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È iniziato ieri sera al Lido di Camaiore il nuovo corso della Nazionale Italiana di Ciclismo guidata da Davide Cassani, chiamato a sostituire Paolo Bettini, commissario tecnico azzurro dal 2010 in seguito alla tragica scomparsa di Franco Ballerini. 

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Il ciclismo sta avendo un importante mutamento a livello mondiale: nuove compagini, quali Australia e Inghilterra, si stanno imponendo grazie a un movimento maggiormente strutturato e stanno relegando ad un ruolo di secondo piano nazioni storiche come l’Italia. Se la nazionale azzurra proprio grazie al talento di Bettini, era riuscita a sopperire nel primo decennio del duemila a certe lacune, ora vista la mancanza di corridori pronti per affrontare certi scenari si ha avuto da parte dei ciclisti italiani una brutta involuzione dal punto di vista dei risultati nei mondiali recenti. Proprio per questo motivo Bettini difficilmente poteva riuscire ad ottenere dei risultati migliori rispetto a quelli raggiunti. Alle varie formazioni che ha presentato è sempre mancato l’ultimo uomo in grado di finalizzare il lavoro svolto. A Melbourne nel 2010 non si è riusciti ad andare oltre ad un amaro quarto posto con Pozzato; nel 2011 e 2012 la squadra azzurra, nonostante il buon lavoro svolto, non è riuscita a piazzare un corridore nei primi dieci. Anche nella recente Olimpiade londinese la formazione azzurra aveva disputato una buona prova, gli uomini scelti da Bettini erano sempre stati tra i protagonisti, ma ancora una volta era mancato il guizzo finale. Stesso copione per il recente mondiale fiorentino dove, nonostante la buona corsa svolta dalla squadra azzurra, complice anche un paio di cadute di troppo, non si è andati lontani da un quarto posto. Considerando il materiale umano a disposizione, Bettini ha svolto un buon lavoro, cercando di far crescere alcuni giovani talenti come Ulissi e Modolo, e portando alla ribalta corridori attorno ai quali si può costruire una solida squadra, come Santaromita oppure Marcato.

Cassani avrà il compito di insistere con maggiore decisione sulla linea già tracciata da Bettini. Si stanno infatti affacciando sul panorama ciclistico italiano alcuni ottimi prospetti, già descritti in un precedente articolo, che hanno bisogno di crescere ancora, e devono avere il tempo di poter sbagliare. Da questo punto di vista la scelta di Cassani è una garanzia, anche se probabilmente i talenti azzurri sarebbero stati maggiormente tutelati scegliendo, non senza parecchi rischi, uno come Paolini. LONDRA 2012: CICLISMO;5 AZZURRI GARE SU STRADA, C'E'NIBALIPaolini, in quanto regista delle ultime squadre azzurre, è sicuramente uno dei migliori esempi di che cosa vuol dire fare il corridore: sia per le capacità di analisi delle corse, che gli permettono di muoversi sempre nel momento giusto, sia per la determinazione con la quale si allena. Sarebbe stato un ottimo metro di paragone con il quale paragonarsi giorno dopo giorno. Considerando che tra un paio di stagioni appenderà la bici al chiodo, si spera che il suo bagaglio di esperienze non venga accantonato ma sia al messo al servizio della Nazionale per imprimere la svolta decisiva al movimento ciclistico azzurro. Cassani, dato il gravoso compito che è chiamato a svolgere, non deve essere lasciato solo, e per questo non sarebbe una cattiva idea affiancargli alcuni tra i più preparati tecnici di cui possiamo disporre, come Sciandri, tra gli artefici della crescita di Cavendish, oppure Guercilena, affermato direttore sportivo del team Trek. La Federazione Ciclistica Italiana, insieme alla stampa, non dovranno caricare di inutili aspettative il lavoro di Cassani, che potrà portare a buoni risultati solo se sostenuto da tutti gli addetti al lavoro in maniera unanime.

3 Commenti a “Davide Cassani, un ct da sostenere e lasciar lavorare

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