a breve bisognerà far trovare al Re una squadra che sia adatta alla sua grandezza, poichè la Lega non può permettere che un tesoro di marketing come James non sia in ballo per il titolo.

I buchi di sceneggiatura sono evidenti: chi dice che Lebron torni per certo ai Cavs? Chi può sapere cosa succederà a Cleveland nei prossimi anni? Perché la Lega dovrebbe volere James in un mercato debole come Cleveland? Ma ovviamente, al complottista questo non importa. Citando Di Caprio in “Inception“: “Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla”. Ma se questa pratica fosse limitata al singolo tifoso, non sarebbe una questione rilevante. Invece il complotto è diventato, nel corso degli anni, sempre più presente nelle discussione sportive anche a livello dirigenziale. Tipico è il commento, soprattutto per le squadre di media-bassa classifica, esternato spesso da un dirigente o dall’allenatore dopo aver subito, o ritenuto di aver subito, un torto arbitrale: “diamo fastidio a qualcuno”. La domanda che mi sorge sempre spontanea è: danno fastidio a chi? Temo che la risposta possa essere simile a questa:

jamesNel profondo il complottista sa di essere nel torto, lo sa che i “poteri forti” non agiscono nell’ombra contro di lui. Ma negare il complotto sarebbe ammettere che esiste un problema che non dipende dall’altro ma dalla tua squadra, dai tuoi deficit e dalla tue debolezze. Ed è possibile ammettere una tal debolezza in un mondo in cui la sconfitta è considerata “morte apparente”? L’ossessione della vittoria è, di per sé, una cosa negativa, come dice Cristiano Ronaldo che qualcosa in carriera ha vinto; ma avere un “nemico” esterno, una qualche entità che lavora contro di noi unifica, fa gruppo, e giustifica eventuali sconfitte. Porta l’ossessione a livelli ancora più alti, poiché crea l’effetto “noi contro tutti”. In certe realtà può funzionare, in altre no. In Italia il complotto funziona e, per come ragioniamo, funzionerà sempre.

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