Icardi gol samp

Gentile Redazione,

sono un tifoso interista che ieri ha avuto la sfortuna di guardare la partita che i nerazzurri hanno vinto con la Sampdoria. La sfortuna, appunto: potrebbe sembrare un controsenso, vista la vittoria della mia squadra del cuore per 4-0, vista l’ottima prestazione di diversi giocatori importanti come Icardi, Kovacic, Handanovic e Palacio. Eppure, nonostante tutto questo, sono rimasto disgustato dallo spettacolo che mi si é parato innanzi. Quella che poteva essere una bella partita di calcio, fra un’Inter desiderosa di riscatto dopo le ultime pessime uscite e una Sampdoria che da qualche mese gioca un calcio grintoso e gradevole, si è invece rivelata una morbosa puntata di una qualche soap opera di scarso livello.

Icardi maxi stretta di manoSi comincia dall’atmosfera di Marassi, in cui i tifosi blucerchiati, più che per sostenere i propri beniamini, si sono presentati allo stadio con il preciso intento di dar sfogo alla più sfrenata immaginazione nell’elaborare insulti diretti proprio ad Icardi; il boato dello stadio alla mancata stretta di mano fra l’argentino nerazzurro e Maxi Lopez prima del fischio di inizio ne è una triste prova. Si prosegue con bordate di fischi ogni volta che la palla passa fra i piedi di Maurito. Poi il gol dell’Inter, firmato proprio da lui, il quale invece che gioire per il vantaggio della propria squadra in crisi di risultati da qualche tempo, è tutto teso a provocare e rispondere ai tifosi della squadra avversaria come fossero gli amici più stretti del suo rivale d’amore incontrati casualmente per strada nel momento in cui era a passeggio con la donna contesa. Passa poco tempo, ed ecco Costa, panchinaro della Samp, starnazzare epiteti poco signorili nei confronti della madre di Icardi. E poi il colpo ad effetto, il rigore per i genovesi. Il rigorista ufficiale della Sampdoria ieri sarebbe stato Eder, il quale però lascia l’incombenza al compagno Maxi, così da dargli l’opportunità di vendicarsi nei confronti dell’odiato rivale. Il clima nei secondi precedenti il penalty e la delusione per la mancata segnatura poco hanno a che fare con il calcio: non una tensione e un seguente rammarico dovuti all’opportunità persa dalla propria squadra di pareggiare il risultato, ma il rancore per la mancata nemesi di Lopez nei confronti di Icardi, questo è il sentimento dominante. Si procede con la simulazione di Eder, la conseguente mini rissa, e l’espulsione dell’attaccante doriano, per una reazione esagerata dovuta proprio alla sceneggiatura da romanzo rosa che si è costruita. La partita prosegue così, e al fischio finale tutta l’attenzione dei media non é minimamente attirata da quei novanta minuti di sport che si sono appena conclusi, ma solo dallo stanare i particolari più biechi e gli aspetti più squallidi di questa triste baracconata a tinte amorose.

Nel frattempo, a qualche migliaio di chilometri a Nord, a Liverpool per la precisione, si sviluppava tutt’altro spettacolo: il match che vede coinvolti proprio i Reds nella sfida scudetto contro il Manchester City. La magia di un Anfield con l’adrenalina alle stelle per il magnifico campionato dei suoi eroi, unita alla commozione per il venticinquesimo anniversario della tragedia dell’Hillsborough: l’atmosfera é meravigliosa. In campo scendono due squadre agguerritissime, che si danno battaglia con ardore e lealtà, in un palpitante ping pong di emozioni, 1-0 2-0 2-1 2-2 3-2 Reds, Coutinho! Dio benedica il football, nel nome del calcio, dei suoi figli, e dello spirito british. Nel secondo tempo, nel pieno della rimonta dei Citizens e quindi della tensione, Flanagan da terra sferra un (volontario) calcio in faccia all’avversario Zabaleta. Il terzino argentino, dopo un “vaffa” sacrosanto, si rialza senza fare una piega, e torna in posizione. Subito mi balena in mente la simulazione di Eder, e mi prende il male di vivere.

Coutinho Gerrard gol 3-2Terminate entrambe le partite, non posso che essere disgustato: c’è un Paese, un campionato, in cui ciò che conta del calcio è proprio il calcio, quei novanta minuti in cui ventidue uomini si danno battaglia per vincere, per onorare i propri colori, e in cui ai tifosi null’altro interessa che questo; probabilmente non è per i tanti soldi e i tanti campioni che la Premier è il torneo più bello del mondo, ma proprio per questo spirito primitivo e veramente calcistico che scorre in tutti i suoi capillari. E poi c’è invece il nostro campionato, in cui interessa molto di più quello che accade durante la settimana piuttosto che la domenica al campo, in cui si va allo stadio parlando della “guerra” di tweet fra Icardi e Maxi Lopez invece che di Kovacic titolare o di come peserà l’assenza di Mihajlovic, in cui si è attentissimi ai contorni più squallidi e futili piuttosto che alla sostanza di questo sport. E questo è un problema di tutti, dal tifoso che va allo stadio a quello che la partita la guarda a casa sul divano, fino ai giornalisti dei mass media sempre pronti a dar rilievo alle stupidaggini invece che al calcio vero. Non è la mancanza di soldi o di campioni, ma è questa morbosità per gli aspetti extracalciastici a scapito dello sport in sé che sta uccidendo il nostro campionato. Occorre una netta virata culturale, o altrimenti fra poco le partite invece che allo stadio verranno giocate su un set di Saxa Rubra con la cortese collaborazione di Maria De Filippi nel ruolo di arbitro. E sai che bellezza.

Un affezionato lettore.

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Un altro modo di raccontare lo sport.

8 Commenti a “Da Marassi a Saxa Rubra, passando per Anfield

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