Adnan Januzaj

Diego Costa sceglie la SpagnaOrmai il caso Diego Costa è archiviato: circa una settimana fa, il prorompente attaccante dell’Atletico Madrid ha scelto la Spagna di Del Bosque a discapito del Brasile di Scolari. La scelta, come del resto era prevedibile, ha fatto notizia in tutto il mondo, anche se in Italia non ha avuto molto risalto. D’altronde si sa, da Camoranesi in poi abbiamo allargato a 360 gradi le nostre prospettive multiculturali in materia di oriundi. In linea di massima infatti vige la regola per cui se sono forti li accogliamo a braccia aperte; diversamente, è giusto che onorino il proprio Paese. Si può dire che questo paradigma di accettazione sia comune anche ad altri Paesi europei, per cui maggiore è il valore calcistico, maggiore è la ridondanza mediatica se il giocatore decide di accasarsi presso una nazionale diversa da quella originaria.

Di sicuro non deve essere stato semplice scegliere fra due colossi del calcio mondiale come Spagna e Brasile; tuttavia sembra che l’attaccante dei colchoneros abbia grande personalità anche fuori dal campo. Diego Costa ha ricevuto addirittura il benestare di Pelé per la decisione di rappresentare la Roja. Contrariamente Scolari lo ha accusato di «voltare le spalle al sogno di milioni di brasiliani». Ma esistono casi analoghi a quello del bomber nato verdeoro? A Manchester, sponda Old Trafford, sembra che qualcuno stia già cominciando ad interrogarsi su un caso che è destinato a suscitare clamore internazionale: si tratta Adnan Januzaj, stella emergente del nuovo United di Moyes.

Januzaj con Moyes alla firmaClasse ’95, il giovane esterno di centrocampo nato a Bruxelles, con origini Kosovare e Albanesi, si è già ritagliato il ruolo di titolare a Old Trafford. Mancino, Januzaj nasce come trequartista nelle giovanili di Anderlecht e Brussels ed esplode come winger alla corte di David Moyes, uno che con i giovani ci sa fare, chiedere ad un certo Wayne Rooney, che fece debuttare a 16 anni con la maglia dell’Everton. Fisico esile, grande agilità ed enormi potenzialità tecnico-tattiche contraddistinguono questo ennesimo talento targato Red Devils. Attualmente il giocatore non si è ancora pronunciato in merito alla nazionale che rappresenterà, o meglio, ha detto che deciderà suo padre. Abedin Januzaj, padre di Adnan, è al centro di un ping-pong mediatico fra diversi tabloid inglesi, desiderosi di sapere quali saranno le sorti del figlio in campo internazionale.

Il problema consiste principalmente nel fatto che il giovane talento ha un’ampia scelta: è candidabile per ben sei nazionali diverse. Può giocare con il Belgio, per nascita e passaporto; con l’Albania, per le origini dei genitori; con la Turchia, per quelle dei nonni; con la Serbia o il Kosovo, nonostante quest’ultima non sia rappresentata dalla FIFA, per la complessa vicenda legata alla patria d’origine dei genitori stessi (argomento sul quale si potrebbe discutere in termini molto più ampi, magari etico-politici, in merito alla situazione balcanica degli ultimi decenni). Sullo sfondo rimane l’Inghilterra, che nonostante stia continuando a cavalcare il sogno di vestire il giovane Januzaj con la gloriosa maglia dei Lions, non soddisfa i requisiti del Home Nations Agreement. Il dibattito continua incessante da settimane su tutte le prime pagine sportive delle maggiori testate giornalistiche britanniche ed il padre di Adnan si confronta quotidianamente (QUI uno dei pezzi sul The Telegraph) con le richieste, ufficiali e ufficiose, dei pretendenti alla nazionalità del figlio.

Januzaj gol al SunderlandQuello che in questa sede mi sento di dire è che, a parte lo spinoso caso fra Serbia e Kosovo (le quali non costituiscono ad oggi certamente una preferenza per Januzaj), in questi casi si può solo sperare che il talento calcistico di questo ragazzo, a mio avviso unico nel suo genere, non venga limitato da questioni politico-patriottiche. Un calciatore di soli 18 anni che si approccia ad un palcoscenico internazionale come Old Trafford dovrebbe essere lasciato il più possibile libero da condizionamenti esterni e pressioni mediatiche. In questo caso Januzaj rischia di subire anche sollecitazioni di tipo patriottico-nazionalistico che sicuramente hanno poco a che vedere con il calcio giocato e che potrebbero comprometterne le prestazioni sul campo. Sembra giusta dunque la strada percorsa dal padre Abedin, che ha deciso di recitare lui stesso, in prima persona, il ruolo di protagonista nel dibattito mediatico, lasciando il figlio libero da un carico di discussioni eccessivo per un ragazzo appena maggiorenne, la cui candidabilità a sei nazionali diverse non dipende certamente da una sua scelta. Del resto l’importante, nel calcio, è innanzitutto che si giochi.

Il meglio del giovane talento dei Red Devils in questo video:

2 Commenti a “Diego Costa, Januzaj ed il dilemma nazionale

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