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540187062L’aspetto preponderante di questi primi giorni di Euro2016, come in molti hanno avuto modo di notare, è la decisamente scarsa qualità di gioco mostrata da quasi tutte le 24 squadre scese in campo, in particolare dalle big che, sotto questo punto di vista, erano maggiormente attese. Chi si aspettava una Francia tutta spettacolo e champagne, una Germania dinamica, veloce e verticale, e un Belgio palcoscenico delle meraviglie che i suoi protagonisti dovrebbero essere in grado di mettere in scena, è stato finora amaramente deluso. Si è tentato di giustificare questa strana tendenza scaricando le colpe di un inizio così stentato dal punto di vista del gioco sui vari campioni che questi Europei possono proporre in vetrina: Pogba, Ibrahimovic, Cristiano Ronaldo, Müller, Hazard, Morata e via dicendo, attesissimi e pronti, stando alle attese, a tirar fuori conigli dagli scarpini ad ogni tocco di palla, hanno combinato poco o nulla. Eccolo qui, il problema: i fenomeni non stanno facendo i fenomeni. La questione, invece, è tutt’altra: sono i ct che non stanno facendo i ct; o meglio, non stanno facendo i ct per come ci hanno abituati negli scorsi anni o per come tutti si sarebbero aspettati.

1135875-18382993-2560-1440Ieri sera la Francia è riuscita a superare l’ostacolo Albania solo nei minuti finali, grazie all’ingresso dell’inspiegabilmente panchinato Griezmann e a un colpo da biliardo dell’unico dei galletti che in questa partita ha tentato di combinare qualcosa di costruttivo, Dimitri Payet. Per il resto, seconda volta su due match che la squadra accreditata ad inizio competizione come una delle favorite ha completamente steccato, dal punto di vista del gioco, e oltretutto contro avversari decisamente meno forti rispetto a Giroud e compagni. Pogba sta incidendo poco? Vero. Griezmann di buono ha combinato solo il gol di ieri sera? Sì. Martial e Coman girano a vuoto? È evidente. Ma proviamo a dare un occhio a come la Francia ieri è scesa in campo: una formazione senza capo né coda, con un centrocampo composto da Matuidi e Kanté, ovvero non certo due macinatori di gioco, che costringeva proprio Martial e Coman ad andare a cercar gioco al centro, intasando la trequarti avversaria e senza dare alcun respiro sulle fasce al gioco. Non che avessero alternative, perché il piano B era lancio di Rami e sponda di Giroud, che insomma. La Francia ha iniziato a girare nel secondo tempo, passando ad un 4-3-3 più equilibrato e intelligente e ad un centrocampo finalmente in grado di proporre gioco e con le ali libere di fare le ali. La qualità straordinaria degli interpreti, infine, ha permesso ai galletti di sfangarsela. Però, caro Deschamps, finché sono Romania e Albania può ancora andar bene, ma quando il gioco si farà duro cosa intenderai fare? L’impressione è che la rosa della Francia sia qualcosa che vada oltre le competenze dell’ex giocatore della Juventus.

wilmots-630x415E che dire di Belgio e Germania? Sui primi abbiamo già scritto nei giorni scorsi: assenza totale di gioco e di idee che vadano oltre la mera improvvisazione, talenti pazzeschi che paiono imbrigliati in questo caos disorganizzato che l’unico effetto che ha è quello di anestetizzare la qualità che i fiamminghi potrebbero scaraventare in faccia a qualsiasi avversario. Wilmots si è lamentato del gioco difensivo e distruttivo dell’Italia: forse, invece che straparlare (perché qui di questo si tratta) farebbe meglio a tirar fuori penna e taccuino e prendere nota, perché se il Belgio dovesse fare flop in questa competizione le responsabilità, per quanto visto finora, sarebbero esclusivamente sue. Marc si direbbe un altro, al pari del collega francese, che sia stato messo su quella panchina in nome di un glorioso passato da giocatore nella propria nazionale, ma senza avere realmente le giuste capacità per far girare un ammasso tanto sterminato di talento. Rispetto alla Germania, il Germany-manager-Joachim-Low-holds-his-hand-over-his-mouthdiscorso è diverso: la competenza e la bravura di w non sono in discussione, ma la prima partita con l’Ucraina ha suscitato parecchie perplessità: che fine ha fatto la squadra allo stesso tempo spettacolare e terribilmente spietata che ammiriamo da diversi anni a questa parte? Müller completamente spaesato, Götze che si muove senza particolare criterio sul fronte d’attacco, Özil sacrificato sui lati e un centrocampo schiacciato sull’attacco e incapace di fare filtro: che combini, Joachim? L’Ucraina è stata 2-3 volte pericolosissima, e se non fosse stato per un super Neuer, forse, saremmo qui a parlare di un altro tipo di esordio per i campioni del mondo in carica.

Spain v Czech Republic - EURO 2016 - Group DSpagna e Croazia se la sono cavata un po’ meglio, ma sono ancora ben lungi dall’aver pienamente convinto. La Roja sembra stia tentando di fare la solita frittata ma con uova molto diverse rispetto al passato: Xavi non c’è più, Morata non è certo attaccante da spazi stretti e tiki-taka, David Silva ala di un 4-3-3 non ci azzecca nulla e far giocare questo Fabregas invece che Xabi Alonso è una scelta che grida vendetta la cospetto di Dio e degli uomini. Del Bosque, al pari di Löw, è un tecnico che non si discute, ma non è molto chiaro il progetto tattico con cui intende rilanciare la Spagna dopo il disastro dei Mondiali brasiliani. Urge una svolta, perché squadra che rinunciano a priori ad attaccare come ha fatto la Repubblica Ceca non ci saranno sempre. La Croazia ha disputato un buon secondo tempo contro la Turchia, avversario di notevole mediocrità, dopo una prima frazione anonima e senza alcuno spunto: Brozovic si adatta sulla fascia, ma chiedergli di fare l’ala in maniera fissa pare una castroneria bella e buona; Mandzukic vaga a vuoto, spendendo energie e lasciando sguarnita l’area di rigore; Perisic è un maratoneta, e cura un’intera fascia tutta da solo, si sa: ma un conto è farlo una volta alla settimana, un contro è 5, 7, 10 volte in 20 giorni; e se a Modric, per caso, dovesse anche solo per una partita fulminarsi la lampadina, saranno guai.

Portugal v Iceland - EURO 2016 - Group FE dunque chi si salva? Per quanto visto finora, i fedeli discepoli della cara, vecchia scuola italiana. Conte e gli azzurri in primis, gli unici ad aver convinto fino adesso per gioco, intensità, collettivo e idee; e insieme all’Italia tante piccole squadre che, consce dei propri limiti, hanno deciso di affrontare questo europeo partendo anzitutto dalla difesa, e sfruttando rapide ripartenze come armi offensive privilegiate. Le varie Slovacchia, Albania, Ungheria, Romania e Islanda non vinceranno certo l’Europeo, ma sono le uniche ad aver mostrato, per il momento, organizzazione e limpidezza tattica adeguata. Siamo in attesa di vedere anche i ct più quotati (o presunti tali) comportarsi allo stesso modo.

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