usainbolt

Il roboante, improvviso, catartico silenzio prima della tempesta. ll lento, tecnico e teso per alcuni, e dolce, naturale, esaltante per altri, appostarsi ai blocchi di partenza, piccoli leggendari trampolini verso il folle volo. Lo sparo, il gong che dà inizio alla danza del vento che in meno di dieci secondi scompiglia la chioma della mitologia più luminosa. Il turbinio di gambe che scalciano con la foga di chi nella leggenda ha fretta di entrarci, perché sa che la gloria eterna è fatta di spade e battaglie, ma anche di un respiro che si consuma nello spazio di cento metri. L’arrivo, il taglio della sottile linea che divide il mondo fra quelli che corrono perché devono, e quelli che lo fanno perché sanno che la vita la può decidere un istante. Non c’é spazio per i commenti, per i salottini, per l’incompetente borghesia intellettuale che fa dei sogni argomento di dottrina. L’unico spazio che c’é é quello per inginocchiarsi, gesto tributivo dovuto a Dio e a coloro che per un qualche motivo gli si avvicinano. Usain Bolt é uno di questi.

 

Scherza sempre prima del decollo, al destino è meglio regalargli un sorriso piuttosto che fare l’imbronciato. Corre non con la smania di un traguardo, ma con la coscienza e la voglia di uno che sa che sta facendo quello per cui é stato fatto. Usain Bolt é un fabbricante di emozioni, una dolce brezza per coloro che affogano nell’arsura dello sport artificiale e mediatico. La freschezza genuina con cui esulta dopo che si é preso un oro olimpico é il massimo tributo a un mondo sportivo, quello dell’atletica, a cui non interessa nient’altro se non la continua sfida al limite umano, la tensione a un più in là che l’altra sera, una volta ancora, si é incarnata nello sguardo sbarazzino dell’uomo più veloce del mondo. Di mani se ne sono spellate in scroscianti applausi già e mai a sufficienza, di urla di gioia e meraviglia al cielo che da ieri sera brilla di una stella ancor più rifulgente, se ne sono udite già parecchie. Per quanto mi riguarda, mi accontento di ringraziarti Usain, perché mi hai mostrato nuovamente quanto lo sport sia ciò che più divinamente umano ci sia.

0 Commenti a “Divinamente umano

Rispondi