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Ricomincia il campionato delle derivate di serie. Alcuni cambiamenti importanti come l’addio di Biaggi e l’abbandono di alcuni team importanti, e il ritorno di altri, mi avevano reso impaziente. Anche Il cambio di gestione dei diritti televisivi, passati da Infront MotorSport a Dorna che già gestisce quelli della MotoGP, poteva essere la rovina di questa categoria così spettacolare.

Phillip Island ha visto il trionfo dell’Aprilia: Guintoli, Laverty e Fabrizio in gara 1; Laverty, Guintoli e Melandri che anticipa di una posizione ancora Fabrizio, autore di una strepitosa rimonta in gara 2. Insomma meglio di così non si poteva iniziare. L’anno scorso peccai di inesperienza pensando che la superiorità di Aprilia vista in Australia sarebbe poi continuata su tutte le altre piste. Certo la moto di Noale rimane quella da battere ma, come si è visto l’anno scorso, ci sono circuiti in cui la RSV4 fatica più delle altre.

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Lo spettacolo, in ogni caso, non manca mai. Però ci saremmo aspettati altre facce nelle prime posizioni: magari Melandri, Sykes, Checa e Rea. Invece Carlos va lungo e centra in pieno Melandri togliendo di colpo due sicuri protagonisti. Lo spagnolo cadendo ha battuto forte la testa e ha dovuto saltare la seconda manche (trauma cranico per lui) ma lo rivedremo sicuro protagonista ad Aragon. Sykes invece ha avuto il solito problema di gestione delle gomme. La sua Ninja continua a consumare il posteriore troppo velocemente e l’inglese avrà il suo bel lavoro da fare per evitare questo consumo anomalo degli pneumatici che già l’anno scorso gli è costato il mondiale. Il riscatto di Melandri in gara 2  fa sembrare che BMW stia lavorando bene e che potrebbe essere l’anno buono per centrare il titolo, se la fortuna girerà dalla parte del ravennate. Male invece Rea e Haslam con una Honda CBR che sembra davvero non riuscire ad essere competitiva.

Positivo l’esordio di alcuni giovani come Jules Cluzel e Loris Baz, due francesi terribili. Il primo, all’esordio in SBK, centra un 11° e un 7° posto, non male per un esordiente e comunque davanti a Camier, compagno di squadra più blasonato; il secondo invece, classe 1993, stupisce per personalità e per una guida molto aggressiva con la verdona di Akashi. Il sesto posto di gara 1 è di buon auspicio per il futuro.

In definitiva lo spettacolo non manca mai e anche quest’anno il divertimento è assicurato. Forse l’assenza di un nome importante, come quello di Biaggi fino all’anno scorso, ha tolto un po’ di audience ma il livello tecnico di questa categoria è sempre più alto. Appuntamento al 14 aprile ad Aragon.

 

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