abete

“Noi invitiamo tutti alla prudenza, è presto per dare giudizi”.

 

Parola di Giancarlo Abete, presidente della FIGC, all’indomani delle dichiarazioni del capo della Polizia, Manganelli, che aveva informato la stampa dell’arrivo di un nuovo filone d’indagine su altri “comportamenti scorretti”, nell’ambito delle ormai note inchieste sul “Calcioscommesse”. Insomma, dalla Polizia fanno sapere che hanno materiale scottante che dovrebbe contribuire a svelare almeno una parte della corruzione del sistema calcio.

 

Il giorno dopo, però, il grande capo, quello che più di tutti dovrebbe essere interessato a fare chiarezza su ciò che di poco pulito avviene in casa sua, blocca ogni accenno di soddisfazione: “Non so nel dettaglio a cosa si riferisca Manganelli, ma è noto che ci sono filoni sul calcioscommesse ancora aperti alle Procure di Bari e Cremona. Aspettiamo gli atti”. Sprezzante come suo solito, il fu parlamentare DC fino al 1992 fa capire che il capo della Polizia non dovrebbe parlare di cose che non sa (?), perché la FIGC i panni sporchi se li vuole lavare in casa propria, senza “interferenze” altrui. Non è dato sapere quali siano i veri motivi che hanno indotto il vicepresidente UEFA (ebbene sì) a mettersi di traverso in questo modo, a dire il vero abbastanza scomposto: forse ha paura che nuove penalizzazioni (o retrocessioni) sconvolgano calendari, classifiche e composizioni, e medita piuttosto un’amnistia; forse subisce la pressione esterna di qualcuno che vorrebbe porre fine alle inchieste, prima che arrivino a toccare chi sembra invece averla fatta franca (qualcuno sa che fine hanno fatto Chievo, Genoa e Lazio?); forse tutte queste cose insieme, e in aggiunta il timore di non potersi fidare di istituzioni estranee al sistema calcio e a tutte le sue “esigenze”.

 

D’altro canto, la Federazione è un modello assai positivo di limpida gestione del Giuoco Calcio, e non ha bisogno né che qualcuno intervenga da fuori, né di cercare esempi positivi diversi (in un Paese in cui, è bene ammetterlo, non sono tante le istituzioni che potrebbero permettersi di dare lezioni in tal senso).

 

Prendiamo, ad esempio, il caso della rielezione di Stefano Palazzi. Il procuratore federale, l’unico uomo in Italia ad avere meno credibilità di Silvio Berlusconi, non solo non è stato messo mai in dubbio dai vertici federali durante le incredibili fasi dell’inchiesta Calcioscommesse (andate a rivedervi la vicenda di Drascek, per dire), ma addirittura ha ricevuto una nuova investitura dal Consiglio. Per altri 4 anni sarà lui il paladino della giustizia, per un calcio più pulito. Ebbene, alla domanda di un giornalista che si faceva latore di un diffuso sentimento di perplessità di fronte alla riconferma di Palazzi, Abete non ha saputo che osservare che “è stata votata all’unanimità in consiglio federale, la critica è legittima, ma a me basta la garanzia di competenza, imparzialità e correttezza di Palazzi”.

 

Ora, se sull’imparzialità non c’è materiale per discutere, della competenza e correttezza del suo operato mi pare parlino i fatti. E non ne parlano bene. Scelgo un esempio tra innumerevoli, perché lapalissiano. Durante il processo sul caso Conte, al nostro eroe si obiettò: “ma se Conte e Stellini parlarono della combine delle partite durante la riunione tecnica, perché allora non è indagata tutta la squadra per omessa denuncia?”. Non fa una grinza. Risposta del nostro (nero su bianco): «il presente [un qualsiasi calciatore chiamato a risponderne]  avrebbe molto facilmente potuto addurre – senza alcuna possibilità di smentita [perché le testimonianze altrui, se non sono di Carobbio, non servono a  nulla, pare] – che in quel preciso istante si sarebbe potuto allontanare dalla stanza. Questo non vale evidentemente per lo staff tecnico dato il suo rapporto di stretta collaborazione con l’allenatore e dato che la sua presenza era necessaria proprio con riferimento a quel momento specifico in cui sarebbe avvenuto questo discorso da parte dell’allenatore». Cioè, secondo Palazzi era impossibile che qualcuno dello staff tecnico (Conte e Stellini, in questo caso) potesse allontanarsi, mentre un calciatore avrebbe potuto, per dire, alzarsi e uscire per rispondere al cellulare. Anzi, non uno solo, ma tutti. Così, a suo dire, non è da considerarsi assurdo che, ad un certo punto, Conte&C. siano rimasti lì ad analizzare tatticamente la partita tra loro, senza calciatori. Un genio il nostro procuratore, altroché. Difficile effettivamente trovarne uno più competente.

 

Concludo dando ad Abete quello che è di Abete, perché una cosa vera l’ha detta. Palazzi (beninteso: proposto dallo stesso Presidentissimo) è stato eletto per votazione unanime dal Consiglio Federale. È bene ricordare, allora, chi sono i protagonisti di questo altissimo momento di democrazia del sistema calcio, perché credo si debba sapere a chi dovremo riconoscenza per i prossimi 4 anni di inchieste portate avanti con i piedi:

 

–       I rappresentanti della FIGC: Abete, Tavecchio, Macalli, Albertini;

 

–       I rappresentanti della Lega di A: Beretta e Lotito;

 

–       Il rappresentante della Lega di B: Abodi;

 

–       I rappresentanti della Lega Pro: Gravina, Mormando, Pitrolo;

 

–       I rappresentanti della Lega Dilettanti: Mambelli, Tonelli, Repace, De Colle;

 

–       Il rappresentante dell’AIA: Nicchi;

 

–       I rappresentanti dell’AIC: Tommasi, Giugni, Serioli, Calcagno;

 

–       I rappresentanti dell’Associazione Italiana Allenatori: Ulivieri, Bolchi, Cudicio

 

–       Il direttore generale della FIGC Valentini e il segretario Di Sebastiano

 

Sono d’accordo, non è un esercizio divertente quello tentato con questo semplice esempio, né simpatico. Di più, non risolve nessun problema. Ma, e qui sta il motivo per cui vale la pena parlarne, apre a molte, interessanti, domande, e ci può permettere, almeno per un poco, di chiederci se è veramente impossibile che qualcosa possa, un giorno non troppo lontano, cambiare.


twitter@MattiaSavoia

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