Olympic Games 2012 Swimming

Quattro anni fa a Pechino ha vinto tutto e, giustamente, fu esaltato per un’impresa che rimarrà per sempre nella storia, con quelle 8 medaglie del metallo più prezioso che lo hanno elevato ad un gradino più alto anche di Mark Spitz, che a Monaco ’72 vinse ben 7 medaglie d’oro. Ma quattro anni dopo Pechino, hanno provato ad attaccarlo. Ci hanno provato soprattutto quei media che all’epoca avevano contribuito a creare non un semplice fenomeno ma un mito. Hanno provato a scalfire il mito di Michael Phelps e, in un primo momento, sembrava ci fossero riusciti.

 

Ma i campioni si vedono nei momenti duri, e Phelps campione lo è. In silenzio, senza fare polemiche, non rispondendo alle domande spesso scomode dei giornalisti, ha dato ancora una volta dimostrazione della sua classe. E ha vinto i 100 farfalla, e ha vinto i 200 misti. E poi ha vinto ancora, e ancora; ha superato un’altra leggenda (Larissa Latynina, 18 medaglie olimpiche) ed è diventato l’olimpionico più medagliato di sempre con ben 22 medaglie (18 ori).

 

Tuttavia ciò che più mi colpisce del “Kid di Baltimora” non sono  i 18 ori ma è paradossalmente la dimensione umana di questo campione. Il suo essere umano nella sconfitta e nella vita. Nella sconfitta con quel modo di fare che dovrebbe essere esempio anche per i nostri nuotatori, poche parole e polemiche e tanto lavoro. Ma anche nella vita, pizzicato a sgarrare con un po’ di marijuana e subito messo alla gogna, e ancora lui a rispondere senza parlare, col nuoto, tanto nuoto (dai 15 ai 20 km al giorno), poca televisione, poche apparizioni al di fuori della vasca. E con quelle opere benefiche mai sbandierate in prima pagina.

 

Ora che è terminato il suo percorso olimpico ci terrei a ringraziare Phelps, perché in questi anni ha reso possibile cose che non erano nemmeno inimmaginabili, ma soprattutto perché ha mostrato a tutto il mondo che si può essere campioni in vasca rimanendo uomini fuori. E grazie perché non solo ha permesso che migliaia di persone si appassionassero al nuoto, ma anche in quanto con le sue imprese ha mostrato che forse avvicinarsi al paradiso si può anche su questa terra. Quindi, come ha twittato proprio il campione statunitense l’altra giorno: “Don’t cry because it’s over. Smile because it happened”.

 

 Luigi Bottecchia

@GigiBotte

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