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Ancora una volta, Zeman sta riuscendo a far parlare di sé e molti stanno esprimendo la loro ammirazione per l’ennesima prova d’audacia dell’allenatore boemo; il suo Pescara sta lottando per il titolo della serie cadetta del nostro paese e al contempo affascina grazie al bel gioco, il tutto impreziosito dal fatto che la responsabilità è sulle spalle di giocatori poco più che ventenni. Senza nulla togliere ai meriti di questa vecchia conoscenza del nostro campionato, mi sembra doveroso spezzare una lancia in favore di una società che da diverso tempo ha fatto sua questa scommessa.

 

La location di questa storia è un campo verde chiamato Westfalenstadion (rimasto nel cuore di molti italiani per un’indimenticabile semifinale mondiale), e la protagonista si chiama Borussia Dortmund. La seconda squadra di Germania per titoli vinti, dopo un felice periodo a metà degli anni novanta (come i tifosi juventini dovrebbero ben ricordare), nel 2005 si trovava sull’orlo del baratro. Pesantemente indebitata e a secco di successi dal 2001, la dirigenza si ritrovò davanti a un bivio: dichiarare fallimento o utilizzare tutti i modi per far cassa.

La scelta di resistere fu carica di conseguenze: la squadra perse pedine importanti (Rosicky, Koller, Odoncor) e addirittura dovette vendere lo stadio, ma riuscì a sopravvivere e decise di affiancare ai pochi veterani rimasti, un po’ per coraggio, un po’ per necessità, i giovani della primavera. All’inizio sembrò una catastrofe: la squadra rischiò di retrocedere e per diversi anni rimase lontano dalle zone nobili, ma nonostante tutto si decise di andare avanti ed ebbero ragione. Nel 2008 fu ingaggiato un allenatore che aveva ottenuto per diversi anni buoni risultati con una squadra da bassa classifica come il Magonza, Jürgen Klopp.

Al suo arrivo, chiese all’ambiente di dargli piena fiducia e di avere pazienza, con la promessa che il suo progetto avrebbe reso di nuovo grandi i giallo-neri. Affidandosi alla lungimiranza del nuovo traghettatore, la squadra nel giro di due anni guadagnò la competitività che le mancava da ormai troppo tempo, rafforzandosi grazie a quei giovani che sembravano averla condannata.

 

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: i Die Schwarzgelben hanno dominato la stagione appena trascorsa e, dopo qualche difficoltà, sono ritornati in testa in quella in corso, con la squadra che esprime un gioco spregiudicato ma allo stesso tempo difensivamente accorto, tanto da vantare la miglior difesa e il secondo attacco del torneo. L’aspetto più importante, però, è la totale fiducia riposta nei giovani gioielli (Gotze, Grosskreutz, Hummels, Lewandowsky, Kuba e molti altri), cresciuti in casa o comprati in saldo (Kagawa ha richiesto l’esborso di soli 350.000 euro), che ormai sono diventati l’asse portante della squadra e permettono alla società di sorridere anche dal punto di vista finanziario, visto l’interessamento di grandi club europei.

Si può dire che quella scommessa, fatta quasi per necessità, è stata un successo: i ragazzi di Klopp sono diventati una potenza del calcio tedesco, con il progetto di ritornare a vincere anche in Europa, e la “linea verde” continua a dare i suoi frutti, a tal punto che è stata adottata dall’intero campionato. Ora, con le debite differenze, la scommessa sembra aver trovato un araldo anche per la penisola: riuscirà Zeman a essere un novello Klopp o dovrà arrendersi al miopismo della nostra massima serie?

 

Matteo Arosio

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