Lotito ansa

Le reiterate prese di posizione degli ultimi giorni nei confronti di Tavecchio non hanno di certo reso onore all’immagine del Presidente della Lazio Claudio Lotito, già abbastanza minata dalla strenua lotta contro la frangia più calda del tifo biancoceleste che sta progressivamente portando allo svuotamento dello stadio Olimpico. Le due questioni non hanno particolari punti di contatto ma entrambe vertono attorno ad un alone di mistero e di assurdità. Mentre sul caso Tavecchio l’appoggio di Lotito (e degli altri) può tranquillamente definirsi inspiegabile, sull’annosa diatriba con i tifosi il patron biancoceleste ha invece più di un’attenuante. Una guerra senza fine che dura da parecchi anni; esplosa dopo l’idillio iniziale suggellato dall’acquisto di Paolo di Canio, da sempre paladino di tutto il popolo laziale. Poi lo strappo, che ancora oggi stenta a ricucirsi.

lazio contro lotitoPochi giorni fa Lotito si è giocato l’ultima carta di riconciliazione con la tifoseria, una lettera in cui ha ricordato l’importanza e il senso di appartenenza alla Lazio e ha rinnovato ai tifosi l’invito ad abbonarsi e a stare tutti uniti. Ciò nonostante, gli ultras si ostinano a fare muro contro Lotito e ad invitarlo a mollare tutto. Ma questa gioco al massacro risulta difficile da capire perché fondato su pochi e deboli argomenti opposti alla gestione Lotito a fronte invece dei suoi numerosi meriti. «Ho preso la Lazio al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile» disse al momento del suo insediamento, quando la società biancoceleste aveva debiti che si aggiravano intorno ai 300 milioni di euro. Oggi, dieci anni di presidenza, i conti in ordine, la vittoria di due Coppe Italia e una Supercoppa italiana denotano in modo incontrovertibile gli ampi segnali di ripresa della S.S. Lazio. Inoltre, il tanto decantato settore giovanile, interamente riorganizzato da Lotito, risulta essere tra i migliori d’Italia. Infatti la squadra Primavera, sotto la guida di Simone Inzaghi, si è aggiudicata lo scudetto nel 2013 ed è la detentrice dell’ultima Coppa Italia. Non solo, dal vivaio sono sbocciati fior di giocatori come Keita e Minala. Il baby Rozzi, l’anno scorso, ha militato nella squadra B del Real Madrid e quest’anno giocherà nel nuovo Bari di Paparesta, fortemente voluto dal mister David Mangia e pronto ad esplodere definitivamente.

Nonostante l’ostacolo insormontabile del debito sia stato bypassato e la squadra abbia sempre disputato, fino ad ora, campionati dignitosi, Lotito ha dovuto fare i conti con l’imponderabile, con quello che in una società sana del mondo dello sport non dovrebbe mai accadere e infatti in altri Paesi non succede: «C’ha levato il pane e nun ce fa lavorà. Gli affari sono affari nostri. La squadra? E chissenefrega». Oppure: «Calcola che se rimane Lotito, qua dobbiamo rivedere tutto perché probabilmente chiudemo tutto… dovemo comunque fa la guera a ‘sto bastardo. Quest’anno se lui rimane dovemo sfondarlo sugli abbonamenti». Questi sono gli estratti delle intercettazioni di alcuni dei capi ultras laziali registrate nel 2006 e che ritraggono in modo chiaro ed inequivocabile la situazione che si è venuta a creare all’arrivo del Presidente Lotito e i perché… Dichiarazioni lampanti che fugano, o meglio fugherebbero, ogni dubbio sui veri motivi della contestazione della Curva Nord ma che, evidentemente, non servono a svegliare le coscienze o a convincere gli scettici che siamo di fronte a qualcosa che poco ha a che fare con il calcio e il tifo. E invece no, in un Paese senza memoria come il nostro, Claudio Lotito si è ritrovato ad affrontare tutto ciò nel silenzio di un ambiente che prende sempre più le distanze, lasciandolo ostaggio di una frangia di tifosi che non vuole il bene della Lazio ma che ha dimostrato di tenere solo ai propri interessi. Infatti il particolare a cui non viene mai dato troppo risalto è proprio quello che riguarda il giro d’affari messo in piedi da alcuni capi ultras durante l’era Cragnotti. In quegli anni gli ultras e la dirigenza era molto legati, tant’è che (non solo alla Lazio) ai gruppi organizzati venne affidata la gestione di migliaia di biglietti. Alla Lazio sono andati persino oltre: certi esponenti degli Irriducibili gestivano a Roma alcuni negozi di gadget e abbigliamento chiamati “Original fans”, persino autorizzati a usare il marchio Lazio; un giro di milioni di euro che andava ad inficiare negativamente sul bilancio della società perché concorrenziale al merchandising ufficiale della squadra.

De Vrij e Lotito presentazioneArrivato Lotito il giochino si è rotto, e il presidente, dovendo mettere i conti a posto, non ha più concesso la gestione del marchio, essendo il merchandising una delle prime fonti dirette di guadagno per le casse societarie già oberate dai debiti. Fu in quel momento che si aprì lo squarcio con la tifoseria la quale si oppose con violente minacce e scioperi del tifo. Da quel momento la gestione si è fatta difficilissima e Lotito ha potuto contare solo sulle sue forze, sui suoi avvocati e la sua scorta. Ogni iniziativa della sua gestione, ogni piccolo errore di comunicazione o di amministrazione è diventato il pretesto giusto per attaccarlo. Non ultimo il mancato acquisto di Astori, passato ai rivali della Roma e giudicato troppo severamente anche dai media come un grave errore di mercato. Semplicemente la Lazio ha preferito puntare sull’olandese De Vrij, fra l’altro eletto miglior difensore del Mondiale in Brasile, rassegna alla quale l’ex Cagliari non ha nemmeno partecipato. «Mica è Maradona!» ha tuonato il vulcanico presidente per rispondere alle critiche. Come dargli torto? Istintivo e senza peli sulla lingua, fa sempre parlare di sé con uscite a volte rivedibili ma che raramente steccano a livello di contenuto: «Lascerò la Lazio a mio figlio» è stata l’ennesima frase strumentalizzata dalla tifoseria per sferrargli un ulteriore attacco, ricordandogli che la Lazio è un patrimonio della gente e non un’azienda a gestione familiare. Certo, reazione lecita e condivisibile, ma con quella uscita viziata dal consueto tono patriarcale, Lotito ha voluto esprimere un concetto chiaro e preciso, ovvero che la Lazio resterà in mani sicure e non verrà mai ceduta al primo offerente poco raccomandabile, come già accaduto in passato con la cordata fantasma di Chinaglia.

«Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità» era solito ripetere il generale nazista Joseph Goebbels; il trucco è sempre lo stesso e in Italia va per la maggiore. Dopo infinite ingiurie, scioperi e manifestazioni, eccoci qua a pensare che Lotito sia il responsabile di tutti i mali e dello svuotamento di un intero settore dello stadio, quando invece ha cercato di fare solamente il bene della Lazio, a differenza di chi si è sempre professato tifoso ma che ha saputo solamente voltare le spalle alla squadra in nome di cause poco nobili. La motivazione ufficiale dei tifosi sono che “la Lazio non vince” o che “Lotito è un pezzente” e che per questo deve vendere. A chi ancora non si è capito. Allora che cosa dovrebbero fare i supporter del Parma che, dall’addio dei Tanzi, non hanno più lottato per niente di importante? O quelli del Torino che tifano ancora aggrappati alla fede e al ricordo di quella gloriosa squadra di tantissimi anni fa che soltanto una tragedia ha saputo battere? Non dovrebbero più andare allo stadio? Dovrebbero ricoprire di minacce i loro presidenti? Il vero tifo è quello che non bada solo alle vittorie, ai soldi e a strani giochi di potere, ma quello che, come unico fine, ha il sostegno incondizionato della propria squadra. Alla Lazio ultimamente non è più così, ma quello che si vuole far credere è esattamente l’opposto. E ci stanno riuscendo bene. Chi conosce il mondo delle curve di oggi sa che, alcune di esse, sono governate da un manipolo di persone poco raccomandabili le quali, grazie anche a comportamenti poco ortodossi, riescono spesso ad ottenere il rispetto e il controllo sugli altri tifosi. La vendita di magliette, sciarpe, gadget e biglietti garantisce ormai ingenti fonti di guadagno e proprio per questo oggi le curve sembrano essere diventate il luogo giusto per lucrare e fare affari, marciando sulla passione della gente. Masse facili da manipolare che vengono usate per combattere gli interessi di pochi spacciati per interessi di tutti, proprio come sta accadendo a Roma. Perché siamo sicuri che tutti vogliano disertare l’Olimpico ogni benedetta domenica? Se sì, perché dopo la finale di Coppa Italia erano tutti pronti a festeggiare? Se Lotito non spende, se la campagna acquisti non è all’altezza, se non c’è più entusiasmo, perché all’arrivo di De Vrij a Fiumicino c’erano un sacco di persone entusiaste pronte ad accoglierlo? Siamo sicuri che manchi tutta questa passione o forse c’è qualcuno che sta tentando in tutti i modi di reprimere chi ancora ha veramente voglia di tifare la Lazio, con Lotito o senza Lotito?

Lotito Coppa Italia ansaA fronte di tutto questo, altri presidenti avrebbero già mollato, ma l’amore per la Lazio è ciò che spinge Lotito a portare avanti il suo progetto, trovandosi nella paradossale condizione di un padre che nonostante l’odio e l’ingratitudine dei figli si ritrova coscienziosamente a pensare al bene e al futuro di tutta la famiglia. Il presidente sa quello che fa e anche quest’anno sta imbastendo una squadra di tutto rispetto, già rinforzata dagli innesti di Basta e Parolo, due tra i migliori giocatori di Serie A per rendimento. Ma nessuno ne parla. Il rinnovo di Klose, un campione del mondo, è un segnale incoraggiante che testimonia la serietà del progetto. Come sempre sarà il campo a dire chi ha ragione; e chissà che altri successi, come la Coppa Italia del 2013, non possano contribuire a risolvere lentamente le cose, gremendo nuovamente quel settore dello stadio che la squadra merita di vedere ad ogni partita ribollente di passione. Purtroppo c’è già qualcuno che sta pensando al fatto che potrebbe essere la ghiotta occasione di tornare a raccimolare qualche soldo con delle magliette celebrative…

8 Commenti a “Dieci, cento, mille Lotito

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