CALCIO: SERIE A; INTER-NOVARA

Ad Alberto

 

Lo so, è un titolo forte, ma potrebbe contenere l’unica ricetta possibile per il nostro calcio. Negli ultimi giorni è stata pubblicata da Deloitte l’annuale classifica della “Money League” , torneo finanziario che stila la lista delle 20 squadre con i maggiori ricavi in Europa, e che dà, a mio parere, un giudizio netto e franco su quello che c’è da fare per lo sviluppo del nostro sistema calcio. Sarò schematico, le evidenze che emergono sono due:

 

  • La prima di carattere più generale è l’importanza delle coppe europee. Qualificarsi vuol dire ricavi in tutti i sensi, da matchday, diritti media, merchandising e crescita di interesse e rilevanza attorno alla propria squadra; e questa attenzione non riguarda solo il circolo d’oro della Champions League, ma anche di quella che troppo spesso erroneamente viene chiamata la povera sorella, l’Europa League. In quest’ottica basti vedere la crescita del Napoli.
  • La seconda evidenza è che l’introito europeo e dei diritti media non basta, serve una politica di sviluppo societario più al passo coi tempi moderni. La ricetta sembra banale ma non lo è assolutamente, STADI, CAPITALI ESTERI, STADI! (e le due cose sono molto collegate).

Il calcio italiano è un calcio pieno di risorse; più che in altre nazioni abbiamo la possibilità di creare un sistema calcio sostenibile senza dover per forza snaturare la storia e la forza popolare delle società. In questa ottica è encomiabile il lavoro che sta facendo l’amministrazione americana con la Roma. Oltre a un progetto tecnico serio affidato a mani esperte italiane (Sabatini- Baldini), la strategia di marketing si sta rivelando vincente. Ma il colpo più importante dell’amministrazione americana che dimostra l’ottimo lavoro è stato il rinnovo di De Rossi, giocatore con mercato nelle più grandi d’Europa. In termini di merchandising e immagine  giocatori come Totti e De Rossi in una Roma sono insostituibili. E al diavolo il salary cap, con quello a Roma De Rossi non ce lo tenevi neanche morto. Sei milioni e rotti a lui andranno sicuramente, ma interessante sarà anche guardare che ritorno economico avrà la Roma.

 

In secondo luogo il progetto di costruzione del nuovo stadio, la storia si crea non si conserva, gli stadi museo appartengono al passato. L’Arsenal lo insegna. E anche il Tottenham negli ultimi i giorni ha presentato il progetto di demolizione dello storico White Hart Lane. E comunque anche stadi non demoliti in Inghilterra sono stati totalmente ristrutturati e resi moderni, Anfield, Craven Cottage, e la lista è lunga. Lo stadio è  il cuore pulsante della una squadra, il centro emotivo del tifoso. Certo che se la media distanza delle curve dal campo è di 30 mt perlopiù scoperti, allora vincerà sempre la poltrona di casa con plaid annesso. La Roma è un ottimo esempio di come calcio moderno, storia e tifosi possano coesistere e guadagnarci in maniera reciproca.

 

Strutture societarie più moderne sono la condizione per l’appetibilità del nostro calcio per investitori stranieri, investitori, non proprietari. L’Italia può essere il modello per un  rilancio del sistema calcio in cui i capitali stranieri non siano fonte di sperpero inutile ma di sviluppo economico positivo sia in termini di risanamento e novità per il nostro calcio, sia in ottica di ritorni economici per gli investitori. Guardiamo al Barcellona, una società totalmente in mano catalana ma che non rifiuta 150 milioni quinquennali di sponsorizzazione dalla Qatar Foundation che, in parole povere, vuol dire un top player in più all’anno. Oltretutto, tutte le spese che sono in ottica di questo sviluppo sono escluse dal rendiconto da presentare all’UEFA per quanto riguarda il fair play finanziario. Insomma, c’è solo da guadagnarci a buttar giù San Siro (anche se ieri, in fondo, ci ha già pensato l’Airone Caracciolo).

 

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