Napoli, il grande giorno della presentazione di Benitez

C’è un video su youtube che si intitola “Il ruggito del San Paolo”. Questo video, registrato da un balcone di un palazzo di Posillipo, ritrae, sullo sfondo, il buio della città di Napoli nel cui centro splende la luce azzurra dei riflettori del San Paolo. È il 18 Settembre 2013, un anno fa, e il Napoli gioca la prima partita del girone di Champions contro il Borussia Dortmund. Le note dell’inno della Champions giungono soavi fino al balcone, allietando quella che sembra una tranquilla serata di fine estate ma, ad un certo punto, esplode un boato: “the champiooons!!”. La terra trema, un’onda travolgente si espande in ogni angolo della città che d’improvviso diventa un tutt’uno con lo stadio. Un effetto pazzesco, trasmesso a distanza di chilometri e che solo Dio sa cosa sia stato da dentro lo stadio. Un entusiasmo unico che non si vedeva dai tempi di Maradona.

 

Athletic Bilbao vs. Napoli - Playoff Champions League 2014-2015Proprio martedì è ricominciata quella fantastica competizione che in questi anni ha reso magiche certe notti napoletane ma, per quest’anno, le luci del San Paolo resteranno spente e la musichetta non riecheggerà fino a quel balcone. Il Napoli non ci sarà. Un vero peccato, perché, per tutti gli appassionati di calcio e di sport, le partite casalinghe degli azzurri erano diventate una sorta di immancabile appuntamento per le emozioni che sapevano trasmettere. L’eliminazione dai preliminari per opera dell’Athletic Club Bilbao proprio non ci voleva per il nostro calcio, ma soprattutto per i tifosi partenopei. Perdere contro i baschi, una delle tre squadre spagnole a non essere mai retrocessa dalla Liga, ci può anche stare, ma quello che resta da capire è il modo in cui il Napoli stenti sistematicamente a diventare definitivamente una grande. Una sindrome di Peter Pan inspiegabile perché, pensando al livello raggiunto già ai tempi di Mazzarri, sembra assurdo che ancora oggi una piazza come quella non abbia vinto nulla di veramente importante al di fuori delle due Coppa Italia. Sono ormai anni che i partenopei partono puntando al titolo ma, dopo qualche mese, i sogni di gloria si infrangono immancabilmente, mettendo in evidenza un’inadeguatezza della rosa che non dà la possibilità reale di competere su tutti i fronti.

Con la coppia Lavezzi-Cavani, per i tifosi napoletani era lecito sognare, ma nel giro di due anni la coppia è stata smantellata. I due giocatori, che alla squadra hanno dato tantissimo, scoraggiati dalla mancanza di obbiettivi hanno preferito andare al Psg dove, ad oggi, guadagnano e soprattutto vincono di più. Certo, De Laurentiis ha fatto tanto per il Napoli, raccogliendolo dalle ceneri della Serie C e portandolo in poco tempo sul grande palcoscenico del calcio internazionale. Ha sempre cercato di allestire un Napoli all’altezza, ma non ha mai voluto fortemente la vittoria. L’anno scorso si è avvertita l’intenzione di fare un ulteriore salto di qualità attraverso l’arrivo di un tecnico di fama internazionale come Rafa Benitez e la sostituzione dei “parigini” con giocatori del calibro di Reina, Callejon e, soprattutto, del “Pipita” Higuain. Un colpo sensazionale, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal risvolto sociale: se un attaccante del suo calibro è voluto venire a Napoli, lasciando il più grande club del mondo, è stato perché ha saputo capire la piazza ed è rimasto colpito dal sentimento dei napoletani, non solo dal progetto calcistico; una rarità nel calcio moderno. Un aspetto che la società avrebbe dovuto considerare maggiormente. Proprio perché un giocatore di fama mondiale ha deciso di venire a Napoli per vincere con quella maglia, significava che il momento per fare quel passo in avanti era arrivato. Una attaccante così se lo sognano in tutta Europa, proprio quell’Europa che il Napoli vedrà solo in formato minore.

Napoli- Chievo VeronaIl Napoli visto nei preliminari di Champions è stato qualcosa di impresentabile. O meglio, inconcepibile: una squadra uscita indebolita dalla sessione di mercato rispetto alle altre big, incompleta e impreparata a sorreggere un modulo offensivo come il 4-2-3-1 di Benitez. Inler, considerato fuori condizione come Zuniga (sostituito da un centrale come Britos), non ha potuto essere sostituito da Behrami, ceduto senza pensare a dei rincalzi di livello. De Guzman e David Lopez, inoltre, sono arrivati quando la lista Champions era ormai chiusa, tant’è che Benitez ha dovuto rispolverare il “vecchio” Gargano, di ritorno dal prestito al Parma. Un’ inefficienza che da una società che vuole restare ai vertici del calcio italiano ed europeo, sinceramente, non ci si aspettava. Risultato: una meritatissima eliminazione, un regalo da quaranta milioni fatto all’Athletic. Ora la rosa partenopea è pressoché identica a quella dell’anno scorso: manca la spina dorsale che contraddistingue tutte le squadre di successo. Se davanti c’è un immenso potenziale, da centrocampo in giù il livello non supera quello di una formazione di metà classifica.

Domenica scorsa è arrivato il tonfo casalingo contro il Chievo. I tifosi non hanno gradito e hanno mostrato tutto il loro disappunto al presidente De Laurentiis, che caso ha voluto non fosse allo stadio. Il tifoso napoletano si è sentito preso in giro proprio ora che era pronto a gustarsi l’ennesima e meritata stagione in Champions League. Ha visto materializzarsi, davanti ai suoi occhi, una squadra senza capo né coda, che alla prima difficoltà si è squagliata come un babà. I tifosi partenopei le hanno viste tutte da Maradona alla retrocessione in Serie C ma mai hanno fatto mancare il loro tifo e la loro passione. Oggi, molte altre tifoserie non si abbonano per molto meno. Essere o meno in Champions, per loro, non è certo un problema, ma vedere una società che getta al vento occasioni che trasudano dei fasti di un tempo non può che dare fastidio. A maggior ragione dopo anni di incondizionato sostegno, il tifoso del Napoli si è sentito sedotto e abbandonato, perché in fondo sperava di essere ancora lì a godersi le luci del San Paolo, ascoltando le dolci note dell’inno della Champions, urlando con tutto sé stesso “the champiooooons!!!”, dimenticandosi di tutto il resto. Prima dell’ingaggio di Rafa Benitez, De Laurentiis dichiarò: «Il nuovo tecnico dovrà nutrire un amore profondo per la napoletanità», ma forse, adesso, il primo ad aver voltato le spalle a quel ruggito di napoletanità di metà settembre 2013 è stato proprio lui…

Un commento a “De Laurentiis e la napoletanità perduta

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